Interruzione di gravidanza? Obiezione (di coscienza)

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Nelle ultime settimane è emerso un dato allarmante: in Molise solo un medico è disposto a praticare il diritto dell’interruzione volontaria di gravidanza. Tutti gli altri? Obiettori di coscienza.

Vi sono stati numerosi personaggi che hanno condiviso il dato con un inevitabile tono di polemica. Com’è possibile che una facoltà prevista dalla legge non sia rifiutata proprio dagli unici soggetti che possono metterla in atto? I medici si appellano alla obiezione di coscienza. Vediamo di cosa si tratta.

L’obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza è stata inizialmente prevista nel nostro ordinamento (legge 15 dicembre 1972, n. 772) come possibilità per sottrarsi al servizio militare obbligatorio. Molti soggetti infatti, appellandosi ad essa, hanno evitato la leva militare ed hanno optato per un periodo di servizio civile.

Gli obiettori di coscienza non mettono in discussione l’autorità da cui proviene l’ordine contenuto nella norma, ma il contenuto stesso della norma, che risulta in contrasto con i loro principi personali. L’istituto ha infatti l’obiettivo di garantire la tutela della moralità e della coscienza del singolo, affinché esso non debba sottostare a ordini che vanno contro la sua morale.

Una libertà limitata

La scelta dell’obiezione di coscienza deve rispettare i limiti stabiliti dalla legge, necessari a far sì che l’obiettore non ne abusi con comportamenti che possano danneggiare altri soggetti.
Non è possibile, per esempio, obiettare il pagamento di una multa. Il diritto è appellabile in situazioni particolarmente delicate dal punto di vista etico e morale. L’ordinamento giuridico italiano prevede tre forme di obiezione: alla sperimentazioni sugli animali, al servizio militare, e nella pratica medica. Quest’ultima comprende le pratiche di fecondazione in vitro e quelle per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG, prevista dalla legge n. 194 del 22 maggio 1978).

Obiezione alla libertà?

È proprio in quest’ultimo ambito che l’istituto dell’obiezione di coscienza è maggiormente utilizzato. Difatti, quando il paziente richiede al medico il compimento di azioni che contrastano con la sua coscienza, questi ha il diritto-dovere di trasferire il paziente a un altro medico per farsi sostituire. Non c’è desiderio del paziente che possa obbligare l’operatore a pratiche da lui ritenute offensive della vita umana. La situazione in Italia ha però raggiunto un livello critico (si parla di circa l’80% di medici obiettori): il personale medico disposto a procedere con l’IVG conta ben poche unità rispetto al numero di donne che si trovano in questa delicata situazione.

L’obiezione di coscienza nasce ed è tuttora un indice di estrema democraticità del nostro ordinamento. Tuttavia, spesso si pone in contrasto con altri diritti, ugualmente fondamentali, come il diritto di autodeterminazione, la libertà di ognuno di decidere come vivere la propria vita.

Uno scontro inevitabile

La situazione è quindi estremamente delicata. Ma cosa si può fare se in più di 20 ospedali italiani la totalità del personale medico si dichiara obiettore di coscienza? Il diritto di una donna di poter abortire non è altrettanto valido? Non occorre certo sottolineare le motivazioni di tale scelta e lo stato emotivo in cui può versare la donna bisognosa di tali procedure.

Purtroppo, la situazione è molto lontana dall’essere risolvibile: lo scontro tra due fondamentali diritti, quello di autodeterminazione e quello di vivere secondo la propria coscienza, è infatti inevitabile.

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Mi chiamo Allegra Dominici e sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza di Urbino. Mi piace rivedere ciò che studio dai libri in ogni aspetto della vita quotidiana. Costituzionalista convinta. In futuro? Aule del tribunale e lunghe toghe. Ma mi piace anche viaggiare, guardare serie tv e divertirmi con gli amici.

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