“I believe that an entire nation should not be judged by the wrongdoings of a few extremists”.
Marjane Satrapi ama l’Iran, la sua madre patria, casa e famiglia. Marjane ama un Iran che ha conosciuto per quattordici anni, quando la famiglia le paga un biglietto di sola andata per l’Austria, proteggendo una figlia che parla, sotto un regime che la vuole silente. Satrapi grida, soffre, la sua voce si mischia al rumore di una nazione che crolla. Scrive e disegna, imparando dal dolore. Racconta con gli occhi di una bambina vivace e tenace. Racconta di un prima e un dopo: il 1979, anno che segna il passaggio dall’assetto monarchico a quello repubblicano.
Così prende i natali Persepolis (2000), opera fumettista separata in due volumi: infanzia e giovinezza. Satrapi è mossa da un intento preciso: mostrare all’Occidente il volto umano di un popolo associato alla violenza morale. Usa la voce più ancestrale per farlo: il disegno. Persepolis è un successo mondiale, coronandola come l’autrice iraniana più venduta. Quando il fumetto diventa animazione, nel 2007, Satrapi raggiunge un nuovo incredibile traguardo in quanto prima donna ad essere nominata per la categoria Best Animated Feature agli 80esimi Academy Awards.
Ma quel titolo, Persepolis, rimanda alla necessità che ha mosso per prima le mani di Marjane Satrapi. La capitale dell’impero persiano, splendido crocevia di ricchezze e culture, glorioso fantasma di racconti eroici. L’Iran che Marjane piange.
The little girl has grown up: Persepolis 1
Classe 1969, Satrapi cresce in un contesto medio-borghese, all’interno di una famiglia attiva politicamente e in supporto alle dimissioni dello Shah iraniano. L’infanzia in Persepolis unisce lutto e fantasia. Marjane imita marce giocando con i suoi coetanei e sogna di diventare profeta. Ma il tempo del gioco è scandito dalla brutalità che riecheggia tutt’attorno. Marjane assiste ai corpi tumefatti sotto le macerie, sente il rimbombo dei missili quando l’Iran dichiara guerra all’Iraq. Origlia tra le pareti di casa i racconti delle torture subite di chi è scampato alla prigionia politica.
Marjane con l’innocenza di una bambina si interroga sul proprio privilegio, si indigna a non avere un eroe di guerra in famiglia, ma quando una compagna le risponde “meglio un padre vivo che eroe” ritorna sui suoi passi. Insaziabile di conoscenza, spronata da una famiglia che le permette di chiedere e capire, la Marjane bambina non smette di porre domande, non si limita ad osservare ma nella segretezza della cameretta interroga il suo dio. A volte, purtroppo, non c’è risposta al dolore.
Persepolis è un dipinto fragile e trasparente come vetro. Come si interiorizza la violenza quando hai dieci anni?
Il primo volume accompagna il lettore fino ai quattordici anni di Marjane. L’adolescenza è scandita da fugaci visite al mercato nero per scovare audiocassette di gruppo rock occidentali. La resistenza è composta da spille di Michael Jackson appuntate su un giubbotto di jeans. La guerra innesta un bisogno di ribellione, di vivere il pungolo delle prime cotte, di indossare sneakers e pensarsi donna. Ad accompagnare il tumulto interiore tipico dei quattordici anni non sono ramanzine materne, ma il rigido controllo di milizie etiche, che picchiano, che rapiscono. Che uccidono. Quando le bombe colpiscono il palazzo dirimpettaio e Marjane a scuola fa uso di quella voce e quella educazione che ha maturato in casa, i suoi genitori si vedono costretti a misure cautelari estreme.
Marjane parte per l’Austria. Lei che ha sfilato di nascosto durante la manifestazione poi conosciuta come Venerdì Nero, che ha svuotato il vino di contrabbando nel gabinetto di casa, che ha letto, studiato, chiesto, vissuto. Lei che a soli quattordici anni ha dovuto dare un senso alla guerra ora lascia il suo paese. L’ultima immagine ad accompagnarla è il corpo svenuto di suo madre.
Non potevo andare. mi girai per vederli un’ultima volta. Sarebbe stato meglio se me ne fossi solo andata via.

An act of freedom: Persepolis 2
La permanenza austriaca è metamorfosi. Marjane si vede mutare in un nuovo essere, nella nuova fisionomia di un corpo che cresce, nella riga di eyeliner sopra le ciglia, nelle sigarette fumate a metà per tentare di essere accolta socialmente tra i coetanei austriaci. Sgusciare fuori dalla propria pelle richiede un caro prezzo. Marjane passa di casa in casa, mal adattandosi a un contesto culturale che ha del suo paese una pessima opinione: dichiararsi di nazionalità iraniana diviene stigma.
