Soldi e calcio: indagine di un sistema malato

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Il gioco più bello del mondo, ostaggio di un business multimiliardario dai tratti alquanto discutibili. Tra indagini sulle plusvalenze, dichiarazioni dei procuratori e disastri inconcepibili nell’organizzazione delle competizioni, l’impressione che ne deriva porta a credere che sia veramente ora di riformare il calcio e pensare meno ai soldi.

Ecce calcio

Ore 13:45 di lunedì 13 dicembre 2021. Un tweet di 40 parole scuote ancora una volta il mondo del pallone. I sorteggi di Champions League, iniziati alle 12:00 e conclusi da poco, devono essere ripetuti a breve. Si scatena il putiferio, tra ricorsi di alcuni club che si sentono penalizzati (Atletico e Real Madrid in particolare) e critiche generalizzate. Com’è possibile che la UEFA, finanziata a suon di assegni a sette zeri, abbia potuto permettere una cosa del genere, scaricando poi la responsabilità su un software addetto all’estrazione? Il denaro con il quale i potenti del calcio sono ben remunerati non basta a evitare figuracce di questo tipo?

Il fatto in sé in realtà non sarebbe troppo grave. Sbagliare è umano, una delle massime filosofiche che tutti noi conosciamo, è un’affermazione quantomai attuale. Il problema è che questo errore scoperchia ancora una volta un vaso di Pandora che i vertici del calcio nazionale e mondiale richiudono sempre più faticosamente, facendo finta di avere in pugno una situazione sempre più in bilico. La sintomatologia di un sistema marcio, che così come è ora strutturato non può più andare avanti.

Il momento “incriminato” dei sorteggi

Un inizio 2022 molto difficile

Dicembre rischia di essere l’ennesimo mese estremamente complicato per il mondo del pallone. Soldi e calcio sono da sempre un’accoppiata ben poco vincente per la sanità del sistema. Tuttavia gli ultimi tempi invogliano certamente a riflettere con uno sguardo assai più critico, che metta in luce i numerosi punti ciechi delle operazioni legate a questo sport.

Alla fine di novembre, infatti, la Procura generale di Torino chiede l’intervento della Guardia di Finanza per indagare alcuni club di Serie A per falso in bilancio e plusvalenze “sospette”. Un terremoto che scuoterà alquanto i confini nazionali nel corso dei prossimi mesi. La principale incriminata inizialmente risulta essere la Juventus. L’inchiesta si allarga però poi ad altri club, con la premessa che, secondo il pubblico ministero di Torino, sarebbe “l’intero sistema calcio ad essere malato”.

I 282 milioni di plusvalenze gonfiate nel triennio 2019-2021 su cui indagano Ciro Santoriello, Marco Gianoglio e Mario Bendoni, i tre magistrati incaricati di portare avanti le indagini, potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Vengono interrogati i principali vertici della società bianconera, ovvero Maurizio Arrivabene e Federico Cherubini. C’è anche grande attesa per capire il ruolo di altri dirigenti, come Pavel Neved o addirittura il presidente Andrea Agnelli.

Alle condanne penali che potrebbero arrivare vanno ovviamente aggiunte quelle di stampo sportivo. La Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), infatti, non ha tardato a mettere in moto anche la giustizia sportiva. L’ombra che aleggia sul sistema da quindici anni a questa parte, quella di Calciopoli, viene ancora una volta evocata. Il paragone è semplice e immediato e dovrebbe far riflettere: sono quasi 20 anni che il mondo del denaro e quello del calcio si intersecano su piani che divergono troppo dalla sana e leale competizione sportiva.

Luciano Moggi, ex a.d. della Juventus, al centro dello scandalo Calciopoli

Portaci a Parigi, Mino

Altro problema degli ultimi anni è quello legato al mondo dei procuratori sportivi. Essi sono i rappresentanti dei giocatori che mediano con i club per quanto riguarda i trasferimenti, i rinnovi di contratto e gli adeguamenti salariali. Lo scandalo sulle commissioni che i procuratori trattengono per portare i propri assistiti in un posto o in un altro, è solo uno dei tanti aspetti con cui si configura quello che è un vero e proprio strozzinaggio ai danni delle società calcistiche. Queste, pur non avendo già i conti perfettamente a posto, si indebitano ulteriormente per accogliere le loro richieste.

Iconica in questo contesto la figura di Mino Raiola, un personaggio con cui da sempre gli amministratori delegati delle varie società sportive si trovano in difficoltà. Il caso Donnarumma, al centro delle chiacchiere di mercato di quest’ultima estate (e benedetti gli Europei che ci hanno dato un po’ di tregua), ha fatto scuola. Uno dei più forti portieri al mondo si è trovato al centro della corte dei maggiori club europei in una corsa al rialzo: questo lo ha portato sì a guadagnare oltre 10 milioni di euro all’anno alla corte del Paris Saint Germain, ma anche a doversi contendere il posto con il compagno Keylor Navas. La lunga serie di panchine lo avrà fatto riflettere?

Di sicuro non ha fatto riflettere Raiola, il quale in una recente intervista ha affermato che i club interessati all’acquisto di un altro pezzo pregiato della sua scuderia, il norvegiese Erling Haaland, dovrà sborsare la bellezza di 30 milioni di euro di commissioni al procuratore. Cose da pazzi.

Mino Raiola con Zlatan Ibrahimovic, uno dei suoi assistiti

Stipendi top, debiti flop

I giocatori, tra l’altro, non si accontentino di poco, anzi. La corsa al rialzo da parte di alcuni club multimiliardari ha fatto sì che negli ultimi tempi il salario dei calciatori si sia adeguato ai tempi che corrono. Talmente tanto che oggi sembra quasi normale veder guadagnare 20 milioni di euro a stagione ad un singolo tesserato, per quanto bravo.

Al di fuori della facile retorica il problema che giace sotto questo sistema e che avanza in maniera subdola e strisciante è quello dei debiti delle società. Difficile, infatti, trovare al giorno d’oggi in Europa un club calcistico che abbia i fondi a posto, nonostante le velleità di controllo sulle spese pazze imposte dalla Uefa con il cosiddetto fair-play finanziario. L’ipotesi di un “anno zero” del pallone post-pandemia appare ancora piuttosto evanescente.

Il rischio dei problemi appena analizzati è palese. Continuando su questa strada si rischia un’implosione catastrofica del sistema calcistico nel giro di qualche decennio, in nome del dio denaro. Si evince, dunque, come una riforma strutturale di tutto l’apparato sportivo sia improcrastinabile. Essa dovrà andare oltre i parametri finora considerati di sostenibilità dei conti e di spending-review. Anche se ciò susciterà parecchie polemiche e sarà molto difficile da realizzare, la via maestra è quella di un restyling di tutto l’apparato dirigenziale degli organismi internazionali di Fifa e Uefa, di una sburocratizzazione delle procedure e di una semplificazione delle competizioni annuali. Solo allora quelle palline per i sorteggi di Champions League non dovranno più essere estratte una seconda volta.

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About Author

Di marca bellunese dal 1994, laureato in Lettere Classiche e Storia Antica all'Università degli studi di Padova. Professore di greco e latino, giornalista e speaker radiofonico, lavoro tra Belluno e Padova. Plasmato della storia e della scrittura, oscillo tra il mio carattere perfezionista ed il mio pensiero relativista (non a caso sono un grande fan del maestro Battiato). Appassionato di politica, liberale convinto.

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