sabato, 14 Marzo 2026

UE-Mercosur: un accordo (non solo) commerciale e un test per l’Unione

Il 9 gennaio il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera all’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur. Un’intesa firmata a novembre dalla Commissione, dopo oltre venticinque anni di negoziati, presentata come un successo commerciale. Il tempismo, però, non è neutrale. La spinta decisiva all’approvazione dell’accordo, in Commissione e soprattutto in Consiglio, va ricercata nel ritorno della politica tariffaria statunitense, che ha restituito all’intesa UE-Mercosur un valore che va oltre il commercio. L’accordo si inserisce così nel tentativo europeo di diversificare i propri partner economici e, al tempo stesso, di lanciare un messaggio politico: difendere il multilateralismo e il libero scambio in una fase segnata dal ritorno del protezionismo.

Ma è al Parlamento europeo che si giocherà la partita decisiva, e l’istituzione ha già adottato un provvedimento volto a rallentarne l’iter. Si profila dunque uno scontro istituzionale tra Commissione e Parlamento.


Un accordo che non è più solo commerciale

Nato come accordo prevalentemente commerciale, il negoziato tra l’Unione Europea e il Mercosur, il blocco sudamericano che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, ha progressivamente inglobato una serie di elementi politici, sociali e ambientali. Alla riduzione delle tariffe su circa il 90% dei beni scambiati si affiancano impegni sulla sostenibilità, sugli standard produttivi e sulla cooperazione politica.

Questa estensione è diventata così rilevante da spingere la Commissione a spacchettare l’accordo in due strumenti distinti: l’Accordo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e l’Accordo commerciale ad interim (iTA). La divisione è stata anche strategica. Il primo dovrà essere ratificato dai parlamenti nazionali, con conseguente proroga dei tempi. Il secondo, rientrando nella competenza esclusiva dell’Unione, richiede solo il voto del Parlamento europeo e potrebbe entrare in vigore molto più rapidamente.

L’impatto commerciale dell’accordo riflette le differenze strutturali tra le due aree. I Paesi del Mercosur aumenterebbero le esportazioni agricole; l’Unione quelle manifatturiere. La bilancia commerciale pende nettamente a favore dell’Unione europea. Automobili, macchinari, fertilizzanti e prodotti chimici hanno un valore aggiunto superiore rispetto alla carne, ai cereali o allo zucchero.

Eppure, il fronte più ostile all’accordo è quello europeo. Non per anti-globalismo ideologico, ma per una frattura interna profonda: quella del settore agricolo. Da anni agricoltori e governi denunciano una concorrenza ritenuta sleale, poiché i produttori sudamericani non sarebbero soggetti agli stessi standard ambientali, sanitari e sociali. Una critica che mescola due dimensioni: da un lato preoccupazioni legittime sulla sostenibilità, dall’altro la difesa di un settore fortemente protetto e sovvenzionato. Circa un quarto del bilancio UE è destinato alla Politica Agricola Comune.

La scorciatoia dell’applicazione provvisoria

Il passaggio al Parlamento europeo apre la fase più incerta. Le lobby agricole hanno storicamente un peso notevole a Strasburgo, sproporzionato rispetto alla rilevanza del settore nell’economia europea (circa l’1,2% del PIL dell’UE). Non a caso, il primo atto del Parlamento è stato quello di chiedere il parere della Corte di giustizia sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati europei, contestando in particolare la suddivisione dell’accordo in due parti, con la conseguente elusione del voto dei parlamenti nazionali nella ratifica della parte commerciale, nonché il meccanismo di riequilibrio, clausola che permetterebbe a una delle due parti di richiedere “una compensazione” qualora la controparte approvasse misure che eliminino di fatto i vantaggi derivanti dall’accordo, anche se non direttamente in contrasto con gli obblighi previsti dallo stesso. Con questo rinvio, l’accordo potrebbe rimanere congelato per anni o costringere a riaprire i negoziati.

Una prima risposta che sta prendendo voga in Commissione è quella di procedere comunque con l’applicazione provvisoria dell’iTA, la parte commerciale, che avverrebbe alla prima ratifica dell’accordo da parte di uno dei Paesi membri del Mercosur (probabilmente con il Paraguay a marzo) e previo voto a maggioranza qualificata del Consiglio. L’applicazione provvisoria è formalmente legittima, ma comporterebbe un forte scontro istituzionale. Far partire l’accordo mentre il Parlamento ne contesta la base giuridica significherebbe trasformare un voto futuro in una ratifica ex post e spostare ancora una volta il baricentro decisionale verso l’esecutivo europeo, riaprendo il tema del deficit democratico che affligge da sempre l’Unione.

Uno scontro evitabile?

Ciò che si profila nel prossimo futuro è uno scontro politico tra Commissione e Parlamento europeo che rischia di offuscare, di fatto, i meriti dell’accordo. Da una parte, la Commissione potrebbe forzare la mano, sia per le pressioni dei Paesi favorevoli, sia per non perdere credibilità di fronte ai partner sudamericani, che hanno spinto con forza per un’intesa attesa da oltre venticinque anni. Una scelta del genere avrebbe però conseguenze politiche interne rilevanti.

Dall’altra parte, il Parlamento si conferma ancora una volta come luogo in cui gli interessi di settore tendono a pesare più di una visione complessiva dell’interesse europeo. Eppure, nel contesto geopolitico attuale e nella situazione economica dell’Unione, l’approvazione dell’accordo appare difficilmente eludibile e, sotto molti aspetti, una scelta di buon senso.

Un compromesso, seppur improbabile, può essere spinto per una sentenza celere della Corte di giustizia europea. Se la decisione della Corte arrivasse entro giugno, si potrebbe ancora avere il voto del Parlamento europeo entro l’anno, così da rispettare un iter decisionale rispettoso di tutte le istituzioni, e allo stesso tempo potersi presentare come partner commerciali credibili.

Carlo Sapienza
Carlo Sapienza
Classe 1998. Nato nella bassa modenese, nel paesino di San Felice sul Panaro, dove la nebbia mi ha insegnato ad aguzzare la vista, e la pianura a spaziare con la mente. Qualità che mi servono nella mia carriera di relazioni internazionali.

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