Kazakistan, venire a patti con un gennaio sanguinolento

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Kazakistan, un Paese tra povertà e violenze

Quello che è successo la scorsa settimana in Kazakistan non è una situazione tipica per la Repubblica dell’Asia centrale. Il Paese ha, infatti, mantenuto la stabilità politica durante i suoi trent’anni di indipendenza. Nonostante produca gran parte del petrolio e del gas mondiale, il Kazakistan non è famoso al di fuori della sua regione. Confina sia con la Cina che con la Russia, e ricopre più chilometri quadrati dell’intera Europa occidentale.

Nonostante la sua posizione strategica e l’abbondanza di risorse naturali, gran parte della popolazione soffre gli effetti della disuguaglianza economica. Lo stipendio medio mensile è di poco superiore ai 500 euro, una cifra insufficiente per far fronte all’impennata dei costi immobiliari.

La crescita del Paese è stagnante e la causa è in gran parte da ricercare in una forte corruzione politica. Non per niente, l’ex-Presidente Nursultan Nazarbayev ha regnato incontrastato durante il crollo dell’Unione Sovietica e nei primi decenni di indipendenza. La capitale prende il nome di Nur-Sultan in onore del suo ritiro. L’attuale Presidente, Kassym-Jomart Tokayev è entrato in carica nel 2019 grazie ad un trasferimento di potere orchestrato dal suo predecessore.

I cittadini, in cerca di un cambiamento, hanno sfruttato questa finta transazione politica per manifestare apertamente il loro malcontento. Le proteste hanno subito una forte repressione da parte delle forze pubbliche, che sono ricorse alla violenza per arrestare i dissidenti ed interrompere incontri illeciti.

A sinistra, l’ex-Presidente Nursultan Nazarbayev. A destra, l’attuale Presidente Kassym-Jomart Tokayev.

Il conflitto si accende

La situazione è peggiorata pochi giorni dopo l’inizio del 2022. Inizialmente sembrava che le manifestazioni nella città petrolifera di Zhanaozen avrebbero seguito la tendenza del 2019. Tuttavia, l’aumento inaspettato dei prezzi del gas ha trasformato delle semplici proteste in atti di violenza mai sperimentati all’interno del Paese.

L’epicentro delle rivolte si è rapidamente stabilito ad Almaty, il cuore commerciale del Kazakistan. Sono emerse immagini di scontri armati tra i rivoltosi e le forze dell’ordine, raffiguranti perfino un aeroporto saccheggiato ed edifici governativi in fiamme. Al fine di placare i manifestanti, il Presidente Tokayev ha fatto cadere il governo, mantenendo tuttavia la propria posizione. Inoltre, ha rimosso l’ex-presidente Nazarbayev dalla sua carica di capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

I cittadini hanno interpretato queste azioni come un rimescolamento di potere e la crisi si è intensificata. Impazientito, Tokayev ha autorizzato le forze di sicurezza a uccidere “terroristi” senza alcun preavviso. La Russia ed altri alleati hanno inviato le proprie truppe a supporto del Presidente kazako.

Raffigurazione di una delle prima manifestazioni in Kazakistan.

Kazakistan senza internet, Duman e Marisha raccontano

La situazione in Kazakistan è incerta, dato che il governo lo scorso 5 gennaio ha disabilitato internet in tutto il Paese, come risposta alle proteste. Il blocco ha avuto origine ad Almaty. In un attimo, cittadini come Duman si sono ritrovati nell’epicentro del conflitto senza alcuna informazione affidabile sullo svolgersi complessivo della crisi:

Il primo giorno senza internet è sembrato come un un enorme ritorno all’inizio degli anni 2000, quando tutti usavano SMS e telefonatela gente condivideva [le notizie]solo attraverso il passaparola. Ricevevo chiamate da persone che mi raccontaanvo le loro storie, che poi io le raccontavo ad altre persone. In cambio, loro mi raccontavano le loro esperienze… le persone condividevano un sacco di storie su ciò che stava accadendo, cercando di valutare la sicurezza della situazione.”

Il 10 gennaio, tutto il Kazakistan ha commemorato le vittime delle rivolte con un lutto nazionale decretato dal Presidente Tokayev. Il governo ha riabilitato internet per un numero limitato di ore, permettendo alla popolazione di riconnettersi e commemorare insieme le vite perse. Oggi, internet funziona lentamente in un numero limitato di città ed i conflitti sono ancora lontani dalla loro conclusione.

Migliaia di kazaki all’estero sono ancora impossibilitati dal raggiungere i propri cari e quindi apprendere la situazione effettiva del loro Paese natio. Dal suo appartamento a Roma, la giovane Marisha è dovuta ricorrere ad un telefono prepagato per contattare i suoi genitori ed amici:

Non riuscivo a raggiungere i miei amici in alcun modo, così ho chiamato mia madre e le ho chiesto di contattarli per chiedergli come stavanoÈ bello vedere che gli abitanti di Almaty stanno facendo di tutto per raggiungere coloro che vivono in città dove è tornato internet o all’estero. In questo modo possono tranquillizzare i loro cari ed assicurarsi che tutti stiano bene.”

Kazakistan vittima di una abile burattinaio?

Nuove notizie sono emerse negli ultimi giorni tramite i canali ufficiali di Stato ed il ritorno di internet. Oltre a diffondere informazioni tramite la televisione e la radio, il governo ha reso accessibili alla popolazione un numero selezionato di siti web. Alcuni cittadini hanno creato server Telegram e li hanno distribuiti via SMS ai loro connazionali. Questo ha permesso a pochi selezionati di ottenere informazioni non filtrate dallo Stato. Il resto della popolazione ha invece ingurgitato una grande quantità di fake news. Il Kazakistan non è certamente il primo Paese a ricorrere a tali metodi per promuove la propria agenda.

In molti addirittura sospettano il coinvolgimento di una fonte esterna a supporto dei rivoltosi, ma mancano le prove. Nel frattempo, le proteste in Kazakistan si sono propagate in oltre 15 città. Nonostante il ritorno di internet e l’interesse nella crisi kazaka da parte dei media esteri, la mole effettiva delle rivolte rimane tutt’ora ignota. Ogni Stato interpreta la situazione come più gli aggrada.

Ad esempio, i media occidentali si sono concentrati principalmente sull’intervento della Russia, paragonando altri casi di interferenza militare e speculando sulle intenzioni di Putin. Il coinvolgimento delle élites del governo kazako nel esacerbare il conflitto è ormai una certezza quasi assoluta. Dopo aver etichettato i manifestanti come “banditi” e “terroristi,” il Presidente Tokayev ha annunciato di essere sopravvissuto ad un attentato contro la sua vita. Tuttavia, non ha rilasciato alcuna prova a supporto di tale affermazione.

Scritto da H. G. Garrett

Tradotto ed editato da Kevin Carrara

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About Author

Kevin Carrara

Nonostante sia prossimo a completare il Master in international law & global governance offerto da Tilburg University (Paesi Bassi), non ho dimenticato la madrepatria, e proprio per questo ho deciso d’entrare a far parte di Sistema Critico. Potete parlarmi di ogni cosa, ma per il vostro bene vi sconsiglio di menzionare videogiochi o serie-tv perché potrei facilmente farvi sanguinare le orecchie con discorsi interminabili. Intanto vi basti sapere che Bojack Horseman è un capolavoro.

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