Chi appartiene, come il sottoscritto, alla GenZ, quando si dice “Lega” pensa a Salvini; infatti è lui il segretario dal 2013, da quando ha sostituito Umberto Bossi, che era delibitato dall’ictus. Ha preso la leadership del partito in un momento di crisi e l’ha sicuramente risollevato.
Non molti anni fa la Lega sembrava invincibile: elezioni europee vinte con il 34%, ministeri, comizi di Salvini pieni di gente. Poi, dopo il governo Conte II, il tracollo. La Lega perde di popolarità e alle elezioni politiche del 2022 si ferma a meno del 9%, qualcosa ha fatto perdere a Salvini l’influenza e il fascino che aveva su molti italiani.
Le cause del declino
Come mai la Lega ha perso importanza non è difficile da capire se si guarda la storia recente; Matteo Salvini, in un momento di consenso, fa cadere il governo Conte I, nella speranza di andare alle elezioni (e possibilmente vincerle). Ma la mossa non riesce e si ritrova all’opposizione. Il movimento 5 stelle, con cui governava fino ad allora, si allea con il PD e con Renzi.
La poca intelligenza politica del leader del Carroccio si rivela anche in un altro momento importante: la formazione di un altro governo dopo la caduta del Conte II (questa volta causata da Matteo Renzi).
In quel momento Salvini, che fino ad allora aveva cavalcato l’onda antieuropeista e sovranista, sostiene Draghi presidente del consiglio, alleandosi persino con il Partito democratico. E’ comprensibile la delusione dell’elettorato che lo aveva sentito fino ad allora attaccare ogni giorno la sinistra e “i burocrati di Bruxelles” e adesso lo vede sostenere il simbolo dell’Unione Europea e della BCE.
A questo si aggiunge la crescente popolarità di una figura rimasta per anni in sordina: Giorgia Meloni. Questa, mentre era all’opposizione di Draghi, ottiene la fiducia di molti ex elettori leghisti che vedono in lei quello che, qualche anno prima vedevano in Salvini.
Il boomerang Vannacci
Altri guai in arrivo dopo la candidatura di Vannacci alle elezioni europee del 2024 con la lista Lega Salvini Premier. L’ex generale, che si era fatto conoscere con la pubblicazione del suo libro “Il mondo al contrario”, aumenta popolarità e prestigio dopo essere diventato europarlamentare.
Nonostante avesse ottenuto la tessera della Lega e fosse stato nominato vicepresidente federale, la sua fedeltà non dura a lungo: a inizio 2026 la lascia per fondare Futuro Nazionale. La strategia di Salvini per salvare il partito dal baratro non funziona e, oltre a Giorgia Meloni, un ulteriore leader politico attrae non solo elettori ma anche militanti e, addirittura, politici leghisti.
Occorre ricordare che questa linea non era affatto condivisa da una parte del partito, più aperta su alcune questioni civili e distante dalle posizioni di Vannacci. Per esempio Zaia, ex governatore del Veneto, che godeva (e gode) di ampio consenso all’interno della Lega della sua regione.
La fronda del Nord
Una parte della Lega, in particolare in Lombardia e in Veneto, non si è mai allineata alla linea “nazionale” di Salvini e ha cercato di portare avanti le istanze originarie del movimento: federalismo e, in alcuni casi, autonomia. Tra questi il già citato Luca Zaia, ex governatore del Veneto, uno degli esponenti più moderati e aperti ai diritti civili ma allo stesso tempo fra i più legati al “sogno” dell’autonomia.
Il sentimento “nordista”, rimasto sottotraccia per anni, è tornato fuori nelle ultime settimane. In questo momento, così difficile per la Lega, c’è chi ha messo in discussione la segreteria di Salvini. Un cambio di leadership potrebbe da una parte salvare il partito, dall’altra far tornare centrali le preoccupazioni di chi ritiene che si siano fatti troppi compromessi con Roma, e che il “carroccio tricolore” sia stato un fallimento.
A guidare questa “fronda” del nord sono due importanti politici leghisti: Romeo, capogruppo della Lega al Senato, e Fontana, ex governatore della Lombardia. Essi sono stati accolti con scriscioni e cori da centinaia di militanti, in una serata ad Alzano Lombardo; il nucleo fondante del loro discorso è la necessità di un cambio di passo, in una direzione maggiormente federalista e, pur non chiedendo le dimissioni di Salvini, l’ex governatore Fontana ha detto che “nessuna soluzione va esclusa a priori”.
Il 9 settembre Fontana si è poi incontrato con il segretario della Lega, assieme a Fugatti, Fedriga e Zaia. Nonostante ufficialmente i vertici della Lega abbiano parlato di “clima di assoluta collaborazione”, è evidente a tutti che le divisioni nella Lega restino latenti.
Pontida e l’annuncio di un congresso straordinario
Questa vicenda ha poi preso uno sviluppo inaspettato: l’annuncio di un nuovo congresso straordinario. A farlo è stato Matteo Salvini dal palco di Pontida, dove si svolge il raduno annuale dei militanti della Lega; nel suo intervento ha parlato di ottobre, senza specificare altro sui giorni in cui dovrebbe tenersi.
Si può dire che Salvini ha giocato d’anticipo, sorprendendo amici e avversari. Con un congresso a ottobre i possibili sostituti non hanno neanche il tempo per organizzare una loro eventuale candidatura a segretari della Lega; inoltre la maggior parte degli attuali delegati sono di area salviniana ma non è detto che sarà così a lungo.
L’esito del congresso è quindi scontato, con Salvini che quasi sicuramente confermerà il suo ruolo, fermando le forza “centrifughe” almeno fino alle elezioni. Ma i motivi di rottura fra le varie “correnti” della Lega rimangono: non sarà un congresso a convincere i militanti storici, per l’ autonomia o il federalismo, che sia giusto continuare in direzione di un partito nazionale.