Si ritrova in un paese che ha appena attraversato una rivoluzione sessuale contrariamente al rigido controllo morale iraniano. Scopre con difficoltà l’interazione con gli uomini e la propria sessualità, navigando sensazioni contrastanti: da un lato il fascino della libertà europea, dall’altro la logorante distanza dalla propria famiglia. Marjane neo diciottenne deve cavarsela da sola, non c’è sua madre a carezzarle i capelli dopo la prima rottura amorosa, né sua nonna a complimentarsi per averne dette quattro a quel bifolco razzista seduto sul tram. Questa spaccatura emotiva culmina in un atto di fuga: Marjane lascia la casa di Frau Heller, la sua terribile affittuaria, scappando da un crescente senso di sconforto. Per quasi tre mesi vive per strada, salendo sui tram per scaldarsi e di notte cercando rifugio dove possibile. Quando una bronchite contratta per il freddo le costa quasi la vita Marjane prende una scelta difficile: tornare in Iran.
Quello che dovrebbe essere un gioioso ritorno assume ben presto i tratti di una dolorosa presa di coscienza. Satrapi avverte i sussurri dei morti di guerra tra i frammenti dei palazzi in costruzione. Quattro anni di assenza vengono colmati da un’unica conversazione con suo padre che la mette al corrente delle atrocità che hanno nuovamente spezzato il paese. Basteranno quelle parole per incidere su una psiche stanca. Marjane si è lasciata alle spalle una guerra per poi doverne combattere una interiore, tentando di interiorizzare qualcosa di enormemente più grande. E non basta il sorriso dell’amico d’infanzia Kia a rasserenarla, quando la vista delle sue gambe martoriate riporta Marjane agli anni di guerra.
WHEN i WAS IN VIENNA, MY LIFE DIDN’T MATTER TO ANyONE AND THAT OBVIOUSLY HAD AN EFFECT ON MY OWN SELF-ESTEEM. | WaS REDUCED TO NOTHING. I THOUGHT THAT If I’m COMING BACK TO iRAN, THIS WOULD CHANGe
La permanenza in Iran è la passeggiata di un funambolo. Le restrizioni morali divengono sempre più estreme, costringendo le donne a creare luoghi di ritrovo, dove nella sicurezza di quattro mura possono esistere rossetti, abiti aderenti, musica e socialità. Marjane si ricostruisce, ritrova parti di sé. Ma non è libera, costantemente sottoposta a censure, divieti, obblighi e pericoli. Nel 1994, a quasi sei anni dal suo ritorno, Satrapi prende con sofferta consapevolezza la decisione di espatriare in Francia. Questa volta può voltarsi in aeroporto e salutare suo padre e sua madre. Nessuno sviene. Ma anche la libertà si paga a caro prezzo.
Perché leggere Persepolis
Marjane satrapi si racconta strato per strato, nei suoi pensieri intrusivi, negli errori, nella paura, nel dolore, nelle risate arrochite dalle troppe sigarette. Nei suoi fumetti, lineari, bianchi e neri, si articola una storia geo-politica, familiare, nazionale difficile da dipanare. E Satrapi non pretende di farlo, ci mostra quella matassa aggrovigliata, quei nodi sottili e indistricabili.
Persepolis è storia ed è racconto. Diretto, crudo, personale. Il razzismo subito, la poca clemenza ricevuta sono disegnata senza giudizio o rancore. Marjane odia il riduttivistico assetto del pensiero contemporaneo. Quello che genera poche stramature d’interpretazione, contro ciò è la sua battaglia. Voglio farvi conoscere il mio Iran, ma senza impreziosirlo. E a pochi mesi dalla sua dipartita, risuona dolorosa il suo affermare: rivedrò Theran solo da morta. Si è spenta di tristezza, riporta la famiglia, la tristezza per un marito perso nel 2025. Quella tristezza forse in Marjane non si è mai spenta, al lutto e alla perdita non si fa l’abitudine. Si ispessisce il tessuto sul cuore a furia di rimarginare ferite. Persepolis parlerà per sempre, sopravvivrà forse per vedere un nuovo Iran rinascere, come sperava Marjane. Nel frattempo noi possiamo onorarla nel modo migliore: leggendo. Grazie Marjane. Grazie Persepolis.
