domenica, 03 Marzo 2024

L’effetto Yoko Ono e la colpevolizzazione della donna

Nata a Tōkyō nel 1933, Yoko Ono è un’artista giapponese naturalizzata statunitense. È divenuta celebre per la sua attività artistica e per essere stata collaboratrice e compagna di John Lennon.

Dalle origini alto borghesi, l’artista fu costretta a un periodo di povertà nel dopoguerra, per poi trasferirsi a New York insieme alla famiglia. Quì, Yoko Ono subì immediatamente il fascino dell’arte contemporanea e dei musicisti d’avanguardia. Personaggio poliedrico e socialmente attivo, fin dagli esordi Yoko Ono diffonde attraverso l’arte e la musica un messaggio di pace e di rispetto dei diritti umani.

Il Femminismo

L’attenzione al sociale, concetto fondamentale delle opere di Yoko Ono, riguarda in primo luogo il tema delle disuguaglianze, soprattutto quelle di genere. Molti dei lavori dell’artista esprimono infatti un interesse al movimento femminista, soprattutto le prime opere degli anni ’60. Yoko Ono incarna perfettamente lo spirito di ribellione e il fermento culturale di quegli anni esprimendolo con lavori d’avangardia sia dal punto di vista artistico che politico. Non a caso, uno degli altri temi a cui l’artista rivolge una particolare attenzione è quello della pace nel mondo, relativamente alla diatriba etica sulla guerra nel Vietnam.

Tra i suoi lavori più celebri degli anni ’60 c’è Cut Piece (1965), performance nella quale l’artista, seduta al centro di una sala della Carnegie Recital Hall di New York, permette agli spettatori di tagliare a brandelli i propri vestiti, fino a rimanere quasi nuda. La performance punta a mostrare come il corpo della donna viene percepito nell’opinione comune contemporanea e ad  annullare la barriera che divide artista e fruitore dell’arte, tema affrontato proprio dagli esponenti della neonata Body Art.

Alcune opere

Tra le altre opere più note ci sono Apple e Yes, entrambe del 1966. Nel periodo che va dal 1964 al 1972 Yoko Ono produsse una ricca serie di film sperimentali, proseguendo in contemporanea la sua carriera come musicista. 

Nei suoi progetti più recenti si ricordano My Mommy Was Beautiful (2004), dove l’artista fece distribuire per le vie di Liverpool, città natale di John Lennon, dei volantini, striscioni, cartoline e quant’altro con le immagini di un seno e di una vagina. Come è possibile immaginare, l’opera fece molto scalpore e la Ono fu attaccata da molti; l’artista si è giustificata sostenendo che l’intento di My Mommy Was Beautiful era quello di portare le donne alla consapevolezza del proprio corpo.

Molto meno provocatoria è invece l’iniziativa su scala mondiale del Wish Tree, esposta in Italia alla Galleria Guggenheim di Venezia. In questo lavoro l’artista invitò i visitatori ad appendere su un albero un foglietto con i loro desideri e sogni più intimi. Yoko Ono da bambina era stata abituata a scrivere i suoi desideri su un foglio di carta che poi appendeva sugli arbusti dei cortili dei tempi buddhisti, e tale pratica ribadisce il carattere universale e di condivisione tipico della poetica artistica di Yoko Ono.

La donna più odiata del rock

John Lennon e Yoko Ono nel giorno del loro matrimonio

Nel 1966, tenne una mostra in una galleria londinese dove conobbe John Lennon, che sposerà il 20 marzo del 1969 sulla Rocca di Gibilterra. Durante il viaggio di nozze hanno messo in scena una protesta non violenta contro la guerra in Vietnam, rimanendo due settimane nel letto della loro camera all’Hotel Hilton di Amsterdam, mentre la stampa di tutto il mondo presidiava l’albergo.

Il loro amore è stato un sodalizio umano, artistico e spirituale unico. Ma lo scioglimento dei Beatles, nell’aprile 1970, per i fan fu una tragedia, e la responsabilità ricadde su Yoko, la «perfida strega giapponese». Un’assurdità, smentita a ripetizione dai membri stessi della band, ma che i media hanno cavalcato con ostinata perfidia, rendendola presso il pubblico «la donna più odiata del rock».

Tra le tante le critiche che le sono state mosse, è stata anche additata come responsabile per la dipendenza da eroina sviluppata da John Lennon negli anni settanta, ma ne furono entrambi vittime per anni.

Dopo l’uccisione di Lennon nel 1980, Yoko Ono è rimasta attiva nel campo musicale e in quello delle arti visive. Ha firmato numerosi film, fatto concerti in tutto il mondo, esposto le sue opere e partecipato a tantissime azioni di solidarietà.

L’effetto Yoko Ono

Con “Effetto Yoko Ono” si indica il fenomeno che porta a far ricadere le colpe di determinati accadimenti sulle donne coinvolte, al di là che abbiano in effetti un qualche tipo di responsabilità.

Ridotta a essere soltanto “la donna che ha fatto sciogliere i Beatles”, ha dovuto affrontare innumerevoli accuse, tra cui quelle di adulterio o di non avere alcun talento.

Ma perché è sempre colpa delle donne?

Alla base di queste narrazioni c’è un pregiudizio patriarcale e sessista profondamente radicato, da decostruire ed estirpare per avviarci verso una società più equalitaria e inclusiva, che non solo non colpevolizzi le donne come capri espiatori ma ne riconosca anche i meriti e le qualità individuali.

Nonostante il pesantissimo fardello attribuitole dai media e dalla società degli anni Settanta, nonostante la relazione con uno dei più importanti musicisti mai esistiti, nonostante il concreto rischio di essere ricordata solo come una figura marginale rispetto alla leggenda dei Beatles, Yoko Ono è sempre riuscita a ritagliarsi il suo posto nel mondo, conservando la propria identità e autonomia.
Dagli anni Sessanta in poi non ha mai smesso di fare arte, musica, esibizioni esplosive, e di dedicarsi attivamente alle cause civili in cui crede senza scendere a compromessi: solo in tempi molto recenti ha interrotto le apparizioni pubbliche, si dice a causa di un ictus che l’avrebbe colpita tre anni fa.

Fonti: Ginnastica culturale – Da Eva a Meghan Markle: l’effetto Yoko Ono

Graziana Minardo
Graziana Minardohttps://violedimarzo.com/
Graziana Minardo, siciliana trapiantata a Milano. Studentessa di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università degli Studi. Amante delle scienze, attivista e appassionata di scrittura. Co-Founder di Viole di Marzo, blog e associazione femminile di interesse medico e culturale che unisce sul territorio milanese decine di professioniste e donne di talento. Per Sistema Critico scrivo di femminismo.

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