Oriana Fallaci è stata una scrittrice, giornalista e attivista italiana fiorentina; il suo esordio nel giornalismo è avvenuto soprattutto intorno agli anni 60.
Conosciuta dai giovani principalmente per via di ciò che scrisse negli ultimi dieci anni della sua vita, dall’11 settembre 2001 in poi, che fu oggetto di critiche e polemiche; ma Oriana non è stata solo questo.
Il padre antifascista coinvolse la figlia giovanissima nella resistenza come staffetta, visse quindi i drammi della guerra nel corso dell’occupazione di Firenze da parte dei tedeschi.
Non riuscendo a terminare gli studi all’università, si dedicò fin da subito al giornalismo, iniziando ad esordire in diversi giornali italiani, fino ad arrivare nel 1951 a scrivere il suo primo articolo per l’Europeo.
Si trasferì a Roma in quella che era l’epoca della dolce vita.

Una donna dalla personalità complessa

Oriana fu una donna straordinaria, inventò un modo tutto suo di scrivere e intervistare, entrò a far parte di un mondo, quello del giornalismo, che alle donne dell’epoca era precluso, ebbe posizioni radicali e non fu per niente politicamente corretta e per questo subì forti contestazioni e attacchi.
Gli occhialoni, le sigarette, i suoi cappelli e il suo pessimo carattere la fecero diventare ben presto un personaggio.
Scrivere un pezzo su Oriana Fallaci risulta davvero difficile, in modo particolare rappresentarla in tutte le sue sfaccettature.
Riesce ad affascinare ed incantare i suoi lettori, molto probabilmente per questa sua continua ricerca della verità che non tradisce mai; l’oggettivo svanisce per lasciare spazio ad una scrittura che racconta ciò che è stato visto con gli occhi e ciò che si crede davvero con una spietata soggettività.
Quando leggi i suoi libri non puoi far altro che amarla ed odiarla, ti risulta difficile non prendere posizione davanti al controverso; si racconta in ogni pagina, facendo emergere ogni aspetto della sua personalità complessa e le sue avventure hanno come sfondo una vita multiforme.
Lei che si era trasferita a Manhattan, quando gli chiedevano quale fosse il suo Paese rispondeva Firenze, non Italia “perché non è la stessa cosa”.

I reportage

Nel 1961 scrisse “Il sesso inutile”, un reportage sulla condizione della donna in Oriente e Medio Oriente. Gli anni del 1967 e 1968 furono i più importanti per la sua carriera, ottenne di essere inviata in Vietnam e fu l’unica giornalista italiana ad essere presente al fronte; da questa esperienza nasce il libro “Niente e così sia”.
Negli anni Settanta si affermò come grande giornalista politica, riuscendo ad intervistare i più potenti della terra; interviste raccolte nel libro “Intervista con la storia” filtrate dalle proprie posizioni ed ideologie.
Mi hanno colpito particolarmente due dei suoi libri, “Lettera ad un bambino mai nato” del 1975, quando in Italia si discuteva di legge sull’aborto e “Un uomo”.
I libri parlano di lei, dei suoi due aborti spontanei e della relazione avuta con Panagulis, leader della Resistenza greca, di cui si innamorò dopo averlo intervistato.

Oriana e l’islam

Nel 1990 nasce “Insciallah” dove parla della guerra civile in Libano e del fondamentalismo islamico; durante gli ultimi anni si ammala di cancro che viene definito da lei stessa “l’Alieno”.
Dopo l’attentato alle torri gemelle scrisse un lungo articolo per il Corriere della Sera intitolato “La rabbia e l’orgoglio” con cui accusò l’Occidente e l’Europa di non aver avuto abbastanza coraggio nei confronti dell’Islam, l’articolo era politicamente violento e creò diversi dibattiti, fu accolto da molti come sfogo razzista e poco lucido, mentre da altri come la semplice verità nascosta da correttezza politica.
Nell’estate del 2006, gravemente malata morì a Firenze. Concluse la sua carriera con la seguente frase “Apro la mia boccaccia. E dico quello che mi pare”.

 

Giada Luperini