Le morti in mare non sono frutto della furia immigrazionista

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La scorsa settimana, lungo le coste libiche, si sono consumati tre terribili naufragi. In uno di questi, 120 migranti sono stati soccorsi dalla nave della NGO spagnola OPEN ARMS. I morti in mare sono stati sei e tra questi, purtroppo, troviamo anche il piccolo Youssef, un neonato di soli sei mesi che non ha avuto la possibilità di godere del dono della vita.

Il mediterraneo: un cimitero dove annega la speranza

Soltanto nell’ultima settimana i morti in mare , tra i migranti che cercano di raggiungere le coste italiane, sono stati più di 94. Il naufragio del 12 novembre, con almeno 74 morti, secondo l’OIM e l’UNHCR è stato uno dei più gravi registrati negli ultimi anni. Sempre nella stessa giornata, un altro naufragio sempre vicino alle coste libiche è costato la vita a 20 persone su 23.

In base ai dati forniti dall’IOM, fino ad ora, quest’anno, i migranti morti in mare sono stati 825 a fronte di 73062 arrivi. Il dato, ovviamente,è una cifra a ribasso, in quanto fa riferimento solo ai corpi recuperati e alle dichiarazioni di chi si è salvato. Infatti, per quello che sappiamo, i morti sono quasi sicuramente molti di più.

Fatto sta che il numero dei morti è, fino ad ora, fortunatamente inferiore rispetto a quello degli anni precedenti. Nel solo 2019, ad esempio, a fronte di 102042 sbarchi, i morti sono stati 1336.

Il commento di Giorgia Meloni

Il commento della deputata Giorgia Meloni, sui migranti morti in mare il 13 Novembre, tra cui il sopracitato Youssef, non si è fatto attendere. Il 14 novembre, infatti, sul suo sito personale è apparsa la seguente nota ufficiale << Ancora un terribile naufragio nel Mediterraneo con molti morti. Straziante la morte del piccolo Joseph di sei mesi e l’urlo di dolore di sua madre. Vittime della furia immigrazionista, di chi è disposto ad accettare migliaia di morti in mare in nome della sua visione ideologica, invece di fermare le partenze dei disperati e le continue morti in mare.>>

Nella nota della Meloni, si leggono anche attacchi allo scrittore Roberto Saviano e le NGO e chi, come loro, a detta della deputata << […] sa benissimo che sono le persone come lui a incentivare le partenze su mezzi di fortuna pericolosissimi, a favorire il lavoro degli scafisti, che dicono ai disperati di stare tranquilli perché saranno salvati dalle navi ONG care a Saviano. Lo sa benissimo, ma evidentemente gli sta bene così: queste tragedie sono utilissime per il suo business e per la sua propaganda immigrazionista. Non so come persone così ciniche riescano a dormire la notte. >>

Parole vuote che non guardano ai fatti

Gli sbarchi, in Europa, ci sono sempre stati e continueranno ad esserci e certamente non sono i commenti e gli articoli di Saviano o le azioni di salvataggio delle NGO a incrementarli. Purtroppo, continueranno ad esserci anche molti morti in mare ma, se questi sono diminuti nel corso di questi anni, non è certamente grazie alle politiche immigratorie adottate dai governi europei e italiani ma al grande lavoro delle NGO.

In Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno, aggiornati al 16 novembre, sono sbarcati 32.104 migranti. La maggior parte di essi sono prevalentemente tunisini (39%) e bangladesi (12%); il resto viene principalemente da pesi del nord Africa, Pakistan e Afghanistan.

Il dato sul 39% di flusso migratorio tunisino forse alla deputata Giorgia Meloni non farà riflettere ma a noi si . In questo momento, in Tunisia, vi è nuova recessione che sta letteralmente attanagliando il paese. La maggior parte degli arrivi, infatti, riguarda prevalentemente giovani; dato dal fatto che la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 35%.

Inoltre, nel 2017, in Tunisia era stato firmato un accordo che avrebbe dovuto garantire migliaia di posti di lavoro, soprattutto nel settore petrolifero. Tale accordo, però, non è mai stato attuato. Altro fattore che ha incentivato la recessione tunisina, è stata la pesante crisi che ha colpito il settore turistico. La crisi economica e il Covid, hanno quindi causato la pesante ondata migratoria degli ultimi mesi. (Per maggiori informazioni sulla crisi tunisina vi rimando al seguente articolo su Snapshot from the Borders.)

