Squid Game come immagine del mondo di oggi

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Squid Game, la nuova serie Netflix, ha raggiunto un successo clamoroso già all’alba della sua uscita.

Banalizzando la trama, parliamo di persone povere, ai confini della società, che prendono parte a giochi orribili, mentre l’elite guarda lo spettacolo per puro intrattenimento.

Eppure, soffermandoci ad una lettura più approfondita, possiamo notare non solo riferimenti quasi danteschi, ma una caricatura, non del tutto esagerata, del mondo di oggi.

Da ieri ad oggi

Il concetto alla base di questa serie ricalca uno scenario già visto secoli prima: ricchi nobili reclutano contadini per prendere parte a giochi mortali per il loro divertimento.

Un concetto visto in molti altri film (Hunger Games, per esempio).

In Squid Game, però, questo concetto è stato trasformato, ha subito un’evoluzione, mischiandosi alla realtà tecnologica moderna, adattandosi alla follia di un’elitè eccentrica ed annoiata. Rendendo, al tempo stesso, gli spettatori della serie parte di quei VIP che si godono lo spettacolo.

Il simbolismo del cerchio e del triangolo

Già dal primo episodio, entriamo in contatto col “gioco del calamaro”: i bambini che giocano a Squid Game devono raggiungere il cerchio superiore per vincere.

Il protagonista, così come gli altri partecipanti al gioco, sono il cerchio sotto al rettangolo: la parte di società povera, indebitata, quasi senza futuro. Il rettangolo è la popolazione. Mentre, salendo, troviamo il triangolo, i nobili che governano le masse. Però, sopra a questi “potenti”, c’è una cerchia ancora più ristretta che tira i fili di tutto e tutti: l’elitè. Rappresentata dal cerchio superiore.

Questi ultimi, verranno poi mostrati nella serie col volto coperto da maschere animalesche, a simboleggiare il dualismo uomo-bestia. Cosa cercano nello Squid Game? Ciò che le bestie cercano nelle prede: sangue e lussuria.

Sopravvivenza a costo della vita

Fin dove è disposto a spingersi l’essere umano quando versa in condizioni disperate? Cosa si è disposti a diventare in nome della sopravvivenza? 

I giochi si svolgono su un’isola remota. I giocatori, narcotizzati, denudati e spogliati di ogni bene, vengono deumanizzati, ridotti quasi a mere pedine. Non sappiamo neanche tutti i loro nomi: vengono semplicemente numerati e costantemente tenuti d’occhio.

Prima di ogni partita, i giocatori vengono condotti attraverso un labirinto di scale ispirato ai dipinti di M.C Escher. Provocando disorientamento, quasi confusione nelle loro menti.

Il gioco viene rivelato in loco, per cui solo gli individui capaci di elaborare la strategia migliore riescono a sopravvivere. Una specie di teoria darwiniana moderna, distopica.

Anche i lavoratori che fanno rispettare le regole sono strettamente monitorati, da lavoratori col rango più altro.

Anche se ad un certo punto della serie, i giocatori finiscono per votare per fermare il gioco e tutti tornano a casa. Tuttavia, quasi tutti si rendono conto di avere molti problemi che possono essere risolti solo con i soldi. E l’elité, avendo tenuto traccia di ognuno di loro, li reintroduce al gioco. Una beffa, una libertà apparente. Il sistema è truccato, corrotto, e la democrazia è solo un’illusione della massa.

Tanto vale, quindi, rischiare ogni cosa per una cifra indecente. Ogni vittima viene “misurata in denaro” e va ad incrementare il montepremi finale. Non c’è pietà tra i giocatori, non c’è più umanità. Omicidio, tradimento, inganno diventano i mezzi più semplici per garantirsi la sopravvivenza e il passaggio al gioco successivo. 

La legge del contrappasso

Un occhio attento, avrà notato una legge del contrappasso dantesca che, come un cerchio che si chiude, regola le cause delle morti di alcuni giocatori.

Sang-woo si toglie la vita alla fine dei giochi e aveva intenzione di farlo prima di essere riportato in gara nel secondo episodio. 

Jang Deok-su è morto dopo essere caduto nel gioco dal Glass Bridge, ed è così che è fuggito da coloro che lo inseguivano.

A Sae-byeok hanno tagliato la gola nel gioco finale, ed è così che ha minacciato il suo truffatore nel mondo esterno. E Ali muore perché Sang-woo gli ruba le biglie, proprio come Ali ha rubato i soldi del suo capo.

Squid Game e la nostra società

Una società in cui prevale la disparità di reddito, con una disoccupazione giovanile alta ed un’altrettanto alta pressione familiare e sociale: raggiungere il più grande successo possibile nel minor tempo possibile. I valori morali che ci rendevano umani, sono messi in secondo piano, in nome del dio Denaro.

Il tutto, sotto gli occhi di quei pochi che hanno potere e ricchezza in abbondanza, che vivono una vita monotona dovuta proprio al loro status sociale. I giocatori, le persone, per loro, sono come cavalli su cui scommettere.

La pandemia ha reso queste discrepanze ancora più evidenti.

Temi che troviamo in questa serie, portati allo stremo ed ai limiti della realtà.

“Volevo scrivere una storia che fosse un’allegoria o una favola sulla moderna società capitalista, qualcosa che descrivesse una competizione estrema, un po’ come la competizione estrema della vita. Ma volevo che utilizzasse il tipo di personaggi che abbiamo tutti incontrato nella vita reale”, ha spiegato Hwang Dong-Hyuk, sceneggiatore e regista della serie.

E, visto l’enorme successo che sta avendo, possiamo dire che c’è riuscito.

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene abbia studiato contabilità, sono Dog Sitter qualificata ed iscritta all'albo FISC (Federazione Italiana Sport Cinofili) e scrivo libri. Scrivo nella sezione di filosofia ed atttualità per Sistema Critico da anni. Amante degli animali e della buona musica. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su una piccola pagina Instagram.

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