Moon Knight: la serie Marvel a metà fra occulto e supereroi

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Tra le più recenti uscite Marvel, casa di produzione dei più famosi cinecomic al mondo, ma ormai anche madre di innumerevoli serie tv andate in onda sulle più svariate piattaforme, troviamo Moon Knight, miniserie in 6 episodi andata onda dal 30 marzo al 4 maggio scorsi.

La locandina di Moon Knight

Si tratta di un prodotto molto interessante, che mescola sapientemente il mondo dell’occulto e dell’Antico Egitto con l’aspetto più supereroistico e commerciale delle produzioni audiovisive attuali. Molto potente all’interno della narrazione è l’attenta disamina della malattia mentale che affligge il suo protagonista Marc Spector/Steven Grant

Due menti in un unico corpo. A queste va aggiunto anche l’avatar di Khonshu, divinità egizia che utilizza gli esseri umani per incarnarsi sulla Terra, al pari delle altre divinità del pantheon egizio. Lo scopo di Khonshu è quello di eliminare Ammit, divinità che, insieme al suo più devoto fedele Arthur Harrow, vuole giudicare (ed uccidere) tutti coloro che ancora non hanno ancora compiuto atti malvagi ma che secondo la bilancia di Ammit stesso sono destinati a farlo in futuro.

Solo così sarà possibile sradicare il male, evitando che esso venga compiuto, e raggiungere un fantomatico paradiso terrestre. Seguire questa strada implica però togliere qualsiasi possibilità di redenzione agli uomini, giudicarne il futuro ancor prima che esso avvenga e che venga data loro possibilità di decidere per loro stessi. Ed è proprio su questa traccia che la miniserie offre degli spunti estremamente interessanti sul concetto di libera scelta, anche riguardo ad azioni scorrette.

Asylum: un meraviglioso quinto episodio

La critica è quasi unanime nel sostenere che il vertice di questo lavoro risieda nel quinto episodio, una spettacolare prova attoriale per Oscar Isaac, che si trova a dover scandagliare nel passato dei due personaggi che interpreta e un esempio di esemplare scrittura.

Se infatti i primi quattro episodi risultano introduttivi e un po’ confusi, il quinto risolve molte delle incongruenze e alza incredibilmente il livello di Moon Knight. Asylum, questo il suo titolo, è un vero e proprio film, con tutti i crismi per esserlo. Un magistrale esempio di thriller psicologico, girato egregiamente e sceneggiato altrettanto bene. Il passato di Marc/Steven viene a galla per spiegare tutta la confusione psicologica nella quale si trovano i due. In questo episodio, secondo alcuni, sarebbe inoltre evidente il rimando ad un ulteriore protagonista della serie, del quale però è meglio non parlare al fine di evitare spoiler. Le teorie al riguardo però sono molto interessanti e facilmente reperibili su diversi canali YouTube. Il sesto ed ultimo episodio è invece meno riuscito e sfuma le premesse del precedente, avendo una durata addirittura inferiore alle altre puntate, pur essendo un finale di stagione.

Moon Knight: un prodotto non facile da giudicare

Moon Knight è nel complesso un lavoro molto buono, specialmente grazie ad un’interpretazione magistrale come quella di Oscar Isaac nei panni (sdoppiati) dei protagonisti. La credibilità della serie però purtroppo perde diversi punti ogni volta che vengono utilizzati degli espedienti narrativi, come i black out del protagonista, pseudo-svenimenti danteschi in chiave pop. Questi vengono impiegati per arginare i vuoti che la trama inevitabilmente lascia per strada e che sarebbe stato troppo complesso articolare in maniera dettagliata vista la loro ingente quantità. Lo spettatore più pigro li perderà facilmente di vista, ma è probabile che più di un cinefilo accanito e/o fan del mondo Marvel ne rimanga scontento.

Il rischio della miniserie

Giudicare in maniera netta un prodotto come questo è difficile, specialmente perché si tratta di una serie composta da un numero di episodi tale da poter modificare radicalmente l’opinione dello spettatore nel giro di una manciata di minuti. Una miniserie è infatti un prodotto potenzialmente molto pericoloso in termini di accoglienza di critica e di pubblico, dal momento che si tratta di un elemento ibrido, a metà fra film e serie tv vera e propria. Ed il rischio che si corre articolando una serie in soltanto 6 episodi (di circa 45 minuti ciascuno) è proprio quello di dover dire abbastanza da coprire quel determinato span narrativo, ma allo stesso tempo non dire troppo, non appesantire il lavoro, il quale sfocerebbe altrimenti in serie.

Un lavoro difficile, che non è spesso semplice compiere al netto di grossolani errori. Moon Knight ci prova: annaspa, va a fondo e risale. Figlia del suo tempo, distribuita da Disney+, la serie è ideata da Jeremy Slater e diretta da Mohamed Diab, Aaron Moorhead e Justin Benson. Si tratta di un prodotto che rappresenta pienamente l’inclinazione del cinema commerciale contemporaneo, ovvero la continua tendenza a virare verso prodotti seriali rispetto a prodotti filmici puri. A ciò si aggiunge però il necessario per poter effettuare un discreto salto di qualità.

E questo dobbiamo riconoscerglielo.

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About Author

Classe 00. Nata a Fano, dopo la maturità classica ho deciso di spostarmi nella città che più amo al mondo, Roma, per seguire il corso di lingue alla Sapienza. Studio lingua, storia e letteratura russa, ma odio il freddo. Adoro il cinema oltre ogni cosa e infatti mi sto diplomando in Critica e Giornalismo Cinematografico presso Sentieri Selvaggi. Insieme a due mie amiche ho dato vita al festival culturale per giovani "SayFest Fano". Adoro mangiare, vivere per un po' in giro per l'Europa e scrivere poesie.

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