“I fiori avranno tempo per me”: come la storia di una donna diviene corpo e carne

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I fiori avranno tempo per me, per noi, per tutti. Spiegare la violenza è complesso. Raccontare una storia di violenza è impossibile. Ogni parola, dalla più semplice alla più arguta, è sempre sbagliata. “È una storia vestita di nero” cantava De Andrè; la nostra è vestita di rosa, come il colore dei fiori, come il fiocco di una bambina sulla culla. Il 25 novembre non è rosa, ma è tutti i colori dell’arcobaleno. È la rinascita, la lotta, la vita. Antonio Tucci, regista e drammaturgo di Ortona, con lo spettacolo I fiori avranno tempo per me rende omaggio alla storia reale di una donna vera e nel farlo non sceglie la parola, ma la poesia del corpo. 

I fiori avranno tempo per me: la regia di Tucci non necessita di parole

Diretto da Antonio Tucci con Alberta Cipriani e realizzato in collaborazione del centro antiviolenza “Non sei sola” di Ortona e il comitato pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Chieti, I fiori avranno tempo per me non ha bisogno di nulla. Un letto, una bacinella, piatti, fiori. Pochi ingredienti che costruiscono una danza lungo una dimensione reale e onirica, nell’amara consapevolezza che di storie come queste ce ne sono tante, troppe. Il regista ripercorre la vicenda di una donna e nel farlo non usa le parole, ma il corpo. Il palcoscenico entro cui si articola la trama diviene il teatro di vita nella sua crudezza ed essenzialità; il corpo si fa carne, il silenzio si fa grido. Allo spettatore non è dato sapere chi, cosa, come, ma solo il perché; perché è fondamentale raccontare la storia di una violenza subita, del coraggio di scappare e della forza di rinascere. 

Alberta Cipriani in I fiori avranno tempo per me di Antonio Tucci. Foto di Iorela Mimiteh

Finalmente gli alberi mi toccheranno

L’attrice non parla. Il teatro di Tucci lascia spazio alla nudità di un corpo, allo stesso corpo violentato e umiliato da un chi senza nome. Cipriani, con grande maestria, entra a pieno nel significato viscerale che riguarda tutti, di quella violenza che non è solo fisica, ma soprattutto psicologica. L’umiliazione, il rimprovero, la sottomissione: non serve la voce per spiegare una realtà universale. La vita di una donna è protagonista di uno spettacolo che non parla, ma entra direttamente dentro l’animo di chi guarda. Le musiche e il gioco di luci danzano assieme all’attrice che si bagna delle sofferenze e dei dolori subiti da ogni donna umiliata. I fiori avranno tempo per me non è uno spettacolo, è la vita di una donna a cui è stata sottratta per anni la parola, ma che ha saputo scorgere la bellezza della luce infondo all’oblio.

Io sono verticale (1961) 

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath
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About Author

Asia Vitullo, abruzzese, classe 1997. Laureata in Filologia Moderna ad Urbino, proseguo il mio cammino tra i letterati, un po’ come il protagonista di Midnight in Paris, sorseggiando un tè e sognando la Torre Eiffel. Adoro il cinema, il teatro e gli ossimori. La mia più grande fonte di ispirazione è Pier Paolo Pasolini e vivo nella speranza di poter dare ancora una voce alle sue parole.

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