Patroclo e Circe di Miller

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La “canzone di Achille” è il primo romanzo di Madaline Miller: riscontrante un grande successo, è premiato tramite l’Orange Prize nel 2012. Nel libro si delinea la storia di Patroclo e Achille, ripercorrendo la guerra di Troia e le loro vicissitudini. “Circe”, il secondo libro dell’autrice, è pubblicato nel 2018 ed è altrettanto apprezzato dalla critica. In “Circe” ci sono richiami all’Odissea e la trama consiste nella vita della maga, soggetta a ingiustizie e peripezie.

Patroclo e Circe: ultimi e diversi

Patroclo, la costola di Achille, il “gentile”, amante del semidio inarrestabile e affamato di gloria.

Circe, la terribile dell’isola di Eea, la maga che trasforma gli uomini di Odisseo in “porci”.

I due personaggi sono nascosti dalla nebbia, secondari ad altri, comuni nel loro essere ultimi e diversi. Prendono e rivendicano spazio, in un mondo che a loro sottrae la vita con violenza. E mentre diventano il sé calpestato, connaturano una loro forza e resistenza: sono ginestre leopardiane. Patroclo vive attraverso Achille la guerra di Troia, secondario al suo innamorato. Circe è una dea minore che vive sé stessa attraverso l’esilio, sottomessa ad una gerarchia di potere, sublimata al suo essere diversa e bramante di una fine mortale. Patroclo e Circe sono tramiti, con Madaline Miller, di un’antichità che pare contemporanea.

Se Patroclo ascolta Achille da una prospettiva umana, Circe ascolta gli umani con il rammarico divino.

Se Circe desidera la morte per essere viva, Patroclo la teme per la fine predestinata di Achille.

Se Patroclo non vede arrivare la morte, Circe la desidera in un’eterna consapevolezza.

Achille e Patroclo

“La voce di Orfeo faceva piangere gli alberi, Eracle era in grado di uccidere un uomo battendogli una mano sulla schiena. Il prodigio Achille era la sua velocità.”

“La canzone di Achille”, Madaline Miller

“La canzone di Achille” è la storia dell’eroe narrata dall’umano: Patroclo. Da lui s’intaglia la figura di Achille, il prescelto che percorre la gloria prescritta per la guerra. Nel suo amore Patroclo sente Achille in una prospettiva personale e l’immagine irraggiungibile del combattente è quasi tangibile. Non appartiene più soltanto a me, si dice Patroclo, quando contempla Achille come comandante. Così Patroclo studia, sostiene e rimprovera il pie veloce.

“I piedi di Achille colpivano il terreno come quelli di un danzatore, mai fermi. Mentre lo osservavo, non riuscivo a muovermi.”

“La canzone di Achille”, Madaline Miller

E Patroclo ruba l’identità di Achille, indossandone l’armatura in battaglia. In una fine già conosciuta, Miller trasporta la storia d’amore, lasciando che sia Patroclo, il secondario, a dare voce ad Achille.

La fama di fama, hubris estemporanea

Patroclo era la parte migliore di Achille, dice Odisseo a Circe. Achille che si logora ai fini di una fama da cui è inseguito e insegue: la realizzazione del sé metamorfa nell’obiettivo. Achille sceglie la sorte a cui è destinato e si destina. In un progressivo mutamento, l’eroe è la sua reputazione.

«Hai scelto lei invece che me.»
«Invece del tuo orgoglio.» La parola che uso è hubris. La nostra parola che indica l’arroganza che si innalza fino alle stelle, una violenza e una furia terribili come quelle degli dei.

“La canzone di Achille”, Madaline Miller

Odisseo, quando biasima con Circe il soldato che ha perso l’amante per la gloria, è incapace di vedersi: è intorpidito da Atena, la dea protettrice.

«Ogni volta che lui si tranquillizzava lei ritornava. Sussurrandogli nell’orecchio, sfrecciando giù dalle nuvole per riempirgli la testa su sogni e avventure che si stava perdendo.»

“Circe”, Madaline Miller

Odisseo, con Circe, pare provare nostalgia per la moglie e il figlio, ma quando li ha nuovamente, guarda l’orizzonte. E il figlio, Telemaco, non ha mai conosciuto il padre dei rapsodi: quando Odisseo ritorna a Itaca è l’ombra di ciò che è stato. L’uomo è angustiato da vanterie e corroso da idee che non può ottenere. Achille e Odisseo, il veloce e l’astuto, il semidìo e l’uomo: vogliosi della fama di fama. In una gloria ricercata, l’individualismo di Achille e Odisseo è trasversale nel tempo.

Patroclo e Circe: uno sguardo moderno

Lo stile della Miller è scorrevole e culla il lettore, che s’immerge in un mondo distante e vicino, incomprensibile e umano. In uno sguardo moderno delle storie passate, il lettore percepisce il personaggio come suo. Ed ecco che Prometeo, Dedalo, Icaro, Odisseo, Medea, Agamennone sono finestre di un mondo che conserva e cambia sé stesso nelle mani dell’io contemporaneo. Icaro che cade, volando troppo in alto e Dedalo che si dispera agitandosi ancora per un poco nel cielo, prima di precipitare lui stesso. Prometeo che sceglie di sfidare Zeus, conscio della sua futura condanna. Odisseo che trama e tesse e cuce il profilo altrui, inconsapevole della sua ragnatela. Medea che non ascolta Circe, come Agamennone che non ascolta Achille. Figure estranee e presenti, estemporanee e non, vittime e artefici della metamorfosi di prospettiva.

La contemporaneità del mito

Patroclo e Circe raccontano e si raccontano: il lettore è loro e non è loro, ascolta e s’immedesima in figure antiche. E le figure mitologiche, che da sempre hanno affascinato e affascinano, sono il contesto di due narrazioni personali e travagliate. In una morale che promuove l’empatia di Patroclo e la mortalità voluta da Circe, si staglia la contemporaneità del mito. Mentre Freud vede nel mito il prodotto di un determinato meccanismo mentale, Yung ne vede lo strumento per spiegare la psiche umana. Sono i miti ad avere l’uomo, in un destino che per Cesare Pavese è l’io destinato a destinarsi.

E mentre Odisseo, Ulisse, è in un continuum dall’antichità, a Dante, a Saba e ai giorni odierni, con Miller parla a Circe. E Circe, come Patroclo, è l’occhio del lettore.

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About Author

Francesca Garavalli

Iscritta al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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