Mala Università: quanto è corrotto il mondo accademico?

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Quanto è corrotto il mondo accademico? Quanto incidono sulla società, accademica ma non solo, i meccanismi contorti e omertosi che da un numero indefinito di anni distruggono il significato del termine “Università”?

Queste sono solo le prime delle tante domande affrontate nel libro “Mala Università“, pubblicato lo scorso settembre dall’editore Chiarelettere. Giambattista Scirè, l’autore, decide di scrivere questo libro raccontando innanzitutto la sua storia. È lui in primis, infatti, ad essere stato “espulso” dal sistema universitario.

Storie di Mala Università

Ma cosa vuol dire, nel concreto, che l’università italiana è corrotta? Generalmente che il potere è distribuito tra pochi, pochissimi: i cosiddetti baroni, che si riservano il diritto di decidere chi può entrare a far parte del mondo accademico di un determinato ateneo. Non su una base meritocratica si intende, ma prediligendo coloro che hanno “servito” fedelmente nel corso degli anni, oppure, spesso e volentieri, il sangue del loro sangue. Figli, fratelli, cugini e chi più ne ha più ne metta. In poche parole si sta parlando di concorsi truccati e nepotismo. Due ingredienti che permettono ai baroni di istituire bandi di concorso fittizi, definiti “sartoriali”, con una commissione scelta ad hoc, che già sa chi dovrà ottenere il caro vecchio posto fisso.

Gli eterni secondi

La storia dell’autore fa appunto da capofila ad una lunga lista di casi. Scirè è laureato in Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. Nel 2011 decide di iscriversi ad un bando di concorso per un incarico da ricercatore in Storia contemporanea, emanato dall’Università di Catania. Il concorso si svolge apparentemente senza intoppi. Se nonché la vincitrice risulta essere palesemente non idonea rispetto a tutti gli altri partecipanti alla selezione finale, compreso Scirè. È l’unica infatti ad avere una laurea in architettura e un master in Pianificazione Urbanistica territoriale, per dirne una, contro le decisamente più indicate lauree e dottorati in Storia degli altri candidati.

La beffa è piuttosto palese e così Scirè decide di fare ricorso, nonostante i numerosi inviti a lasciare perdere e ad evitare “guai”. Inizia così un percorso lungo e tortuoso, per arrivare nel 2014 alla sentenza del Tar Sicilia che riconosce Scirè come legittimo vincitore del concorso. Invita inoltre l’Università di Catania a risarcire il danno patrimoniale e a regolarizzare l’incarico attraverso un contratto di lavoro. Contratto che dura però solo 4 mesi, ai termini del quale l’autore viene gentilmente indirizzato verso l’uscita. Dovranno passare altri 6 anni prima che i commissari del concorso vengano condannati per abuso di ufficio di concorso e a risarcire l’università con un compenso irrisorio rispetto al danno effettivo.

Ordinaria amministrazione

Tutto ciò è importante, a prescindere dalla storia in sé, anche per comprendere che questo è il modus operandi, non l’eccezione. Il libro “Mala Università” è la raccolta di questi episodi, uno più inverosimile dell’altro, eppure estremamente reali, i cui protagonisti arrancano ancora oggi per ottenere una piccola fetta di giustizia.

Ne è un esempio, positivo per fortuna, l’inchiesta di Repubblica che è tornata in auge nell’ultima settimana: “Agnese nel paese dei baroni“. Al centro della vicenda c’è Agnese Rapposelli. Laureata in Statistica Economica, dopo 12 anni e 9 ricorsi ottiene finalmente un posto da ricercatrice, su base triennale, presso l’Università di Pescara per meritocrazia e non attraverso una raccomandazione, seppur gli sia stato proposto di passare per vie ufficiose proprio da un professore dell’università di Chieti-Pescara, tale Roberto Benedetti.

Università bandita

Università bandita è il nome dell’inchiesta della Digos che riguarda la corruzione all’interno del mondo universitario italiano. In particolare, presso l’Università di Catania (Unict), ma in realtà rappresenta un pretesto per fare luce e chiarezza sulle questioni interne di numerosi altri atenei. L’indagine parte a seguito di alcune denunce fatte da Lucio Maggio, ricercatore di Diritto romano. Esse sfociano in breve in qualcosa di più grande: lo scoperchiamento di centinaia di casi sospetti e mai veramente risolti, come quello di Scirè.

