The Social Dilemma: chi possiede le nostre identità digitali?

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Nel mondo dei social, e in particolare all’interno di Instagram e Tik Tok, è arrivata una moda a dir poco preoccupante: il plagio di video; un fenomeno che in una certa misura ha sostituito la creatività e che assicura una maggiore risonanza mediatica. Ma questa sicurezza è dovuta alle aziende proprietarie dei social, che raccolgono miliardi di dati per capire che cosa può interessare a ogni utente. 

Vantaggi immediati

Follower, influencer e aziende sono i tre grandi protagonisti della macchina dei social. E a tutti e tre questa moda piace molto.

Andiamo con ordine: i follower rappresentano la massa – il popolo di internet e dei social – che viene prima analizzata e studiata, e poi schematizzata all’interno della loro identità virtuale. Tutto ciò può essere riassunto nel concetto di psicometria, una branca della psicologia che ha avuto una grande crescita nel decennio dei social. 

L’insieme dei metodi d’indagine psicologica che tendono al raggiungimento di valutazioni quantitative del comportamento umano o animale.

Enciclopedia Treccani, alla voce “psicometria“.

Subito dopo entrano in gioco gli influencer, distinguibili in due categorie: creator e “copiator”. I primi ormai sono una specie in via d’estinzione, mentre i secondi si moltiplicano sempre di più.

Il creator è lento, non gli è mai semplice ideare nuovi format nell’oceano di social ormai saturi di contenuti, e non sempre riesce a pubblicare al ritmo che il follower medio gradisce, anche solo per non finire nel dimenticatoio o ricevere la “damnatio memoriae” dell’Algoritmo. Il “copiator”, invece, ha un lavoro spesso anche troppo facile: gli basterà capire qual è il trend della settimana e sfruttarlo all’istante.

Quindi, per i grandi influencer sarà sempre facile rimanere sulla cresta dell’onda, ma questo sistema permette anche ai comuni follower di avere ogni tanto i loro 15 minuti di celebrità. E una società come quella dei social rende tutti felici: i follower hanno quello che desiderano e gli influencer ottengono visibilità con facilità. Inutile dire che tutto questo piace moltissimo anche ai piani alti, perché la grande massa di follower non avrà mai la sensazione di essere a corto di ciò che le serve, rimanendo quindi sui social senza mai stancarsi.

Svantaggi, “The Social Dilemma

Non sappiamo che cosa genererà questo ecosistema ormai affermato. Sicuramente tutto ciò è eticamente sbagliato, e già le grandi aziende lo stanno capendo. Infatti, alcuni tra i dirigenti di questi social si stanno licenziando, dopo che sono venuti a sapere la quantità di dati che vengono conservati.

Tutto ciò è stato messo nero su bianco nel documentario The Social Dilemma, a marchio Netflix, dove parlano degli esperti in materia, ex dipendenti dei social più importanti. L’umanità ha già avuto prova del potere illimitato che possono avere i proprietari di questi dati, come nel caso dello scandalo Cambridge Analytica.

Questo cambierà mai? Probabilmente no. Non bisogna però accusare influencer e follower, ormai succubi del sistema, ma le società che li circondano. Infatti, non sarà mai possibile convincere milioni di influencer a smettere di fare quello che fanno o miliardi di follower a disinstallare i social, in modo da boicottare le aziende.

L’unico modo è iniziare ad agire nei piani alti, emanando leggi che impediscano il mantenimento di dati personali e ispezionando senza preavviso  i server di queste aziende, anche a costo di generare disagi.

E nel caso in cui si scoprisse che le leggi non vengono rispettate? Si dovranno convocare i dirigenti di questi social, come Mark Zuckerberg, all’Aia. Potrebbe sembrare esagerato, ma queste persone possono modificare elezioni, far scoppiare casi internazionali e, nei casi peggiori, anche guerre tra nazioni.

Corriamo al riparo, o ci ritroveremo in un universo distopico dove la realtà viene decisa dai proprietari della nostra identità digitale, e non da noi. Vi ricorda qualcosa?

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Gabriele Cavalleri

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