Browning: Uomini comuni

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Christopher Browning, attraverso “Uomini comuni”, ripercorre la storia del Battaglione 101.

Il Battaglione 101, un gruppo di uomini che ha preso parte allo sterminio ebraico. Il comandante era il maggiore Wilhelm Trapp, i suoi due capitani Wolfgang Hoffman e Julius Wohlauf. Il 13 luglio del 1942 il Battaglione 101 fu il fautore dell’eccidio a Józefów, il primo di una tormentosa serie.

Alla metà di marzo 1942, circa il settantacinque-ottanta per cento di tutte le future vittime dell’Olocausto era ancora in vita, mentre il venti-venticinque per cento era morto. Undici mesi più tardi, alla metà di febbraio del 1943, il dato percentuale si era esattamente capovolto. L’apice dell’Olocausto, dunque, fu raggiunto con una breve, intesa ondata di massacri.

Christopher Browning, “Uomini comuni”, prefazione

Violenza e storia

Christopher Browning, noto storico, in “Uomini comuni” analizza i crimini del Battaglione 101 relativi alla Shoah. Delinea una valutazione che parte dalla prospettiva dei carnefici. L’autore ripercorre le reazioni e i comportamenti dei componenti del Battaglione, “uomini comuni” coinvolti nella “soluzione finale”.

I massacri si susseguono, e gli uomini, partecipi di una quotidiana crudeltà, sono stati arruolati per necessità: questi vivono la normalizzazione della violenza. La brutalizzazione è burocrazia, le uccisioni numeri: la procedura operativa corrente, come la chiama Browning.

Come avvenne che, nell’estate del 1942, un battaglione di riservisti di polizia di mezza età si trovò investito dell’incarico di fucilare circa millecinquecento ebrei nel villaggio polacco di Józefów?


Christopher Browning, “Uomini comuni”

Il Battaglione 101: reazioni e comportamenti

Browning riporta gli avvenimenti in ordine cronologico, inserendo anche i commenti degli interrogatori. Focalizzando la propria attenzione sul pluralismo comportamentale, lo storico adotta una lente sociopsicologica. Le reazioni molteplici descrivono le diversità che emergono in un tale contesto, ove la morale singola è inglobata dalle regole del branco. L’individualità è subordinata al conformismo di gruppo.

A Józefów solo una dozzina di uomini su un battaglione di circa cinquecento aveva risposto istintivamente alla proposta di Trapp di fare un passo avanti per non essere coinvolti nel massacro imminente. Perché furono così pochi quelli che dall’inizio dichiararono di non voler uccidere?

Christopher Browning, “Uomini comuni”

Browning considera più elementi: l’elemento sorpresa” è il primo fra questi. A seguire c’è la spinta al conformismo, cioè l’identificazione dei poliziotti con i compagni e il forte impulso a non uscire dai ranghi. Non c’era ancora conoscenza tra loro, nessuno vuole staccarsi e mostrarsi troppo debole. Il desiderio d’accettazione antecede il resto. Non è un essere buoni, ma un essere troppo deboli agli occhi del gruppo. Interrogati, i componenti del Battaglione giustificano sé stessi, ricercando una mancanza di scelta, un’impossibilità a fare diversamente.

La Täterforschung, la storia riguardante i crimini nazisti

Forse i riservisti del 101 non avevano consapevolmente sorbito le dottrine antisemite del regime, ma pare che avessero perlomeno accettato di considerare gli ebrei come nemici. È tale immagine che fece leva il discorso mattutino del maggiore Trapp: i poliziotti dovevano tenere a mente, mentre fucilavano donne e bambini ebrei, che in Germania il «nemico» uccide con le bombe donne e bambini tedeschi.

Christopher Browning, “Uomini comuni”

La Täterforschung è una sotto-disciplina nell’ambito degli Holocaust Studies, gli studi sulla Shoah. In questo campo si contraddistingue Daniel Codhagen con “I volenterosi carnefici di Hitler”.

In un controverso dibattito sulle motivazioni dei perpetratori, Coldhagen e Browning si contrappongono:

Coldhagen afferma che l’interpretazione sociopsicologica è «astorica» e che coloro che la sostengono «vorrebbero far credere che qualunque gruppo di persone, a prescindere dalla collocazione sociale e dalle convinzioni personali, potrebbe essere catapultato nelle stesse circostanze e comportarsi nello stesso identico modo verso un gruppo qualunque di vittime». Questa descrizione confonde le indagini sperimentali con le successive applicazioni dei risultati ottenuti da parte degli studiosi.

Christopher Browning, “Uomini comuni”

Stanley Milgram: “l’obbedienza all’autorità”

Browning, in “Uomini comuni”, esamina la teoria di Milgram. Stanley Milgram, psicologo e ricercatore statunitense, è artefice di una serie di esperimenti sull’”obbedienza all’autorità“.

Lo scopo è valutare la resilienza del singolo rispetto alla figura autoritaria. I volontari, inconsapevoli, sono portati a prendere parte a una falsa azione. Un’autorità scientifica impone loro di infliggere una serie di finte scariche elettriche su una vittima che recita il suo ruolo. L’esito dimostra come la maggior parte sia incline all’obbedienza: secondo Stanley è la socializzazione a comportare la deferenza. In una società che vige su un sistema gerarchico, l’individuo segue il capo. Se, come denota Browning, è impossibile riprodurre il contesto di gruppo del Battaglione 101, è vero che Milgram dimostra come autorità e conformismo si rafforzino reciprocamente.

Browning e Bauman, ruolo sociale e singolo

Zygmunt Bauman, pater della “modernità liquida”, parla dell’essere umano e della sua tendenza a scivolare nei ruoli sociali designati. Browning, tramite “Uomini comuni”, indaga e suppone le ragioni alla base del “più grande genocidio della storia umana”.

La conclusione dello storico è fortemente pessimista: chiunque può divenire carnefice. Su tale presupposto, vede una società in cui “la guerra e il razzismo sono onnipresenti”.

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Iscritta al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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