Una presidenza di troppo

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Il 1° gennaio 2022 la Francia ha preso il posto della Slovenia alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Tra campagna presidenziale, Omicron, inflazione e transizione ecologica, riuscirà Macron a realizzare i suoi obiettivi o il nuovo incarico si rileverà un ostacolo alla sua eventuale rielezione?

L’incarico

Il Consiglio dell’Unione è l’organo che rappresenta gli interessi dei 27 stati membri dinanzi alla Commissione e al Parlamento europei. La Francia ne ricoprirà la presidenza per 6 mesi, fino al primo luglio 2022, quando sarà sostituita dalla Repubblica Ceca. Durante questo semestre l’Esagono disporrà di una notevole influenza che potrà essere il trampolino di lancio per gli obbiettivi 2022 prefissati da Macron.

 “Il 2022 dovrà essere l’anno della svolta europea”

Lo stesso presidente a fine 2021 ha reiterato la sua ambizione di rendere l’Europa “potente nel mondo, pienamente sovrana, libera nelle sue scelte e padrona del suo destino”, segnando una continuità con le affermazioni susseguitesi in questi anni, fin dalla campagna elettorale del 2017.

Le priorità

Nei prossimi mesi l’UE dovrà gestire questioni delicate e pressanti quali la sicurezza ai confini, il futuro della pandemia e la transizione ecologica.

Tra le priorità della presidenza francese compaiono l’introduzione di un salario minimo europeo, la regolamentazione nei confronti delle multinazionali tech e la creazione di una tassa per i prodotti importati in relazione al loro impatto ambientale. Macron avanzerà anche una riforma dello spazio Schengen contro le crisi migratorie e una revisione del trattato di Maastricht, in particolare dei limiti budgetari, al fine di aumentare gli investimenti dell’Unione e la crescita economica.

Si tratta della terza volta alla presidenza per la Francia, l’ultima risalente al 2008.

Per la seconda volta l’incarico sarà in concomitanza con le elezioni presidenziali di aprile e l’ambita presidenza europea potrebbe rivelarsi una sfida per il presidente francese. Gli altri paesi dell’UE temono che dietro alle “ambizioni europee” del presidente si celino gli interessi nazionali.

Secondo The Economist un esempio di questa collisione di obbiettivi è Douai, città industriale nel nord della Francia dove sarà costruita una fabbrica dedicata alla produzione di batterie per veicoli elettrici. Con 200 milioni di euro sussidiati dallo stato grazie al green deal europeo, la realizzazione della fabbrica creerà 2000 posti di lavoro sul territorio, incarnando così l’“autonomia strategica” e la “sovranità europea” menzionati da Macron.

La diplomazia francese

Gestire la presidenza europea richiede non solo grandi visioni ma anche efficacia diplomatica. Dalla crisi dei sottomarini alle relazioni tese con le sue ex-colonie, la diplomazia francese non ha dato prova di saper mitigare le tensioni. Al contrario, scrive la rivista britannica Spiked, “il governo francese getta benzina su ogni fuoco. Reagisce ad ogni potenziale conflitto alzando il tono di voce, lanciandosi in una guerra fatta di parole e minacce”. Questo tipo di politica da parte del presidente potrebbe avere delle ragioni elettorali.

Il quotidiano australiano The Age scrive “la strategia elettorale di Macron può riassumersi nell’incrociare le armi con tutti per provare che il presidente si batte per la Francia sull’arena internazionale”.

Questione di debito

L’aumento dei prezzi dell’energia e l’inflazione sono stati la ragione degli aiuti economici statali diretti a più di 38 milioni di francesi, generando spese supplementari che ammontano a svariati miliardi di euro. La situazione economica è quasi tornata ai livelli pre-pandemia, facendo venir meno la necessità di una politica fiscale espansionista. Tuttavia, la perdita del potere di acquisto è in cima alla scala delle preoccupazioni francesi, elemento che non permette inazione. Il prezzo di gas ed elettricità è stato congelato rendendo necessario il pagamento della perdita ai fornitori. Si aggiungono i fondi versati per le imprese in difficoltà e quelli riservati alla transizione ecologica, spese in gran parte giustificate ma comunque al di là dei mezzi del paese.

L’Insee (Istituto statistico nazionale francese) annuncia un indebitamento record di più di 2800 miliardi di euro. Per il momento le condizioni favorevoli del mercato permettono queste manovre, ma è incerto fino a quando dureranno.

Le presidenziali

Appare evidente che l’Unione sarà al centro della campagna di rielezione del presidente, ma fare propaganda sull’UE si rivelerà ancora una carta vincente? Sicuramente Macron la utilizzerà come strategia per mettere alla luce i dissensi interni tra i Repubblicani prendendo alcuni voti da destra, come nel 2017. Sicuramente però la presidenza europea renderà l’operazione più complicata. Mentre sarà presentato dai media come “presidente dell’Europa”, gli altri candidati non esiteranno ad accusarlo di propaganda elettorale.

Allo stesso tempo un successo su scala europea potrebbe portarlo alla vittoria. Mela avvelenata o potenziale opportunità? L’impatto della presidenza europea sulle presidenziali francesi si giocherà nei mesi a venire.

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Classe 2001, studentessa di Scienze Internazionali e diplomatiche a Forlì. Mi piace scoprire cose nuove in giro per il mondo e mettere in pratica i miei 5 anni di liceo linguistico. Quando non viaggio cerco di scrivere di Politica ma niente di serio. Appassionata di Giustizia e Diritti, illusa sostenitrice delle cause perse.

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