SCO: come si coopera anche al di fuori dell’Occidente

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Come nasce

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) si sviluppa agli albori del nostro millennio, in un quadro di riassestamento dei rapporti geopolitici globali. Ai sei Paesi fondatori ovvero Cina, Russia, Kazakhistan, Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan, si sono aggiunti nel 2017 India e Pakistan.

Nonostante l’ufficializzazione avvenuta nel 2001, l’Organizzazione è frutto di una crescente interazione a seguito della Guerra Fredda, volta principalmente a coordinare piani militari e di sicurezza per rispondere alle crescenti minacce regionali (terrorismo ed estremismo).

La sua struttura istituzionale è prettamente intergovernativa e sono dunque le stesse autorità nazionali a riunirsi per concordare linee di azione comuni da mettere in atto. In particolare, è il Consiglio dei Capi di Stato a individuare le tematiche prioritarie e le modalità di risoluzione durante il summit annuale. Ad occuparsi della sfera economica è invece il Consiglio dei Capi di Governo. Il Consiglio dei Ministri degli Esteri, infine, dà continuità alla cooperazione occupandosi delle questioni dell’agenda.

L’organo permanente della Struttura Regionale per l’Antiterrorismo (RATS) testimonia le principali finalità che hanno portato alla consolidazione dell’organizzazione. Nel tempo però la cooperazione si è estesa alle sfere politica, economica e culturale.

L’ultimo Summit della SCO

L’ultimo summit dell’Organizzazione, tenutosi tra il 15 e il 16 settembre 2022 a Samarcanda (Uzbekistan), ha posto le basi per importanti sviluppi interni e per le relazioni con l’Occidente.

Una svolta centrale è il passaggio dell’Iran da Observer State a futuro membro della SCO, con l’approvazione della richiesta presentata nel summit dello scorso anno a Dušanbe (Tagikistan).

Si tratta della prima adesione di Tehran a un blocco regionale a seguito della Guerra Fredda. Questo indica da un lato la sua crescente influenza nelle dinamiche internazionali, dall’altro il supporto strategico conferitogli da un’organizzazione che include metà della popolazione mondiale e rappresenta il 25% del suo PIL.

Questa concessione potrebbe complicare ulteriormente i rapporti della regione con gli attori internazionali chiave, considerata la forte retorica antioccidentale del nuovo Paese ammesso. Approvando la richiesta di adesione, infatti, la SCO sembrerebbe non riconoscere le sanzioni inflitte all’Iran principalmente da Stati Uniti e Nazioni Unite.

Inoltre, è interessante notare le tempistiche della decisione di Samarcanda, presa in un periodo di forti proteste nella regione iraniana, scatenatesi a seguito della morte di Mahsa Amini. Questo episodio è legato a un regime islamico piuttosto rigido, in cui la cosiddetta “polizia morale” svolge ancora un ruolo significativo.

L’alleanza tra Mosca e Pechino

L’alleanza tra Putin e Xi Jinping svolge, in particolare, un ruolo cruciale nel definire la posizione della SCO nel quadro internazionale.

A sinistra dell'immagine, Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, mentre a destra, Vladimir Putin, Presidente della Russia. Risale al 15 Settembre 2022, primo giorno del Summit annuale della SCO, tenutosi a Samarcanda.
Xi Jinping e Putin al Summit della SCO a Samarcanda.
(credits: https://www.aljazeera.com/)

I motivi che sorreggono le relazioni tra i due Paesi trascendono la retorica antioccidentale. La Cina rappresenta infatti un partner commerciale chiave per la Russia, in quanto non affetta da quelle misure di condizionalità che solitamente caratterizzano gli altri scambi (in particolare quelli con l’Unione Europea). La mancata imposizione di vincoli politici permette alle due potenze di interagire in diversi campi, compreso quello militare.

La rilevanza della Russia all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai e i suoi rapporti con Pechino fanno pensare a un possibile schieramento dell’organizzazione a favore di Mosca nella guerra in Ucraina.

Nonostante Pechino abbia concesso un supporto relativamente contenuto a Putin nella prima fase della guerra, quest’ultima non ha assolutamente ostacolato le loro dinamiche economiche e commerciali.

“Non ci sono ostacoli allo sviluppo delle relazioni, che sono multifattoriali e ramificate”

Dmitry Peskov, portavoce di Putin

Il futuro della SCO

Considerando i recenti sviluppi del gruppo di Shanghai, emerge chiaramente la necessità per le istituzioni internazionali e gli attori occidentali di tenere sempre più in considerazione i movimenti di quella che ad oggi è la più larga organizzazione regionale.

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai racchiude le voci dei più influenti leader euroasiatici, i cui Paesi stanno acquisendo un peso sempre più rilevante. Oltre all’allargamento nei confronti dell’Iran, è iniziata la procedura per inserire Bahrein, Birmania, Kuwait, Maldive, e Emirati Arabi Uniti tra i Dialogue Partners. Questi andrebbero ad aggiungersi a Sri Lanka, Turchia, Cambogia, Azerbaijan, Nepal, Armenia, Egitto, Qatar e Arabia Saudita. Inoltre, anche la Bielorussia è pronta a firmare i documenti per una futura adesione, che la porterebbero a lasciare lo status di Observer State appartenente anche ad Afghanistan e Mongolia.

“Le relazioni tra Stati sanzionati da parte degli Stati Uniti, come Iran, Russia o altri Paesi, possono far superare molti problemi e renderli più forti”

Ebrahim Raisi, Presidente dell’Iran

Fare luce su forme di cooperazione quali la SCO ci permette di considerare prospettive alternative a quelle occidentali. Potrebbe infatti concretizzarsi la legittimazione di obiettivi sensibili per quest’ultime, come l’ambito riconoscimento di Taiwan come territorio cinese.

Il futuro riserva molte sfide al sistema internazionale e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai sembra ergersi a portavoce di un centro di potere che potrebbe contribuire ulteriormente a minare lo scenario unipolare sorretto dagli Stati Uniti.

Share.

About Author

Sono Mirna Toccaceli, studentessa della facoltà di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’ateneo di Bologna. Ritengo l’interazione multiculturale fondamentale perché, oltre a fornirci una prospettiva più matura e critica, è indubbiamente fonte di arricchimento personale. Sono, inoltre, particolarmente sensibile alla tematica della sostenibilità, in quanto percepisco l’urgenza di una nostra riconnessione con gli equilibri ed i ritmi della natura.

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti