mercoledì, 15 Luglio 2026

Apologia del giornalismo (fatto bene)

Negli ultimi anni la fiducia nei giornali è scemata, sicuramente anche a causa di un giornalismo di bassa qualità che ha preso piede anche nelle testate più serie. Titoli clickbait, refusi. Gli errori grammaticali sono sempre più comuni; ma possiamo davvero fare a meno di giornali e riviste? Proviamo a rifletterne in questo articolo.

Giornalismo vs narcisismo

Fra i detrattori più duri dei mezzi di informazione ci sono movimenti e gruppi politici, provenienti da aree politiche diverse ma spesso senza rappresentanza parlamentare. L’esempio più lampante è stato l’assalto alla stampa da parte del centro sociale Askatasuna.

Nonostante qualcuno abbia provato a far ricadere la responsabilità sul giornale assaltato (un po’ come quando si dà la colpa di uno stupro all’abbigliamento di una donna), la questione è un’altra. Il motivo di questo astio si spiega, da una parte, con la magnifica frase di U.Eco: “ci vuole sempre qualcuno da odiare per giustificare la propria misera”, ma, dall’altra, con il narcisismo presente in parte dell’attivismo italiano.

E’ comodo infatti avercela con giornali, sindacati, movimenti, etc..basta avere un tema di cui si diverte e questi diventano dei nemici; poco importa se su altri temi le posizioni sono identiche. Il sottotesto è chiaro: “io ho sempre ragione, quindi se la pensi diversamente sei tu che sbagli”. Non c’è possibilità di confronto o di dialogo. E se le divergenze non ci sono, si inventano, come quando sotto a un post di PaP mi è stato detto che Il Manifesto è filo-usa o quando Calenda ha accusato la Gruber di essere filorussa.

La funzione mediatrice dei giornali

Ammesso e (non) concesso che condividiate la posizione nello scorso paragrafo, potrebbe venirvi una domanda: perché leggere giornali o riviste quando possiamo usare tranquillamente altre fonti?

La risposta non è naturalmente che i giornali e le riviste sono di maggiore qualità, perché esistono anche canali youtube, podcast, pagine social che fanno ottimo lavoro di divulgazione. La differenza però è una e non indifferente: i mezzi di informazione “tradizionali” selezionano le notizie e si fanno da mediatori tra le notizie e i lettori.

Leggo un giornale: ci troviamo di fronte a pagine di politica, interna ed estera, di cultura e di sport, e abbiamo una panoramica di ciò che è successo nel mondo. Invece sui social anche le migliori pagine sono spesso tematiche e affrontano solo uno degli argomenti appena citati; titoli clickbait, linguaggio fazioso, selezione delle notizie che distorce la realtà sono difetti che hanno sia i giornali che i social, ma in questi ultimi sono molto più frequenti. Praticamente la normalità.

E poi c’è un altro aspetto. Bisogna distinguere un medium che si segue da uno che ci propina l’algoritmo. Facciamo qualche esempio: un conto è vedere un video su Youtube di un canale che seguiamo e di cui sappiamo l’orientamento (politico, artistico o culturale che sia) e un altro è ascoltare una persona a noi sconosciuta su un determinato argomento. Nel secondo caso rischiamo più facilmente di avere un’idea confusa o di parte dell’argomento. Discorso simile si può fare con giornali e riviste; un conto è comprare spesso un giornale e conoscerne i limiti, un altro è leggere la prima notizia che ci capita su Google News. Il punto non è solo da chi ci provengono le informazioni, ma come ci approcciamo ai media.

Finanziamento pubblico, giusto eliminarlo?

Forse non tutti sanno però che giornali, riviste e altri media ricevono fondi dallo Stato per la loro attività e questo naturalmente crea dibattito da anni (già i Cinque Stelle avevano proposto di ridurli, per esempio per Radio Radicale).

Il dibattito si è riaperto da quando l’associazione di Di Battista Schierarsi ha rilanciato la campagna, intitolandola bastasoldiaigiornali. Questa proposta può sembrare sensata e ragionevole, ma in realtà ha anche diversi rischi e si può creare un paradosso che ora illustreremo.

Una situazione simile si era infatti creata con il finanziamento pubblico ai partiti. Infatti, dopo Tangentopoli, gli italiani hanno deciso di eliminarlo, ma così non si sono affatto eliminate le tangenti, ma, al contrario, le campagne elettorali finanziate soltanto da fondi privati avvantaggiano chi ha più soldi oppure chi trova finanziatori (che spesso significa fare favori e mancette elettorali).

Lo stesso potrebbe accadere con i giornali: togliendo i finanziamenti si richiederà di favorire i grandi gruppi ( p.es. Angelucci ) o gruppi influenzati da finanziamenti privati o da paesi stranieri (Russia, Israele, USA).

Latest articles

Piattaforma di gestione del consenso di Real Cookie Banner