Tutto comincia a ricostruirsi attraverso registrazioni telefoniche e ambientali. Appare subito chiaro come ogni tassello sia perfettamente incastrato affinché l’ateneo di Catania sia gestito da un gruppo ristretto di persone, che decide di volta in volta chi fare accedere alla tanto agognata cattedra. Nello specifico esistono meccanismi come quello, per esempio, citato da Scirè, “Il famoso libro dei sogni”. Si tratta di un documento in cui “vanno annotate tutte le singole chiamate dei posti da assegnare a ogni singolo dipartimento”.

“Hai fatto il professore per troppo tempo per non sapere che quando c’è un bando c’è un candidato… un vincitore in pectore… se no non si bandisce il posto”

conversazione intercettata utilizzata nell’inchiesta “Università bandita”

Ma questa è solo la punta dell’iceberg del nepotismo. Parliamo infatti di intere famiglie (di sangue) che costituiscono una maggioranza numerica all’interno del corpo docente. Come quella citata dal libro, i Magnano San Lio, di cui fa parte l’ex prorettore di Unict, Giancarlo Magnano San Lio, condannato per ora a un anno e due mesi con pena sospesa.

Università bandita, ribattezzata “Concorsopoli”, parte nel 2019 e di strada da fare ne ha ancora tanta. Ad oggi ci sono 45 imputati rinviati a giudizio che dovranno presentarsi presso il Tribunale di Catania nel giugno del prossimo anno.

I danni della Mala Università

In tutto questo marcio che emerge da un’istituzione fondamentale come l’Università, viene da chiedersi quali siano effettivamente i danni causati, diretti o indiretti che siano.

Si pensi per esempio al danno subito dall’educazione superiore degli studenti. Spesso si ritrovano davanti ad un personale non abbastanza qualificato, o perlomeno non meritevole del posto che ricopre. Educazione che si ripropone poi sull’intera società. Si rischia infatti di avere a che fare con medici poco preparati o avvocati mediocri, giusto per citare le professioni preferite dagli italiani.

Un danno più diretto è invece quello subito dagli accademici che decidono di parlare, di fare ricorso, di diventare whistleblowers, termine anglofono non a caso poco conosciuto in Italia. Esso indica appunto il soggetto aziendale che denuncia un illecito alle autorità e che, utopisticamente parlando, dovrebbe essere tutelato da qualsiasi tipo di ritorsione. Peccato però che questi ultimi vengano costretti a passare attraverso episodi di mobbing, una burocrazia lenta, disorganizzata, un precariato infinito e spesso al trattamento del silenzio.

Le conseguenze? Cervelli in fuga, perdita di credibilità all’estero, una perdita disastrosa di capitale umano e via dicendo.

La Mala Università esiste, ma esiste anche chi si impegna per combatterla, chi decide di fare ricorso nonostante sia ben consapevole delle conseguenze disastrose per le proprie carriere. È da questa determinazione che è nata “Trasparenza e Merito“, l’associazione fondata dall’autore, Giambattista Scirè, che ha l’obbiettivo di unire le forze di accademici “rifiutati” al fine di contrastare un sistema, per l’appunto, poco trasparente.

È evidente come il sistema universitario italiano necessiti di una riforma consistente. Un processo che parta dalla rieducazione dei suoi membri. Tutto ciò in nome della giustizia, della res publica italiana, che altro non è se non l’applicazione consapevole delle leggi.

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About Author

Alessandra Sabbatini

Classe 1999. Bolognese di nascita ma cresciuta in un paesino della Bella Romagna. Frequento il terzo anno della facoltà di lingue aziendali a Urbino. Erasmus a Würzburg, Germania. Amo tutto quello che mi permette di andare lontano con la mente: cinema, letteratura e soprattutto musica. Mi piacciono le gite fuori porta e i viaggi verso luoghi che lasciano a bocca aperta. L'Irlanda è il mio paese del cuore (però sono di parte, ho i capelli rossi)

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