martedì, 21 Maggio 2024

Historia magistra vitae e gli ignoranti la cancellano

Conoscere il passato

Ai più suonerà famigliare il detto “Historia magistra vitae” (la Storia è maestra di vita).

Proprio con queste parole si dimostra l’importanza dello studio della Storia.

Apprendiamo questo ambito per conoscere meglio il passato, comprendere il presente e avere delle linee guida sui comportamenti da adottare in futuro.

Conoscendo la Storia, dovremmo essere in grado di prevenire alcuni errori commessi in passato.

Non è però sufficiente sapere le nozioni nude e crude, ma è necessario sviluppare un ragionamento e senso critico in relazione alle nozioni stesse.

Insomma, è necessario avere gli strumenti critici per poter esprime un pensiero ponderato e fondato su cui basare le proprie riflessioni e convinzioni politiche.

Le paure degli ignoranti

Ospite da Cattelan, Alessandro Barbero, divulgatore e docente universitario, si è così espresso riguardo questo fenomeno: “Certe cose ci offendono o rischiano di offendere i nostri ragazzi (che sono sempre visti come se fossero fragilissimi) allora ultimamente pare che riscrivano i romanzi di Agatha Christie con l’idea che non dobbiamo offendere chi leggerà quindi cambiamo queste parole. Peccato che le usava anche Shakespeare naturalmente quindi modificheremo anche Shakespeare, anzi certe sue cose come il Mercante di Venezia dove il protagonista è un ebreo cattivo, non è più tanto facile metterlo in scena.” Alla domanda di Cattelan riguardo la nuova sensibilità delle università americane, il professore risponde che uno storico serio dovrebbe interrogarsi sulle ragioni profonde e che si può imparare moltissimo analizzando quello che sta succedendo. È innegabile, però, che ha anche la tentazione di dire che sono diventati tutti scemi e si sono fatti prendere dalla paura.

Politicamente corretto

E allora l’ignoranza nella storia dell’arte fa censurare l’organo genitale del David di Michelangelo, “Dieci piccoli negretti” di Agatha Christie è stato aggiornato a “Erano in dieci”, “grasso” e “nano” in Roald Dahl verranno censurati e si lascerà spazio al politicamente corretto.

Cancelliamo il linguaggio di un’epoca come se non fosse mai esistito, come se il problema fosse un’opera d’arte o letteraria composta almeno il secolo scorso.

È l’invasione degli ignoranti, ovvero di coloro che ignorano la storia, il linguaggio e l’arte.

È la cultura di epoche passate che, invece di essere presa come insegnamento, viene cancellata.

Preservare

Un esempio è quello di Cristoforo Colombo che è stato uno dei più grandi esploratori nella Storia ed è giusto che venga riconosciuto e ricordato per questo. Ciò che è da condannare sono le violenze derivate dalla scoperta del Nuovo Mondo ma non sono di certo da cancellare: sono da ricordare affinché non si ripetano.

La cancel culture ha colpito abbattendo la statua di Colombo e magari la prossima vittima potrebbe essere The white man’s burden di Rudyard Kipling, dal momento che “grasso” e “nano” vengono ritenuti offensivi.

Ciò che probabilmente manca a chi condivide queste scelte di censura, è il contesto.

Non c’è nulla di male o di sbagliato nella poesia di Kipling dal momento che è vissuto durante il colonialismo e le sue composizioni sono frutto di un pensiero condizionato da determinati eventi storici e condizioni sociali. Anzi, è un’opera da conservare per insegnare che quel modo di pensare non è corretto secondo la sensibilità odierna.

Strumenti critici

Il rischio è che, i sostenitori della cancel culture, ottengano l’effetto contrario a quello desiderato.

Eliminare la Storia potrebbe far dimenticare ciò che è stato. A quel punto saremmo sprovvisti degli anticorpi necessari per fare in modo che quello che è stato non si ripeta.

Sempre Barbero si è espresso a tal riguardo dicendo che studiamo George Washington non perché pensiamo: “che grande uomo era, vorrei essere come lui” ma perché pensiamo che conoscere il passato della nostra specie su questo pianeta sia una cosa utile e necessaria. Se qualcuno pensa, continua, che sia necessario abbeverarsi incondizionatamente e senza strumenti a quello che sono stati alcuni personaggi storici, può capire lo shock di chi, poco dotato di strumenti critici, scopre che anche la grande opera esprime anche pensieri e valori non uguali ai nostri perché di altri tempi. Quando scopre che il grande uomo possedeva schiavi, va nel panico perché non dispone della maturità critica per fregarsene perché non è quello il motivo di studio. Afferma infine che non studiamo i greci per volere un mondo come il loro, ma perché hanno prodotto cose fondamentali e senza conoscerle siamo più indifesi nel capire il mondo.

Diversi valori in diverse epoche

È sempre più importante istruirsi per essere liberi e non essere schiavi dell’ignoranza e questo ne è l’esempio.

Per fortuna la maggior parte delle persone, ancora per ora, riconosce i contesti della Storia e ha gli strumenti per comprenderla. A maggior ragione allora è doveroso chiedersi: queste persone, una minoranza, hanno il diritto di decidere per gli altri vivendo in democrazia?

Una delle armi più forti per contrastare questa decadenza della cultura e del sapere è essere critici e consapevoli di ciò che è stato. La cancel culture provocherà svariati danni eliminando gli anticorpi che il passato ci offre. Che ne sarà della nostra coscienza?

D’altronde viene anche da chiedersi: essendo i valori dinamici per ogni epoca, quanto ha senso essere apparentemente moralisti riguardo il passato? Chi siamo noi per giudicare chi in epoche differenti dalle nostre la pensava diversamente? Chissà cosa diranno di noi tra qualche secolo.

Giovanni Domenicucci
Giovanni Domenicuccihttps://www.sistemacritico.it/
Non sopporto la montagna, non credo nei principi scout, non parlo mai di politica, non mi piace dibattere su questioni giuridiche e dico bugie. Studio giurisprudenza nella città che ritengo, a mani basse, stupenda: Trento.

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