16 Novembre: non possiamo ancora festeggiare

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Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Art.1 della Dichiarazione Universale dei diritti umani

Siamo nel 1948, l’Europa e il mondo stanno uscendo da un conflitto che ha devastato interi popoli considerati “diversi” e quindi nemici. Un “loro” diametralmente opposto al “noi”.

Una neonata Organizzazione delle Nazioni Unite decide di approvare la Dichiarazione universale dei diritti umani. Come? Riprendendo alcuni dei principi fondamentali del Bill of Rights, della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Il frutto della consapevolezza che la Dichiarazione, nel tempo, ha generato nei popoli di tutto il mondo ha successivamente portato ad istituire nel 1995 la Giornata Mondiale della Tolleranza.

Cos’è la tolleranza?

Il termine tolleranza deriva dal latino tolerantia che, a sua volta, prende origine dal verbo tolerare. Il significato del verbo è interessante dal momento che significa tollerare, sopportare.

Tollerare vuol dire mettersi in quella condizione mentale ed emotiva tale da accettare e rispettare le idee e gli atteggiamenti altrui.

Diversi filosofi si sono occupati della tolleranza e di ciò che essa comporta, da Spinoza a Locke, passando per l’Illuminismo di Voltaire fino ad arrivare ad Hannah Arendt. Quest’ultima ha connotato la tolleranza, forse nel senso più politico, come la capacità di pensare, anche per un attimo, che l’interlocutore possa aver ragione.

Tollerare significa venire incontro a ciò che riteniamo diverso, senza però usare violenza.

Perché la tolleranza si lega indissolubilmente ai diritti umani?

Rispetto, dialogo, cooperazione sono un trinomio che ben si associa a questo termine.

Pilastro dei Diritti Universali, la tolleranza non è solo un principio etico e morale, ma diventa un vero e proprio dovere politico e legale, affinché siano rispettati i diritti di tutti. È necessario, quindi, garantire e creare una matura consapevolezza sul tema e tutelando la libertà di informazione ed il pluralismo.

Finché non guarderemo con curiosità al prossimo e ci apriremo al mondo, la pace non si raggiungerà. E senza pace non può esistere futuro per nessuno di noi.

Quali strumenti mettere in campo?

Siamo testimoni di intolleranze quotidiane, non appena mettiamo piede sulla strada, nei bus, nei metrò, al lavoro, al parco. L’intolleranza, figlia dell’ignoranza e della paura del diverso, vive ormai tra noi, e purtroppo, spesso, ha il passo più veloce anche della scuola, dell’arte e della cultura, le quali lottano con coraggio affinché trionfi la libertà. Perché, appunto, laddove prolifera l’erba gramigna, non esiste libertà.

Come fare, allora, per contrastare questa piaga quotidiana? Attraverso semplici passi ed usando strumenti intrinsechi alla nostra natura:

  • la legge: per riconoscere e difendere i diritti umani di tutti e condannare i crimini dell’odio razziale e della discriminazione;
  • l’educazione: la base di ogni aspetto umano e morale;
  • l’accesso all’informazione: è essenziale per promuovere la libertà di stampa e di pensiero, permettendo a tutti di distinguere tra fatti e mere opinioni, e contrastare così il diffondersi di sentimenti di odio razziale;
  • la consapevolezza individuale: l’intolleranza porta con sé solo altra intolleranza. Occorre trasmettere la consapevolezza che la violenza crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire; 
  • scelte a livello locale: quando viviamo una situazione in cui i sentimenti di intolleranza crescono senza controllo, non possiamo aspettare che la soluzione arrivi dai Governi ma occorre agire immediatamente. Siamo tutti parte della soluzione;
  • il dialogo: dialogare e confrontarsi, senza sovrastare l’opinione altrui;
  • riconoscimento: la curiosità verso un altro individuo raggiungendo una coesistenza di opinioni, atteggiamenti, idee, stili di vita diversi dai propri e accettazione della propria e altrui unicità;
  • incontro: l’ascolto attivo porta alla consapevolezza che i propri e altrui modi di vivere la vita hanno la stessa importanza, raggiungendo rispetto e sintonizzazione empatica nei confronti del diverso da sé;
  • scambio: si arriva quindi alla condivisione dei pensieri, emozioni e atteggiamenti, stimolando il proprio percorso di crescita personale. 

Promuovere la tolleranza, ora più che mai

Il recente affossamento del DDL Zan, mirato a diffondere una cultura della tolleranza, è la dimostrazione d’eccellenza di come diventa quanto mai importante promuovere la tolleranza.

Basta scorrere la cronaca di questi giorni per mettere in fila una serie di episodi di discriminazione. Ci troviamo spesso di fronte a situazioni estreme anche durante lo sport, un’attività che dovrebbe incentivare la coesione e portare con sé sani principi ma che, sovente, è luogo di stereotipi o episodi di bullismo, addirittura da parte dei genitori.

E ancora, persone che si son viste rifiutare un appartamento perché con un colore della pelle differente. Ragazzi autistici cacciati da un autogrill perché sgraditi. Una famiglia messa alla porta da un affittacamere perché aveva “mentito” dicendo di essere di Napoli e non del Marocco.

Non abbiamo quasi più modelli tolleranti a cui ispirarci, manca una sana educazione al diverso ed al rispetto del prossimo.
La storia della tolleranza è ancora da scrivere. Quando lo sarà, allora potremo celebrare questo concetto con più serenità, come avviene per tutte le cose che si celebrano.

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene abbia studiato contabilità, sono Dog Sitter qualificata ed iscritta all'albo FISC (Federazione Italiana Sport Cinofili) e scrivo libri. Scrivo nella sezione di filosofia ed atttualità per Sistema Critico da anni. Amante degli animali e della buona musica. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su una piccola pagina Instagram.

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