Tra opportunità e disagio: qual è il futuro delle città?

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Sognando la città

Le grandi città hanno sempre coperto un ruolo controverso nella storia: attrattiva, ma anche repulsione e disagio.
Chi non ha mai incontrato il termine urbanizzazione in un libro di storia? L’incipit di un capitolo che parli di  Rivoluzione industriale, taylorismo, ma anche criminalità e disagio sociale citerà l’urbanizzazione come fattore chiave.

Dalla prima Rivoluzione industriale in poi, masse di persone decideranno di cercare la propria fortuna migrando verso i grandi centri urbani. Chi per trovare lavoro o una migliore istruzione per i propri figli, chi per aumentare il proprio status sociale: tutti sulla scia di una visione mitizzata della metropoli. Lasciandosi alle spalle una vita semplice, prevalentemente basata sull’agricoltura, intere famiglie iniziarono il loro pellegrinaggio verso la città.

Ingenuità?

Ma quanto è una reale opportunità e quanto un’illusione? 
Sebbene la città sia una meta allettante, chi di voi abita in un grande centro urbano, saprà che non è tutto oro quel che luccica. Le metropoli, infatti, sotto la patina attraente del “tutto subito” nascondono svariate pecche.

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Italo Calvino, Le città invisibili (1972)

Effetti collaterali

Prima tra tutti, e nemmeno con troppa sorpresa, è l’insalubrità dell’ambiente. Le più grandi città, infatti, mostrano dati allarmanti sulla qualità dell’aria a causa del traffico incessante di automobili (e non solo) che inciderebbero effettivamente sulle aspettative di vita dei cittadini.
L’inquinamento atmosferico, poi, si accompagna di quello acustico, per cui abitare a Milano significa dimenticarsi il suono degli uccellini la mattina e svegliarsi con clacson, schiamazzi e autobus che gracchiano “prossima fermata, Cadorna”.

Per non parlare dell’aspetto più umano e relazionale: l’atomizzazione in una città è naturalmente favorita. Ognuno ha i suoi piani, le sue mansioni, i propri obiettivi; non ha tempo da perdere e ogni tanto si scorda il perché voleva tanto trasferirsi. I ritmi incessanti e frenetici possono avere la meglio sulla socialità e sul benessere complessivo degli individui.

City blues

Rifacendosi tanto a Émile Durkheim, quanto alla Scuola di Chicago, la città viene studiata come un grande esperimento a cielo aperto, con i connotati di una bomba ad orologeria. I primi studiosi che hanno affrontato la dimensione della spazialità della città hanno subito notato che questi luoghi abitati da una fauna tanto variegata sono prima o poi destinati ad implodere. Se da un lato vi sono i conflitti e le rivalità tra gruppi diversi per etnia, valori e stili di vita, volgendoci all’interno troveremo individui sempre più smarriti e soli, privi di mentori o valori di riferimento che li accomunino.
Sebbene questi teorici scrivessero dalla fine dell’Ottocento fino agli anni ’30 del secolo scorso, le loro teorie non sono invecchiate affatto male.

Il futuro delle città: de urbanizzazione?

Non sarà però sempre così. Il trend della migrazione verso la città invertirà la rotta col fenomeno della de-urbanizzazione. La letteratura ci informa che questa controtendenza ha avuto origine proprio qui in Italia negli anni ’80.
I motivi che hanno allontanato le persone dalle metropoli sono vari: innanzitutto, questo può essere motivato dall’andamento del mercato immobiliare, che sempre più ostacola chi decide di vivere in centro città; inoltre, inutile a dirsi, andare fuori città significa investire sulla propria salute, fisica, ma forse anche mentale.

In conclusione, un punto cruciale e più che mai attuale: nell’era della digitalizzazione, dove lavorare a distanza diventa una prassi sempre più diffusa, perché non farlo da un luogo più incontaminato? Con una buona rete wi-fi, sempre più lavori possono essere svolti da qualsiasi luogo.

Quale sarà, quindi, il futuro delle città?

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About Author

talo-greca, attualmente studio scienze politiche e sociali internazionali per poter giudicare e commentare l'attualità con cognizione di causa, arrabbiarmi solo quando ne vale la pena e fare bella figura alle cene. Più volte volontaria, ho molte cause a cuore per cui scendo in campo, dato che fortunatamente esiste il multi-tasking. Spugna di natura, avendo trascorso la mia infanzia nel Regno Unito, un anno ad Atene e l'adolescenza a Milano, può darsi che il mio slang ti lasci perplesso, ma sarò felice di spiegartelo.

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