La Libia è un porto di morte

Quando si sentono parlare i maggiori partiti di destra sulle politiche migratorie che andrebbero adottate per contrastare le morti in mare, onestamente, mi vengono i brividi.

Molto spesso infatti, nei salotti politici, il politico conservatore di destra di turno, si scaglia contro le politiche migratorie di questo o di quell’altro governo sostenendo che i rifugiati possano benissimo rimanere in Libia in quanto è un porto sicuro. Queste affermazioni sono assolutamente false e pericolose, in quanto non solo non guardano a quello che è veramente la Libia, ma riportano parole che nella mente di un cittadino non informato, possono risultare vere. La Libia, in questo momento, è un luogo di morte.

Una volta arrivati in territorio libico , i migranti vengono ammassati in prigione dove vivono in condizioni disumane, senza acqua e cibo, subendo molto spesso numerose torture. I bambini e le donne sono i soggetti più a rischio e vulnerabili e molto spesso, queste ultime, vengono anche abusate sessualmente. L’ONU, l’UNHCR, l’IOM, la Commissione UE e tantissime NGO, hanno denunciato le gravissime violazioni dei dirtti umani vigenti in Libia.

La maggior parte delle partenze nel Mediterraneo centrale partono tutte dalla Libia e i trafficanti di esseri umani, spesso, non sono altro che funzionari o agenti della guardia libica. La storia di Abd al-Rahman al Milad, rappresentate della guardia costiera libica e uno dei più efferati trafficanti di esseri umani, parla chiaro. Non si può affidare il recupero dei migranti in mare a chi lucra sul traffico di esseri umani, dovrebbe essere una cosa semplice da comprendere ma a quanto pare non è così.

Bisogna cambiare rotta

I politici non possono più dire, con tutte le prove a disposizione, che le morti in mare sono frutto della furia immigrazionista portata avanti da Roberto Saviano e le NGO. No, perché queste persone mentono a se stessi ma soprattutto al popolo italiano. La NGO Open Arms, in soli 5 anni di attività, ha salvato più di 26500 persone tra il Mediterraneo centrale e il Mar Egeo. Roberto Saviano, con le sue parole, mantiene a galla quelle verità che partiti, come Lega e Fratelli d’Italia, vogliono affossare.

Se veramente c’è qualcuno o qualcosa da incolpare per le morti in mare, questa è la politica. C’è da incolpare il Governo Italiano che il 17 luglio ha rinnovato il memorandum con la Libia, inaugurato con il governo Gentiloni; versando dal 2017, 150 milioni al governo libico per formare le proprie truppe e contenere le partenze dei migranti.

C’è da incolpare l‘Europa, che paga miliardi ad Ankara per fermare la crisi migratoria del Medio-Oriente. Con Erdogan che, al primo accenno di cambiamento di rotta o di pagamentoi in ritardo, minaccia di far saltare gli accordi e riaprire le frontiere.

Sono da incolpare anche gli Stati Europei conservatori, in quanto non vogliono assolutamente una revisione del regolamento di Dublino e sono contrari a un ricollocamento comune dei migranti.

Le colpe da dare sarebbero molte ma al piccolo Youssef, morto a soli 6 mesi e al piccolo Alan Kurdi, questo non interessava . I loro genitori avrebbero voluto per loro una vita migliore, quella vita che la maggior parte di noi occidentali riusciamo a vivere. Invece, sono morti in mare in tenera età e sta a noi non permettere che il loro ricordo e le loro speranze vengono dimenticate per voce di chi crea, nella figura dell’immigrato, il pericolo numero uno.

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Siciliano, classe 1993. Consegue la laurea magistrale in Economia Politica e Istituzioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Pavia. Aspirante cooperante nel settore delle emergenze umanitarie, è un fervente difensore dei diritti umani. Grande appassionato di film e di Andrea Camilleri, immagina, di tanto in tanto, di trovarsi dentro una matrioska di sogni.

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