Marilyn Monroe: la donna dietro la diva

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Considerata da molti come la donna più bella di sempre, a distanza di anni dalla sua scomparsa Marilyn Monroe resta per sempre un’icona che non smette di avere il suo fascino, anche dopo 60 anni dopo la sua morte, avvenuta il 5 agosto del 1962.

Nonostante fosse una diva mondiale era allo stesso tempo una donna insicura, delusa, impaurita, smarrita, persa alla ricerca di un amore solido che non troverà mai. La sua vita è stata centrata su situazioni di grande sofferenza compresa una violenza vissuta in giovanissima età.

Cenni biografici

Nata il 1 giugno 1926 a Los Angeles (Stati Uniti), figlia naturale di Gladys Baker, una montatrice cinematografia, e C. Stanley Giffert, panettiere che riuscì a diventare un produttore e regista. Le venne dato il nome di Norma Jean come un omaggio da parte di sua madre all’attrice del cinema muta Norma Talmadge. Venne data in adozione a sei settimane di vita.

Gran parte della sua infanzia l’ha passata tra case famiglie affidatarie e orfanotrofi. Il padre l’aveva abbandonata e la madre venne ricoverata in un ospedale psichiatrico con sintomi di depressione.

Dopo che 1942 si sposò con James Dougherty, un operaio aeronautico, la sua vita cambia quando la rivista Yank la notò e le offrì di posare come modella. Le foto di Marilyn Monroe apparvero su 33 copertine di riviste nazionali. Nel 1946 divorziò e si trasferì ad Hollywood, firmando un contratto con la Fox e cambiando nome: Marilyn era un’invenzione di Lyon (vecchio attore trasformato in regista dalla Fox) e Monroe era il nome da nubile di sua madre.

Blonde

Nel 1948 cantò la sua prima canzone in un film, Orchidea Bionda, anche se è nel 1950 che recita il suo primo ruolo serio in Giungla d’asfalto lanciando un mito. Nel 1953 fu proclamatao l’attrice più popolare per la rivista Photoplay, e il suo nome è stato tra le primi dieci stelle per incassi di quell’anno. Il film Quando la moglie è in vacanza si rivela un successo strepitoso. Dopo il suo matrimonio con Joe DiMaggio che fallì dopo solo un anno si risposò con Arthur Miller e girò un altro film-cult: A qualcuno piace caldo.

I Kennedy

Nel 1958 è ricoverata in ospedale per una settimana per esaurimento nervoso e lo scioglimento del suo matrimonio con Miller venne ufficialmente annunciato, inoltre nell’inverno del 1961 venne ricoverata in un ospedale psichiatrico. Attraverso Frank Sinatra conosce Peter Lawford e attraverso di lui i suoi cognati, i Kennedy. Al Madison Square Garden partecipa alla festa di compleanno del presidente John F. Kennedy, e gli Buon compleanno davanti a più di ventimila persone. Oltre a John la bella Marilyn frequentò anche il fratello di lui Bob, che fu il suo ultimo amante e presumibilmente il padre del bambino che Marilyn affermava di aspettare (in molti sostengono che fu costretta per questo ad abortire).

La donna dietro la diva

Dopo tanti anni dalla sua morte inizia ad affiorare della diva bionda un’immagine differente, lontana dagli stereotipi della star hollywoodiana, vittima di amori sbagliati e poteri forti. Questa non è solo la storia di una diva ma quella di una donna forte, tenace, intelligentissima, artefice del suo destino. Monroe non era affatto una vittima del sistema, ma stando all’interno del sistema cercava di volgerlo a suo vantaggio.

Marilyn era padrona di se stessa, a cominciare dall’immagine, che aveva costruito quasi a tavolino, con tenacia e costanza: Aveva fatto piccoli interventi estetici per ritoccare le labbra, le sopracciglia, persino l’attaccatura dei capelli, e creare la sua immagine iconica. È fattrice del proprio mito, che crea ed alimenta, è stata la prima ad aver capito che poteva usare la propria immagine e non esserne schiava.

Il lato intellettuale di Marilyn si rivela anche nel suo amore per Arthur Miller, lo scrittore intellettuale e di sinistra che lei adora. Marilyn era un’avida lettrice, e nella sua eredità figurano centinaia di volumi. Aveva una biblioteca personale sterminata, leggeva i classici, perché desiderosa di farsi una cultura. Non dimentichiamo che da bambina era stata abbandonata, e quindi da adulta ha cercato di recuperare, anche approfittando della cultura degli uomini della sua vita, come Miller.

Femminismo e femminilità

Marilyn usò la sua popolarità per favorire una grandissima artista, Ella Fitzgerald, che a causa dei pregiudizi razzisti vedeva limitata la sua attività artistica: “Se Ella Fitzgerald ha potuto esibirsi al Mogambo e diventare Ella Fitzgerald è stato grazie alla Monroe: non la lasciavano esibirsi perché nera, Marilyn parlò con il gestore e garantì che sarebbe andata tutte le sere al club se Ella si fosse potuta esibire. Fu un gesto di enorme generosità e clamoroso contro il razzismo e contro il sessismo: era una donna che aiutava un’altra donna. Per questo Marilyn Monroe è un’importante figura di empowerment femminile. 

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About Author

Graziana Minardo, siciliana trapiantata a Milano. Studentessa di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università degli Studi. Amante delle scienze, attivista e appassionata di scrittura. Co-Founder di Viole di Marzo, blog e associazione femminile di interesse medico e culturale che unisce sul territorio milanese decine di professioniste e donne di talento. Per Sistema Critico scrivo di femminismo.

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