sabato, 22 Giugno 2024

Un genio di nome Tolkien

Nel cinquantesimo anniversario dalla sua morte, un ritratto a 360° di J.R.R. Tolkien, l’autore che con le sue opere fantasy ha rivoluzionato la concezione letteraria del 1900. E stimolato la fantasia di più di una generazione di lettori.

Tre anelli ai re degli elfi

«Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.»

Alzi la mano chi non si è mai trovato a leggere, nel corso della sua lunga o breve vita, queste iconiche parole. Se si facesse un sondaggio probabilmente sarebbero ben poche le persone incapaci di ricondurre questa breve poesia alla sua fonte. Chi infatti non ha mai sentito parlare di Bilbo e Frodo Beggins, della Compagnia dell’Anello, di Sauron e di tutte le altre figure che caratterizzano l’universo fantastico che prende il nome di Arda.

Un mondo incredibilmente vasto in quanto a cultura, scenari e lingue. E che deve la sua fortuna ad un unico uomo. Un autore che all’apparenza potrebbe sembrare al pari di tanti altri ma la cui fantasia ha lasciato in eredità un autentico tesoro alle generazioni successive.

La mappa della Terra di Mezzo, protagonista di tutte le opere di Tolkien

Esso consiste infatti in ben nove opere letterarie, due delle quali sono considerate capolavori della letteratura mondiale. Senza contare i tantissimi adattamenti cinematografici, musicali e, recentemente, anche televisivi.

In un buco della terra viveva uno scrittore

Il 3 gennaio 1982 a Bloemfontein, in Sudafrica, nasce John Ronald Reuel Tolkien. Il nome del luogo significa “città dei fiori”, quasi fosse l’ambientazione di uno dei racconti che lui scriverà negli anni successivi. I genitori vengono da Birmingham, sono dei coloni nel solco della tradizione dei più autentici e patriottici inglesi.

Talmente autentici da non riuscire a stare lontani dalla propria terra natale. La madre, infatti, già nel 1895 porta John e il fratello Hilary a Birmingham, anche per creare nei figli un legame con l’Inghilterra. Legame che si rafforza in maniera drammatica nel corso dell’anno successivo, quando il padre muore in Sudafrica. Per il tre membri rimanenti della famiglia non c’è alcun motivo di lasciare ancora la loro casa natia.

La famiglia Tolkien in Sudafrica

L’infanzia dell’autore prosegue in maniera spensierata nella casa dei nonni, nel Worcestershire, i cui ambienti rurali e incontaminati dalla rivoluzione industriale instillano probabilmente nel giovane Tolkien le radici di quella che sarà la casa dei protagonisti dei suoi più famosi romanzi, ovvero la Contea degli Hobbit.

A questi luoghi spensierati si aggiunge una grande e procace passione per la letteratura, specialmente quella fiabesca, e per le lingue. Già in tenera età, infatti, egli inizia ad imparare con successo l’inglese e il latino, sviluppando quelle capacità filologiche che gli serviranno per creare una vera e propria lingua, protagonista poi dei suoi lavori letterari. In mezzo a tutto questo la madre avvicina i due figli al Cattolicesimo, credo a cui Tolkien si consacra pochi anni prima della morte prematura della madre, nel 1904.

Esperienze letterarie e storiche

Grazie al suo talento, nel 1911 John viene ammesso all’Exeter College di Oxford, dove si dedica allo studio di greco, latino, gotico, finnico e islandese. A questo periodo risalgono anche le sue prime prove letterarie, con i primi racconti di quello che sarà il futuro Book of the Lost Tales.

Il triennio 1914-1916 è fondamentale per il proseguo della sua avventura terrena. Un anno dopo lo scoppio della Prima Guerra mondiale, infatti, si arruola insieme ad alcuni amici e nel 1916 si sposa con la fidanzata, Edith Bratt, per prevenire qualsiasi conseguenza avrebbe potuto portare il conflitto mondiale alla loro relazione.

Previsione che si rivela quasi azzeccata, poiché nello stesso anno Tolkien partecipa ad una carneficina nota come “battaglia della Somme”, nel corso della quale rischia la vita più volte, per poi ammalarsi di febbre da trincea ed essere quindi congedato nel 1917.

Tolkien in divisa da ufficiale

Con la conclusione della guerra termina anche il momento più difficile della vita dell’autore, che da quel momento in poi si può dedicare esclusivamente alle sue due più grandi passioni, ovvero l’attività didattica e quella di scrittore. Attività intervallate solo da alcuni lieti annunci, come quello della nascita del primogenito nel 1918, al tramonto del conflitto. Abbandonata definitivamente la paterna Birmingham, che in quegli anni vive una pesante situazione di lotte tra bande criminali (vedi i Peaky Blinders), nel 1921 Tolkien si trasferisce all’università di Leeds, dove ottiene una cattedra in Lettere.

I grandi anni

Sono anni piuttosto prolifici per Tolkien, che pubblica alcune opere minori, tra le quali Sir Gawain e Il cavaliere verde, per poi dedicarsi alla stesura de Il signore degli anelli. Critici severissimi della sua attività letteraria sono i membri del circolo degli Inklings, una comunità letteraria molto famosa nel Regno Unito. Lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, tuttavia, frena per quasi un decennio la verve letteraria dello scrittore, che deve attendere il 1948 per poter dare una forma compiuta al suo più grande capolavoro. Lo Hobbit, invece, era stato già completato e pubblicato nel 1937, all’alba del conflitto. Nel 1954 la casa editrice Allen&Unwin dà alle stampe l’edizione definitiva di The Lord of the Rings.

Il romanzo si rivela una vera e propria summa della vita dell’autore, essendo impregnato di elementi filologici e mitologici, che fungono da base per i personaggi, la lingua e addirittura l’ambientazione della storia. In particolare la cultura arcaica norrena e finlandese forniscono una solida base sulla quale viene costruita l’architettura di tutta la storia.

Il successo dell’opera è istantaneo e travolgente, tanto da dover quasi costringere Tolkien ad abbandonare la sua professione di docente nel 1959.

Non vi dirò “non piangete”…

Il ritiro gli permette però di completare parzialmente la sua ultima grande opera, il Silmarrilion, prima della morte. Si tratta fondamentalmente di un grande repertorio mitologico, che narra le origini dei personaggi raccontati nelle due opere principali dell’autore.

Tolkien si spegne il 2 settembre 1973 a Bournemounth, pochi mesi dopo la moglie Edith. Il figlio Christopher viene nominato curatore ed editore delle opere incompiute del padre e consegna al grande pubblico tutta una serie di operette minori di pregevole fattura.

Il sogno di Tolkien, tuttavia, preserva la sua massima espressione nella storia dell’unico anello. Una metafora fortissima del potere e delle sue conseguenze che consegna questo autore, ancora dopo 50 anni, alla storia e al mito.

Matteo Moglia
Matteo Moglia
Di marca bellunese dal 1994, laureato in Lettere Classiche e Storia Antica all'Università degli studi di Padova. Professore di greco e latino, giornalista e speaker radiofonico, lavoro tra Belluno e Padova. Plasmato della storia e della scrittura, oscillo tra il mio carattere perfezionista ed il mio pensiero relativista (non a caso sono un grande fan del maestro Battiato). Appassionato di politica, liberale convinto.

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