giovedì, 12 Febbraio 2026

Quer pasticciaccio brutto de l’ANPI de Napoli

Da sempre le vicende internazionali influenzano anche il dibattito pubblico italiano, coinvolgendo partiti, associazioni e intellettuali, oltre che liberi cittadini. Ma la vicenda dell’ANPI di Napoli, del suo convegno (e dei suoi contestatori) ha davvero dell’incredibile, anche per chi segue da tempo la politica.

Il convegno di ANPI Napoli

Tutto ebbe inizio in un’aula dell’Università Federico II, all’interno della quale si era tenuto un incontro dal titolo “Russofobia Russofilia Verità”, patrocinato anche dalla sez. Napoli Orientale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. L’incontro rientrava in un filone di appuntamenti omonimi che già avevano creato polemiche, come nel caso di Torino, per esempio. I relatori di questo “convegno” sono stati Alessandro Di Battista e Angelo D’orsi.

Specifichiamo che, a nostro avviso, questi erano del tutto inadatti al tema affrontato; o perché privi di competenze come Alessandro Di Battista, o perché con evidenti simpatie putiniane come Angelo D’orsi. Ciò però non toglie la libertà di parola che è giustamente garantita nel nostro paese (e che non vale soltanto quando a parlare sono persone che la pensano come noi).

È naturale, però, aspettarsi delle reazioni, che infatti non sono mancate. C’è stata una vera e propria contestazione: militanti di +Europa, Radicali Italiani, Liberi Oltre e Azione (a Calenda dedicheremo l’ultimo paragrafo dell’articolo) hanno esposto bandiere ucraine. La tensione nell’aula è aumentata quando i contestatori hanno provato a interagire alla fine degli interventi, cosa che i moderatori non hanno permesso. Infine, lo scontro fra gli organizzatori della conferenza e i suoi oppositori è diventato anche uno scontro fisico, con spintoni e microfoni rubati.

Non ci sembrano fondate le accuse secondo cui alcuni avrebbero interrotto la conferenza. Tuttavia, vogliamo ricordare che, se è legittima la contestazione di Hallisey (presidente dei Radicali Italiani) e degli altri, è però legittima anche la scelta degli organizzatori di non lasciarli parlare.

Ognuno ha tutto il diritto di non prevedere domande e interventi dal pubblico ai propri eventi, e riteniamo eccessivo e fuori luogo definire ciò “vergognoso” o accusare l’ANPI di non essere democratica (come fatto da Hallisey) o addirittura parlare di “fasciocomunismo”.

ANPI nazionale e il commissariamento

Qualche giorno dopo questa vicenda, accade un fatto inaspettato per molti: la sez. Napoli Orientale viene commissariata dall’ANPI nazionale. Nel dibattito che si è generato si sono create fazioni a favore o contro questa decisione, ma in pochi hanno letto davvero le motivazioni del commissariamento.

Si è posta infatti l’attenzione su quanto raccontato poco fa, ma, in realtà, come ha dichiarato il presidente Pagliarulo, la ragione del commissariamento è tutt’altra ed è causata […] da una serie di post pubblicati sulla pagina Facebook della sezione, incompatibili con l’etica e il costume dell’Associazione e profondamente lesivi della sua dignità.”

Si fa in particolare riferimento a due post su Facebook: uno recitava: “Osserviamo che Carlo Calenda ha figli idonei alla leva. Ottimo! Ci assicureremo che siano inviati al fronte per primi se l’Italia entrerà in guerra” e un secondo in cui si esprimeva “complicità e solidarietà” nei confronti di Mohammed Hannoun. Toni decisamente troppo accesi per un’associazione così prestigiosa e, per sua natura, plurale.

La figura di Calenda

Si è già parlato di Azione, che ha partecipato alla contestazione a Napoli, ma anche il suo leader è intervenuto nella vicenda. E lo ha fatto ben prima che si tenesse il suddetto incontro.

Infatti ha dichiarato : «Avevo un convegno alla Federico II che è stato cancellato. Era fissato da due mesi ed è sparito, immaginiamo per ragioni politiche» , sostenendo che l’Università Federico II sia “in mano ai comunisti” e denunciando l’evento di cui abbiamo parlato poco fa.

Queste accuse sono state, tra l’altro, smentite dalla stessa Università che ha spiegato come non fosse mai pervenuta una richiesta di un’aula per l’incontro a cui il leader di Azione fa riferimento, e chiarendo che il convegno “Russofobia Russofilia Verità” non fosse stato organizzato dall’ Ateneo, ma che quest’ultimo avesse semplicemente prestato un’aula.

Si possono poi immaginare i commenti dopo quanto abbiamo raccontato nei primi paragrafi: accuse di ogni genere e in particolare di “fascismo” (sarebbe bello capire in cosa consisterebbe) e “fasciocomunismo” (qualunque cosa significhi). Ma non è il caso di continuare a dare spazio a un personaggio che di spazio ne ha già a sufficienza nei giornali e in televisione.

Infine: chi ha “avuto la meglio”?

Per fare un bilancio, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani ha avuto forse un momento di “sbandamento”, ma ha dimostrato con il commissariamento e con la diplomazia necessaria di essere un’associazione seria e di valore. Si può dire altrettanto di quei leader politici, che dovrebbero avere ancora più lucidità e rigore morale di qualunque associazione, ma si ostinano a gridare allo scandalo per accaparrare qualche voto in più? Si può dire lo stesso di chi diffama e getta fango sul lavoro di migliaia di persone che lavorano nell’università o si impegnano come volontari per la memoria della resistenza?

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