lunedì, 02 Novembre 2026

La scatola delle lacrime di Han Kang: il valore del pianto

Ci sono emozioni che affiorano agli occhi prima di trovare un nome. La scatola delle lacrime di Han Kang è stato pubblicato in Italia da Adelphi nel 2026, con le illustrazioni di Bomroya. La protagonista è una bambina che sembra conoscere il mondo attraverso questa lingua silenziosa. Ciò che incontra continua a risuonarle dentro, fino a prendere la forma del pianto. Tra lei e le cose rimane sempre un varco aperto, attraverso il quale la bellezza e il dolore possono raggiungerla.

La bambina che ascolta il mondo

La sua sensibilità suggerisce una forma di attenzione assoluta, quasi faticosa. Nulla passa senza toccarla. Nulla si allontana senza lasciare un’eco. È una bambina che piange sempre, un’ascoltatrice del mondo: «i suoi occhi nero pece erano perennemente bagnati», «come due ciottoli sott’acqua». In questa immagine, lo sguardo sembra immerso in ciò che contempla. Le cose la raggiungono e continuano a vivere dentro di lei, anche quando sono ormai lontane. Le lacrime rendono visibile la profondità di questo incontro. Custodiscono una commozione che precede le parole, un sentimento ancora privo di nome. Ma essere così esposta al mondo può diventare faticoso. Ogni impressione lascia una traccia. Ogni piccolo turbamento si aggiunge a quelli già custoditi. Alla forza di ciò che sente si accompagna allora il timore che il proprio pianto possa pesare sugli altri. La bambina deve ancora trovare un modo di abitare questa sensibilità. Riconoscerla come parte di sé senza sentirsi, per questo, di troppo.

Le lacrime cercate

Il collezionista è alla ricerca della lacrima pura. Per questo cerca «la bambina dalle lacrime speciali». Nel suo pianto intravede ciò che manca alla propria raccolta. La bambina lo segue. Si incammina con l’uomo e l’uccello blu, mentre la casa si fa lontana. La immagina più ridente senza di lei, come se la sua partenza avesse portato via anche l’ombra delle sue lacrime. In questo pensiero affiora il timore di chi sente troppo e crede di turbare la gioia altrui. Eppure, agli occhi del collezionista, quel pianto è prezioso. Merita di essere raccolto e custodito. Le lacrime che la fanno sentire di troppo sono proprio quelle che il collezionista cerca. Il suo sguardo apre una possibilità inattesa: che la bambina possa guardarsi con occhi diversi e scoprire un valore là dove aveva avvertito soltanto un peso.

L’ombra che piange

Durante il viaggio, il collezionista si avvicina a un anziano disposto a dare tutto ciò che gli resta per poter piangere. È stato rimproverato di non avere un cuore. Eppure, la sua ombra ha sempre pianto per lui. Ciò che l’uomo non riesce a concedersi vive in quella figura silenziosa, legata ai suoi passi. L’immagine dell’ombra dà forma a un dolore che esiste senza affiorare sul volto. Rivela anche il limite di uno sguardo che pretende di misurare i sentimenti attraverso i loro segni visibili. Quante emozioni rimangono inosservate perché prendono una forma che non sappiamo riconoscere? Il vecchio invita a sostare davanti a questo mistero. Ciascuno sente e abita il mondo in modi diversi. Talvolta, ciò che appare silenzio custodisce un pianto che non ha ancora trovato la strada degli occhi.

Concedersi di sentire: le lacrime come opportunità

Ciò che non viene mostrato continua a essere vissuto. L’ombra dell’anziano dà forma a questa verità: un’emozione può restare nascosta e attraversare ugualmente un’intera esistenza. La scatola delle lacrime invita così a riflettere sul valore del pianto. Nelle lacrime, ciò che è rimasto a lungo trattenuto può trovare espressione. Un dolore prende forma, una commozione affiora, qualcosa di intimo diventa riconoscibile. Concedersi di piangere può significare concedersi di sentire. È qui che la fiaba incontra il tema dell’educazione emotiva: imparare ad ascoltare ciò che accade dentro di sé, anche prima di saperlo nominare. L’introspezione e il pianto diventano allora due modi di avvicinarsi alla propria fragilità. Accoglierla può aprire anche a una maggiore comprensione degli altri, delle lacrime che versano e di quelle che restano nella loro ombra.

Francesca Garavalli
Francesca Garavallihttps://www.sistemacritico.it/
Laureata in Italianistica presso l’Università di Bologna, appassionata di teatro, letteratura e scrittura. Amo approfondire e raccontare la cultura attraverso le parole.

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