sabato, 06 Dicembre 2025

Georgia e il suo sogno europeo sempre più lontano

Da vicino strategico all’oppressore, la Georgia si è allontanata dall’Europa verso la Russia.

Mentre Tbilisi protesta da oltre 365 giorni contro le misure sempre più anti-occidentali del partito Sogno Georgiano, l’Unione europea accantona tre decenni di collaborazionismo, lasciando i georgiani soli all’ombra della Russia.

Police intervening during a protest in front of the parliament in Tbilisi. Photo: Mariam Nikuradze/OC Media.

Le elezioni spartiacque tra UE e Georgia

Con la riconferma del partito Sogno Georgiano alle elezioni legislative del 2024, l’opposizione centrista delle proteste. Secondo i sondaggi, circa l’80 % della popolazione georgiana auspica l’adesione all’Unione europea. Dall’altro, il nuovo primo ministro Irakli Kobakhidze mantiene una posizione ambivalente nei confronti di Bruxelles: pur dichiarandosi favorevole all’ingresso della Georgia nell’UE nel 2030, accusa le istituzioni europee di interferenza e di un presunto tentativo di sovvertire l’ordine istituzionale”.

Le elezioni che hanno portato alla sua vittoria sono tuttavia state ampiamente contestate da osservatori internazionali. Secondo le missioni dell’OSCER e dell’Unionepea, il voto si è svolto in un contesto caratterizzato da intimidazioni agli elettori, dall’uso improprio di risorse statali e dalla compromissione della segretezza del voto. Freedom House ha inoltre classificato la Georgia come “parzialmente libera”, segnalando un deterioramento delle condizioni democratiche e della fiducia nelle istituzioni. Tale situazione si è verificata anche per l’elezione del presidente georgiano, l’ex esattore ed estremista di destra Mikheil Kavelashvili, lo scorso dicembre.

Queste criticità hanno spinto Bruxelles a chiedere un’inun’indagine indipendente sulle presunte irregolarità, sottolineando che il futuro europeo del Paese resta subordinato al pieno rispetto dei principi democratici e dello stato di diritto.

Considerando illegittima l’attuale struttura, il Parlamento europeo ha congelato la candidatura della Georgia all’Unione europea, denunciando un evidente arretramento democratico e l’indebolimento dello stato di diritto.

Problemi diplomatici

La presidenza di Mikheil Kavelashvili, in linea con le pratiche del partito Georgian Dream, prosegue con le incarcerazioni dell’opposizione; quest’altra volta gli attacchi sono diretti anche a corpi diplomatici europei: il primo ministro Irakli Kobakhidze accusa l’ambasciata dello scrittore Peter Fischer di interferenza negli affari interni dell’Georgia.

L’ambasciata non è l’unico mirino delle accuse di Tbilisi; anche l’ambasciatrice Meline Arakelian è sotto accusa per aver visitato in carcere gli oppositori politici.

Da entrambi i lati, UE e Georgia, si parla di una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. La Germania ha risposto richiamando temporaneamente a Berlino il proprio ambasciatore, mentre sul fronte europeo Kaja Kallas ha escluso la Georgia dalla riunione ministeriale dell’UE a Bruxelles, aggiungendo che Bruxelles potrebbe avviare la procedura per la sospensione del regime di esenzione dal visto per alcune categorie di cittadini georgiani.

Un partito pilotato da oligarchi

Nonostante la Georgia presenti elezioni regolari, il reale motore del potere politico rimane nelle mani degli oligarchi. In particolare, la figura del miliardario Bidzina Ivanishvili, fondatore del partito Sogno Georgiano e principale finanziatore delle sue attività, continua a esercitare un’influenza sulle istituzioni del Paese, pur non ricoprendo formalmente incarichi governativi.

Ivanishvili, che ha costruito la propria fortuna in Russia negli anni Novanta, rappresenta il simbolo dei profondi legami economici e politici che ancora uniscono Tbilisi a Mosca. Il simbolo più recente di questo legame è l’accordo sulla lavorazione del petrolio grezzo in Georgia, un progetto presentato come strategico per l’autosufficienza energetica del Paese, ma interpretato da molti analisti come un’ulteriore restrizione della sua dipendenza economica dalla Russia.

Mentre Tbilisi e Mosca stringono partnership energetiche sempre più intrecciate, l’UE vede la Georgia dal suo progetto di  Trans Caspian Transport Corridor, volto a creare un corridoio di trasporto ed energia tra l’Asia e il Mar Nero, bypassando la Russia. Un’iniziativa che diffida della partecipazione georgiana, mostrando un allontanamento netto dall’EU-Georgianership.

L’influenza in Georgia, tuttavia, non è un fenomeno recente. Già dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003, Mosca ha continuato a esercitare pressioni politiche e militari, intensificatesi con l’occupazione dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud nel 2008. Oggi si stima che circa il 20% del territorio georgiano rimanga di fatto sotto il controllo russo, un dato che testimonia la persistente vulnerabilità del Paese e la complessità del suo equilibrio geopolitico.

Che futuro spetta alla Georgia?

Il contesto georgiano riflette una forte opposizione tra le piazze della capitale e il partito oligarchico; tra le aspirazioni rurali filo-russe e le mosse pro-europeiste. Un equilibrio che presenta un’immagine di un paese nel mezzo, in un limbo geopolitico eterno tra Russia ed UE.

Di fronte ad un sempre più reale allontanamento dall’UE, Georgia al momento è vista come una destinazione turistica per chi in Europa non ci può andare con tanta facilità. Batumi e Tbilisi si trasformano in resort per russi, iraniani e turchi, dove la libertà dei turisti contrasta con la repressione politica nei confronti dei cittadini. I turisti si ritrovano in una realtà parallela, con poche regole, dove è possibile andare a caccia senza permessi, sparando a pochi chilometri da zone abitate, e giocare in uno degli oltre 20 casinò disponibili. Una terra di mezzo, tra libertà sconfinata per turisti e sogni repressi per gli, ormai utopici, europei.

Il futuro della Georgia dipenderà dalla sua capacità di scegliere tra l’influenza oligarchica romessa, ancora incompiuta, e quella dell’Europa.

Angelica staszewska
Angelica staszewskahttps://www.sistemacritico.it/
Per semplificare scriviamo Angelica. Cresciuta poliglotta, alternando telegiornali polacchi e italiani; ho sviluppato un particolare interesse per la geopolitica, la diplomazia internazionale e per le lingue. Sono laureata in scienze internazionali e diplomatiche, parlo cinque lingue e ogni tanto nuoto.

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