Il Disumano nella politica: Fedez, Sgarbi e altri fallimenti

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La trollata dell’anno alla politica italiana del signor Federico Lucia, in occasione del lancio del disco “Disumano”, è solo l’ultima figuraccia dell’inesperta classe dirigente del Belpaese. Ma perchè i nostri politici vanno nel caos se un rapper annuncia di volersi candidare alle elezioni?

Zero fact-checking sul fronte occidentale

L’Italia è il paese che amo“. Con queste parole, che dal 1994 risuonano nella testa di chi abbia un minimo di memoria politica, il rapper milanese Fedez annuncia l’uscita del suo nuovo disco. “Disumano” è il titolo della raccolta che uscirà a giorni, precisamente il 26 novembre, nei negozi e su tutte le piattaforme musicali. Fino a qui tutto normale: i video promozionali, per quanto bizzarri possano essere, non sono certamente una novità nel nostro secolo. Tra i vari social, YouTube e intermezzi televisivi la campagna pubblicitaria che precede il lancio di un disco è quantomeno essenziale. E figuriamoci se la coppia dei Ferragnez non conosce questo concetto alla perfezione.

Il problema sta a monte e a valle di questa assurda trovata pubblicitaria. Pochi giorni prima, infatti, l’artista registra online il dominio fedezelezioni2023.it e, cosa incredibile a dirsi, lo fa senza grandi proclami. Apriti cielo: la più incredibile fantapolitica si scatena con dichiarazioni bipartisan che ipotizzano la possibile creazione di un nuovo partito in vista delle elezioni politiche del 2023. Ed è incredibile notare come ben poche testate abbiano correlato questa mossa del rapper con il lancio di “Disumano“.

La copertina del nuovo disco di Fedez

Sgarbeide

Primo tra tutti il noto critico d’arte e deputato della Repubblica, Vittorio Sgarbi. Nemico giurato dell’artista milanese ormai da tempo immemore, egli non perde tempo e con una fulminea dichiarazione afferma: “Fedez pronto a fondare il PSI, Partito Str….te Italiane“. Con la solita delicatezza che da sempre lo contraddistingue, Sgarbi inaugura una serie di articoli sulle principali testate giornalistiche. Da “Il Giorno” al “Corriere della Sera“, passando per SkyTg24, si scatenano le più disparate ipotesi sulla candidatura del rapper, fomentate dalla dichiarazione della società Zdf, che lo segue da sempre e che conferma di aver registrato questo dominio.

Del resto, Fedez non sarebbe neanche totalmente estraneo ai temi caldi della politica. Basti ricordare le sue staffilate al concertone del primo maggio o le polemiche scatenate sulla discriminazione di genere, alle quali sono seguiti molti incoraggiamenti, ironici e non, a scendere in campo con una propria lista. Non si dimentichi poi che secondo Agcom ben il 27% dei millennials sarebbe pronto a dare il proprio sostegno ad una “lista Fedez”.

Dalla Repubblica delle banane alla Repubblica dei troll

Passano alcune settimane e il 15 novembre il mistero è finalmente svelato: con un video dal sapore tipicamente berlusconiano il rapper svela il suo inganno. Non esiste alcuna candidatura, è stato tutto un espediente pubblicitario per promuovere l’uscita del disco “Disumano“. “Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti”. Con queste parole viene poi annunciata la nascita di un partito che abbia come fine quello di “frodare la cosa pubblica, perché non voglio vivere in un paese civile, governato da forze mature e da uomini legati a doppio filo a un passato di conquiste sindacali e di diritti per tutti“. Una vera bomba a mano sganciata sulla classe dirigente italiana. A questo video segue una vera e propria “campagna elettorale pubblicitaria”. Con tanto di gazebo in centro a Milano e manifesti elettorali appesi per le vie delle principali città italiane.

Un frame del video promozionale di “Disumano”

Una sana vena di satira politica sulle leggerezze dei nostri governanti verso alcuni temi, come l’aborto e l’identità di genere. In tutto questo rimane la domanda: come ha fatto la politica a farsi prendere in giro su una cosa così seria? Alcuni esperti affermano che, in una situazione così frammentata a livello di percentuali elettorali, la notizia della candidatura di un signore che insieme a sua moglie vanta una percentuale di followers pari al 40% della popolazione italiana, vera o falsa che sia, è sufficiente ad impensierire il tessuto politico nazionale.

Il nano e la donna cannone

La verità probabilmente ha molte sfaccettature in questo caso, ma un dato inoppugnabile resta. L’inadeguatezza della classe politica italiana fa ed ha fatto la sua parte. Dopo aver accolto all’interno delle nostre istituzioni urlatori, comici, personaggi dalla dubbia esperienza politica (per non parlare di quelli dalla dubbia moralità) il circo è completo. E in questa situazione nessuno potrebbe ormai stupirsi se un’altra persona che fa un mestiere totalmente diverso da quello del politico di candidasse per un ruolo di prestigio nella legislatura che avrà inizio tra pochi mesi.

A conti fatti quella di Fedez è stata un’idea acuta, che mette in luce le problematiche e le contraddizioni dei nostri politici. Oltre alla loro ormai palese oscillazione elettorale, basti vedere quanto accaduto in merito al disegno di legge sull’omotransfobia del parlamentare Alessandro Zan. Il vuoto di rappresentanza che da decenni ormai caratterizza le nostre istituzioni, infatti, non può che essere colmato da qualcosa di molto poco rappresentativo. Che poi il signor Federico Lucia ci stia guadagnando sopra parecchi quattrini è fuori di dubbio ma, onestamente, chi potrebbe biasimarlo? Chi di voi (politici) è senza peccato scagli la prima pietra.

Un manifesto elettorale della campagna per “Disumano”

Il “Disumano” della politica

Non c’è dubbio infatti che dopo questa vicenda il disco “Disumano” si candidi ad essere uno dei successi discografici maggiori di questo tormentato anno 2021. E le ragioni, oltre alla campagna promozionale astuta e mirata, risiedono anche nella reazione della politica. Una politica che del disumano ha ormai da anni molte peculiarità. La politica della rete, ormai dominante, presta facilmente il fianco al travisamento e all’equivoco più becero.

Tanto che il Fedez for president rischia di diventare nei prossimi anni una realtà non più promozionale ma fattuale. Un grande incubo: quello di un’Italia sempre più ingiusta, menefreghista verso chi ha bisogno e che nelle recite di fine anno della comunità europea ha il ruolo del cespuglio“. Un incubo che ha del disumano e non più solo una sfumatura di marketing. Con buona pace di Sgarbi e degli altri rappresentanti della politica italiana.

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About Author

Matteo Moglia

Di marca bellunese dal 1994, laureato in Lettere Classiche e Storia Antica all'Università degli studi di Padova, città che è il mio punto fisso. Plasmato della storia e della scrittura, oscillo tra il mio carattere perfezionista ed il mio pensiero relativista (non a caso sono un grande fan del maestro Battiato). Professore a tempo perso, parlatemi pure di politica, ma siate pronti a combattere.

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