giovedì, 25 Aprile 2024

Macron dice bene sull’Ucraina: all’Europa serve maggiore coraggio

A due anni dall’inizio dell’offensiva russa ai danni dell’Ucraina la sensazione è che ci sia ancora una forte indecisione fra i principali paesi europei: all’Europa serve maggiore coraggio.

Il problema riguarda un’ampia fetta di opinione pubblica e di politici che sembrano non accorgersi dell’importanza di questa questione per l’Occidente. Visto le molteplici divergenze, le parole chiare e precise del presidente francese, Emmanuel Macron, sembrano davvero una boccata d’aria. Chiariamoci, l’Europa si è impegnata fin dall’inizio nel supporto all’Ucraina. Dopo l’invasione russa nel febbraio 2022, l’élite europee hanno mostrato forte compattezza. In particolare, sanzionando diversi e rilevanti settori, colpendo (ma non affondando) l’economia russa. Tuttavia, con il passare del tempo e la possibile rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, diventa chiaro che serva necessariamente una direzione più compatta e unita

Il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyi e quello della Francia Emmanuel Macron il 16 febbraio 2024

Il ruolo di leader

Le dichiarazioni del Presidente francese vanno lette alla luce di quello che in questo momento rappresenta Macron per l’Europa, ossia l’unico vero leader. Già prima della guerra ricordiamo, infatti, il forte impegno nel cercare di negoziare con Putin. Dove le richieste di cautela ed i tentativi di negoziazione si sono infranti con le motivazioni più surreali, fra cui l’hockey.

Oggi la posizione di leadership sembra ancora rafforzarsi. Infatti Macron, senza fronzoli o ambiguità, non esclude un possibile intervento sul campo degli europei. «Può darsi, che a un certo momento – non me lo auguro e non prenderò io l’iniziativa – bisognerà portare avanti operazioni sul terreno, quali che siano, per far fronte alle forze russe.». Lo ha comunicato il presidente francese, rientrando in aereo da Berlino, dopo l’incontro con il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il premier polacco, Donald Tusk. Questo protagonismo deriva indubbiamente dalle capacità e la determinatezza del presidente francese; tuttavia, incide molto l’assenza totale delle altre leadership europee. 

Guardando la Germania, troviamo un Olaf Scholz (tornato estremamente cauto) che persevera una strategia politica molto differente e non nasconde pubblicamente la disapprovazione nei confronti della linea Macron. Mentre la Francia attraverso la rinuncia al “Buy European” per acquistare congiuntamente armi e munizioni accoglie le richieste tedesche, Berlino non fa nessuno sforzo per il compromesso. Scholz, appunto, rimane inamovibile sul rifiuto a inviare missili Taurus e finanziare la difesa europea tramite debito comune.

ll 15 marzo il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha ricevuto il primo ministro polacco Donald Tusk e il presidente francese, Emmanuel Macron

Le indecisioni italiane e tedesche

Se dal lato tedesco abbiamo la percezione di due passi avanti ed un indietro, nel nostro bel paese le cose sembrano peggiorare. Da lontano, Giorgia Meloni sembra sicura di quello che dice: parla di difesa dell’Ucraina, coesione con gli alleati e celebra la figura di Alexei Navalny. Se ci avviciniamo un po’, tuttavia, la maschera cade. Constatiamo come l’Italia sia decima per quanto riguarda l’invio delle armi all’Ucraina. Ovviamente dietro tutti i grandi paesi come Stati Uniti, Francia e Germania. Inoltre, il ministro degli affari esteri Antonio Tajani sembra non aver capito il ruolo in cui si trova, oppure sembra non capire chi sono i suoi alleati. A seguito delle parole del presidente francese ha tenuto a dichiarare la volontà di «escludere l’invio di truppe in ucraina perché noi vogliamo la pace, vogliamo che ci sia una trattativa, ma non vigliamo fare guerra alla Russia.». 

Se aggiungiamo anche il comportamento fuorviante e surreale di Matteo Salvini, nelle dichiarazioni a seguito dell’elezioni in Russia, e nel persistere dell’accordo fra il suo partito con “RUSSIA UNITA”, rinnovato nel marzo del 2022 e mai stracciato, ecco che l’impalcatura crolla definitivamente.

Una luce in fondo al tunnel

Dall’inizio dell’offensiva russa ai danni dell’Ucraina abbiamo ancora una forte indecisione nei paesi europei. Macron, ora come ora, sembra da solo a dover trainare il carro europeo, cercando di mediare a destra e a sinistra e ribadendo quello che dopo due anni dovrebbe essere ovvio: la difesa dell’ Ucraina è la difesa dell’Europa e soprattutto di tutti i cittadini europei. La sua disfatta o il suo abbandono significherebbero il crollo di tutti quei valori per cui l’Europa è nata. Macron quindi dice bene sull’Ucraina: all’Europa serve maggiore coraggio.

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