martedì, 21 Aprile 2026

“Klara and the Sun”: l’intelligenza artificiale e l’umano

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è passata dalla fantascienza alla quotidianità. Assistenti virtuali, algoritmi e robot sempre più sofisticati stanno ridefinendo il rapporto con la tecnologia, elemento fondativo della società odierna. Pertanto, diviene necessario porsi interrogativi nuovi: dov’è il confine? E, risalendo all’origine: che cos’è l’umano? In questo contesto, il libro Klara and the Sun, di Kazuo Ishiguro, propone una riflessione sorprendentemente intima e insieme collettiva: cosa succede quando si affida a una macchina il compito di comprendere, o persino sostituire, l’essere umano?

Un robot che osserva gli esseri umani

Pubblicato nel 2021 da Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura nel 2017, il romanzo racconta la storia di Klara, un’ “Artificial Friend”: un robot progettato per fare compagnia ai bambini. Quando viene scelta da Josie, una ragazza fragile e malata, Klara entra nella sua vita con un compito preciso: aiutarla. Nel mondo immaginato dal romanzo molti bambini vengono geneticamente “migliorati” per ottenere maggiori opportunità sociali, ma queste modifiche comportano anche gravi rischi per la salute ed è proprio una di queste conseguenze a mettere in pericolo Josie. Lo sguardo di Klara è affascinante proprio per la sua ambivalenza. Da una parte Klara è curiosa, vuole apprendere, sembra umana nel modo in cui osserva e cerca di comprendere le emozioni; dall’altra, le sue credenze e la sua ingenuità interrompono la falsa mimesi: lo specchio si infrange nel riconoscere che non è l’umano che guarda.

Una “soggettività ambigua

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il tipo di coscienza che Klara sembra possedere. In superficie appare capace di pensare, provare affetto e sviluppare un forte attaccamento verso Josie. Tuttavia, questa interiorità nasce soprattutto dall’osservazione e dall’imitazione. Klara impara il comportamento umano studiando gesti, espressioni e situazioni sociali. La sua comprensione delle emozioni non deriva da esperienze vissute, ma da un processo di apprendimento: il suo è soprattutto un processo di deduzione cognitiva. Ha uno scopo, curiosità, perfino una forma di fede. Eppure, qualcosa continua a sfuggirle, qualcosa che la separa dall’esperienza autentica degli esseri umani. La domanda, pervasiva, ritorna: che cos’è l’umano? E cosa rende Klara diversa? È come se il lettore fosse portato a un’identificazione emotiva, a rendersi parte, dall’inizio, della genesi del mondo con lei. Al tempo stesso, è allontanato dalla sua parziale percezione del mondo. Klara sembra sì umana, ma è un robot, un essere inanimato costruito per l’altro e scelto da Josie. Nel corso della storia emerge anche un’ipotesi inquietante: che Klara possa un giorno sostituire Josie stessa. Si staglia così un’ulteriore problematica: può, l’umano, essere sostituito?

La fede nel Sole

Un elemento centrale nel personaggio di Klara è la sua fede nel Sole. Fin dalle prime pagine del romanzo, Klara interpreta il Sole come una fonte di nutrimento e di energia capace di sostenere sia lei sia gli esseri umani. Per Klara e gli altri robot, questa è una convinzione universale: “the big thing, silently understood by us all, was the Sun and his nourishment“. Quando ancora non era stata scelta da Josie, osservando il mondo esterno dalle vetrine del negozio, Klara arriva a credere che il Sole restituisca la vita a un uomo che per lei sembrava morto, quando in realtà stava semplicemente dormendo. Con il tempo, questa ingenua convinzione assume la forma di una vera devozione: Klara guarda il Sole quasi come una divinità, si affida al suo potere e arriva perfino a sacrificare una parte di sé nella speranza che possa guarire Josie. Se questo atteggiamento la rende sorprendentemente simile agli esseri umani, è proprio questa idea a rivelare il limite della sua umanità. La sua fede appare così allo stesso tempo profondamente umana e inevitabilmente artificiale, rendendo Klara una figura sospesa tra comprensione e estraneità rispetto all’esperienza umana.

Una storia di robot che parla degli esseri umani

È proprio in questa ambivalenza che il romanzo trova la sua forza. Klara sembra capire gli esseri umani, sembra perfino condividere alcune delle loro emozioni. Ma ogni volta che il lettore inizia a riconoscere in lei qualcosa di familiare, emerge anche la distanza che la separa da ciò che rende l’umano tale. Klara and the Sun non è quindi solo una storia su robot e intelligenza artificiale. È soprattutto una riflessione su ciò che rende una persona unica. Klara può imitare gesti, comportamenti e perfino forme di devozione, ma non può sostituire ciò che rende Josie insostituibile: il modo in cui è amata dagli altri perché “there was something very special, but it wasn’t inside Josie. It was inside those who loved her”. In questo senso, Klara resta una mimesi imperfetta dell’umano: una figura a tratti malinconica perché esistente per gli altri, ma privata della vita per sé.

Francesca Garavalli
Francesca Garavallihttps://www.sistemacritico.it/
Laureata al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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