giovedì, 12 Febbraio 2026

Ma “Chi chiami quando la polizia è l’assassino?”

Chi chiami quando la polizia è l’assassino?” è uno degli slogan apparsi in strada durante le proteste che chiedono la fine della Repubblica Islamica in Iran. Ma è anche uno spunto di riflessione sulla gravità di vedere uno Stato che uccide i propri cittadini. E’ una storia vecchia quanto l’umanità, eppure, oggi più che mai, è una riflessione necessaria per riconoscere la libertà e i diritti di cui godiamo, per tutelarli e difenderli.

Scritta sul muro in Iran, fotografia di Nafiseh Kaboudvand (credit: @ceciliasala).

Questa frase è estremamente potente nella sua semplicità. Ti fa fermare un attimo, un attimo in cui ti chiedi da chi -normalmente- dovresti difenderti e chi -normalmente- dovrebbe proteggerti.
La storia e l’attualità strabordano di casi in cui il potere uccide il popolo, i cittadini, la gente comune. Ogni volta che un’idea (politica, religiosa, militare) sopprime tutte le altre, le voci vengono silenziate, i corpi fatti sparire.

Nel nostro Paese l’abuso di potere è un reato. Ed è un reato proprio perché la democrazia liberale si fonda sulla divisione e sulla limitazione del potere. Chi guida e protegge non può opprimere. Ci sembrano concetti scontati e, invece, dovremmo ricordarli e difenderli sempre.

I primi eventi del nuovo anno sono già sufficienti per ragionare su ciò che noi definiamo, o dovremmo definire, abuso di potere. Le proteste in Iran ci ricordano che per molti Paesi la repressione violenta del popolo è istituzionalizzata, è un diritto di chi lo comanda. L’ennesima vittima della polizia negli Stati Uniti ci ricorda che ancora oggi le tue origini o le parti che prendi possono costituire una minaccia allo Stato. Sono contesti, luoghi e storie completamente diverse, non paragonabili. Ma ci aiutano a capire il valore delle limitazioni al potere, dello stato di diritto e a lottare per tenerceli stretti.

Minneapolis, Renee Nicole Good

Il 7 Gennaio Renee Nicole Good è stata uccisa da un agente ICE a Minneapolis.

L’ICE è un corpo speciale di polizia negli Stati Uniti: United States Immigration and Customs Enforcement. E’ stato creato a seguito degli attentati terroristici dell’11 Settembre 2001. Lo scopo dell’ICE è quello di monitorare e, potenzialmente, trattenere persone considerate ‘irregolari’ o illegalmente stabilitesi negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha recentemente incaricato l’ICE di monitorare l’immigrazione in Minnesota, Paese con grandi comunità di immigrati.

Ma perché Renee Nicole Good è stata uccisa? Non c’è motivo che giustifichi questo abuso.
Renee Good aveva preso parte ad un’operazione organizzata da cittadini di Minneapolis per monitorare gli interventi dell’ICE nella zona. Ed era esattamente ciò che stava facendo il 7 Gennaio, armata di fischietto. La donna era ferma dentro la sua macchina quando, dopo aver brevemente interagito con agenti ICE, è stata uccisa. Un agente le ha sparato. Come si vede chiaramente nei video circolati nei giorni successivi, la donna non rappresentava alcuna minaccia per gli agenti.

L’assassinio di Renee Good ha riacceso le proteste contro gli abusi della polizia negli Stati Uniti. I manifestanti rivendicano le libertà civili e i diritti fondamentali di tutti i cittadini. Nel mentre Trump ha giustificato l'”incidente”, comunque causato da un “act of domestic terrorism”. Le operazioni ICE, e gli abusi, proseguono.

Iran, le proteste contro il regime

Da fine Dicembre 2025 sono esplose le proteste in Iran. L’escalation è stata rapidissima e la richiesta dei manifestanti è chiara: la fine della Repubblica Islamica. In pochissimi giorni la repressione ha ucciso oltre 12.000 civili.

Ciò che avviene in Iran è diverso, è parte della gerarchia di potere della Repubblica Islamica. A seguito della Rivoluzione del 1979, che ha rovesciato la monarchia della dinastia Pahlavi, le istituzioni iraniane fanno fede al ‘diritto islamico‘. L’organizzazione del governo islamico è stata ideata dall’Ayatollah Khomeini con la nascita della Repubblica Islamica. In cima alla piramide ci sono la Guida Suprema, oggi Ali Khamenei, e i Guardiani della Rivoluzione, che rappresentano e difendono la sovranità divina. Al potere teocratico, quindi religioso, si affianca quello repubblicano. Il Presidente dell’Iran è Masoud Pezeshkian. Si parla spesso di uno stato duale. A prevalere, però, è rigore morale religioso, che è la legge e distingue giusto e sbagliato. I peccati religiosi diventano reati e sono puniti con la violenza.

Questo è il contesto che in cui emergono le proteste in Iran. Non è la prima volta che la popolazione si solleva contro il regime. A Settembre 2022 era partita una forte ondata di proteste a seguito dell’uccisione di Masha Amini da parte della polizia morale. Anche in Europa era arrivato il grido ‘donna, vita, libertà’. Oggi la situazione è ulteriormente degenerata. Le tensioni regionali, i prezzi alle stelle e la soggiogazione del popolo iraniano hanno animato soprattutto i giovani del Paese a ribellarsi.

Le proteste in Iran. (credit: @ispionline.it)

Le proteste si sono dilagate in tutto il Paese e la repressione da parte dei pasdaran è durissima. A questo si aggiunge il totale blackout della rete internet, che ostacola la comunicazione tra i civili e il mondo esterno. E’ una realtà durissima in cui la violenza, istituzionalizzata, non ha confini.

Ultime riflessioni

Ritorniamo a quella frase: “Chi chiami quando la polizia è l’assassino?”. Quando il potere è legittimato ad uccidere, o si auto-legittima a farlo, non puoi chiamare nessuno in caso di pericolo. Perché il pericolo è costituito da chi ti guida, ti rappresenta. Quando la ‘polizia’ è l’assassino non c’è nessuno a cui rivolgersi, non c’è tutela, non c’è scampo.

Gli eventi che ci circondano, come i due appena discussi, sono difficilmente paragonabili. E’ giusto distinguerli e capirli ripercorrendone la storia. E’ pericoloso, però, relativizzare le libertà ed i diritti che abbiamo. Ad esempio, non indignarsi per l’uccisione di civili iraniani perché in quel contesto funziona così, o per gli abusi dell’ICE statunitense per difendere il Paese dalla minaccia degli immigrati. Confinare i diritti (alla vita, alla libera espressione…) ad un solo gruppo o ad un solo Stato equivale ad averli già persi.

Mirna Toccaceli
Mirna Toccaceli
Attualmente studentessa del corso magistrale European and International Studies, presso l'Università di Trento. Mi piace informarmi ed informare su ciò che accade nel mondo, confrontando più prospettive. Nelle pause dai libri viaggio: se non posso fisicamente, lo faccio con la mente mettendo un paio di cuffiette.

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