Cop27, il clima non aspetta

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Tra le molte polemiche, la Cop 27 a Sharm el-Sheikh si è conclusa il 20 novembre dopo 2 settimane di lavori.

Una conferenza delle parti iniziata in un clima internazionale molto diverso rispetto a quello di Glasgow 2021. Nella bilancia delle priorità l’emergenza provocata dalla guerra ha avuto la meglio su quella climatica e i risultati di questa Cop ne risentono.

Il problema principale di ogni paese è garantirsi le fonti energetiche per sopravvivere sganciandosi dal gas russo. Questo comporta mix energetici con un rialzo delle fonti di energia “sporca” a discapito di quelle rinnovabili. Ciò che conta nell’interesse nazionale è la necessità immediata di raggiungere la “sicurezza energetica” facendo passare in secondo piano la sostenibilità.

L’obbiettivo definito a Parigi di contenimento dell’aumento di temperatura al di sotto degli 1,5° risulta ormai piuttosto irrealistico perché significherebbe dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030.

Loss and damage

Ha fatto notizia il raggiungimento di un accordo per l’istituzione di un sistema loss and damage. Un fondo per aiutare i paesi più poveri e più colpiti dal cambiamento climatico, finanziato dai paesi più ricchi, responsabili della maggior parte delle emissioni. Questa compensazione basata sulle responsabilità non ha incontrato il favore di quei paesi che i fondi dovrebbero versarli, alimentando un dibattito che va avanti da più di dieci anni. Infatti, l’idea di istituire un fondo risale alla Cop di Copenaghen del 2009, ma se nel corso del tempo formalmente si è giunti ad accordi, questi non sono stati attuati sul piano operativo.

Sembra che la cosa sia destinata a ripetersi, l’accordo della Cop 27 è abbastanza vago quanto a modalità di erogazione dei fondi, versamenti e paesi destinatari. Inoltre, chi assicura che gli impegni presi dai paesi ricchi vengano poi mantenuti? Non c’è nessun diritto internazionale in ambito climatico che sanzioni la loro irresponsabilità.

Combustibili fossili

Per quanto riguarda i combustibili fossili pochi sviluppi per la riduzione del loro impiego, il testo finale contiene solo un riferimento alla necessità di ridurre le emissioni.

«Gli amici sono veramente amici solo se ti dicono cose che non vorresti sentire. Siamo nel decennio in cui o si fa qualcosa o siamo spacciati, ma ciò che abbiamo davanti a noi non è un passo avanti sufficiente per le persone e il pianeta» Timmermans, vicepresidente della Commissione europea.

Gli effetti della guerra si vedono nelle bollette mentre quelli dell’emergenza climatica rimangono circoscritti alle notizie e finché non ci coinvolgono direttamente il nostro interesse è abbastanza scarso.  

Ma se guardassimo un bilancio dei danni e delle vittime del cambiamento climatico solo quest’anno, ci renderemmo conto che non c’è più tempo.

Procrastinare azioni concrete è un lusso che non ci possiamo più permettere.

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About Author

Classe 2001, studentessa di Scienze Internazionali e diplomatiche a Forlì. Mi piace scoprire cose nuove in giro per il mondo e mettere in pratica i miei 5 anni di liceo linguistico. Quando non viaggio cerco di scrivere di Politica ma niente di serio. Appassionata di Giustizia e Diritti, illusa sostenitrice delle cause perse.

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