martedì, 21 Aprile 2026

‘Federalismo pragmatico’: il futuro dell’UE tra visione e utopia

All’inizio di febbraio 2026, Mario Draghi ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di Leuven, in Belgio. In quell’occasione Draghi ha condiviso la sua visione sul futuro dell’Unione Europea, parlando di ‘federalismo pragmatico’. In un’epoca in cui la sopravvivenza stessa dell’Unione è minacciata da più fronti, la prospettiva federalista può sembrare utopistica. Eppure ci viene riproposta per salvare, o persino ritrovare, l’unione in Europa.

L’evoluzione della visione federalista

Per chi ha studiato la storia dell’integrazione europea in mille salse differenti, la visione di un’Europa federale non è di certo innovativa, bensì un déjà vu. Il Manifesto di Ventotene (1944), tralasciando le interpretazioni improprie proposte dal nostro governo, sigilla il pensiero federalista europeo. Nel Manifesto, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni pensano a una federazione europea: ‘Per un’Europa libera e unita’ (titolo originale del manifesto).

L’ambita federazione europea dovrebbe essere costituita dall’unione dei singoli Stati nazionali europei e dotata di un parlamento e di un governo democratici al di sopra di essi. L’Unione di più stati che crea qualcosa di superiore, un interesse comunitario. Un’Europa in cui si superano i nazionalismi a favore di una governance internazionale che garantisca benefici, stabilità e crescita.

Il processo di integrazione europea, però, ha portato alla formazione di un’UE spesso definita sui generis, ma di certo non federale. L’UE sfugge ai tradizionali modelli di cooperazione internazionale. Da un lato non possiamo definirla un’organizzazione puramente intergovernativa. Le istituzioni europee, in particolare il Parlamento, godono infatti di una certa autonomia e la competenza degli Stati nazionali su alcune politiche è subordinata o nulla (politica monetaria, mercato unico, politiche ambientali…). Dall’altro, però, gli Stati membri restano di fatto indipendenti e hanno diritto di veto in aree chiave, quali la sicurezza e la politica estera. Questo dualismo non porta soltanto allo stallo dell’integrazione, ma limita anche la coesione e la stabilità dell’organizzazione.

Oltre 80 anni dopo, mentre è in corso un evidente stravolgimento dell’ordine globale, Draghi sostiene che l’UE debba percorrere la strada del federalismo, che questa volta definisce ‘pragmatico’.

“pragmatico perché procede con i passi oggi possibili; federale perché orientato a una destinazione chiara.”

Mario Draghi, discorso all’Università di Leuven

Una narrativa ripresa anche dalla delegazione UE del Partito Democratico, che ha da poco proposto un nuovo manifesto federalista intitolato ‘Verso gli Stati Uniti d’Europa’. La delegazione, con a capo Nicola Zingaretti, sostiene che il grado di integrazione raggiunto dall’UE non sia più sufficiente a salvaguardarne la sicurezza, i valori e i diritti.

Le sfide dell’UE

Da diversi anni l’UE è ferma sul piano dell’integrazione, sia verticale sia orizzontale. Sul piano verticale non sono aumentate le aree di politica comunitaria; piuttosto si è assistito ad un ritorno dei nazionalismi. Sul piano orizzontale, invece, l’ultimo allargamento si è verificato nel 2013 con l’adesione della Croazia e ci sono candidati membri “in attesa” da oltre 15 anni. Anche in questo caso il dibattito è acceso, tra chi sostiene che l’allargamento non sia possibile se non si raggiunge una maggiore coesione interna e chi ritiene che allargare i confini dell’UE sia una questione geopolitica prioritaria.

Questa situazione di stallo si spiega facilmente alla luce delle grandi sfide che l’UE sta affrontando. Dal punto di vista economico-commerciale, la concorrenza di altri attori internazionali è senza precedenti. La Cina esercita il controllo sulla maggior parte degli input indispensabili per le industrie europee. Il rapporto con gli Stati Uniti è altrettanto problematico. È innegabile che da sempre esercitino una grande influenza sull’UE, non solo sulla politica, ma sull’economia e sulle questioni militari. Con Trump al potere, sono ancora più evidenti i rischi di una tale dipendenza, che spaziano da dazi proibitivi a minacce alla sicurezza. Una catena di interdipendenze che rende l’UE vulnerabile e incapace di crescere.

Anche da una prospettiva interna si nota uno stato di cooperazione piuttosto altalenante. A questo contribuisce la diffusione delle destre in Europa, spesso antieuropeiste o euroscettiche e, soprattutto, nazionaliste. Governi che danno priorità agli interessi nazionali acuendo le divisioni e frenando le ambizioni dell’Unione (ad esempio quelle climatiche).

Verso un ‘federalismo pragmatico’?

Quel progetto federalista di cui si parlava a Ventotene è ancora in cantiere, così come l’idea di un’Europa libera e unita. Quindi, è lecito pensare, ancora e soprattutto oggi, che la seconda condizione dipenda dalla prima: che un’UE lontana dal federalismo sia un’UE divisa internamente e in balia degli interessi esterni, destinata a sgretolarsi.

Ambire ad un’Europa federalista oggi, è senza dubbio, ambizioso. La realtà presenta così tanti ostacoli ed incognite, che anche i più accaniti europeisti si accontenterebbero della sola sopravvivenza dell’UE così com’è. Guardare le cose da lontano, però, è un esercizio utile in questi casi. L’UE ha infatti già superato sfide importanti, seguendo visioni che allora sicuramente sembravano utopia. Quando nel 2005 svanì il sogno di una Costituzione europea, non tutto è stato perduto e quel che restava del testo è diventato il Trattato di Lisbona, che garantì una distribuzione dei poteri più democratica e un ruolo più incisivo al Parlamento. Nel 2012 quel ‘whatever it takes’ ha fatto uscire l’Unione dalla crisi del debito sovrano, seppur con qualche acciacco, e ha consolidato l’unificazione bancaria.

L’Europa federalista è una visione che, seppur lontana, ci consente di immaginare un’UE sopravvissuta a questa fase critica di transizione. Se per il momento non è realistico pensare ad una federazione, è possibile però fare passi pragmatici affinché un giorno quella visione sia più vicina. Non è possibile pensare a una Costituzione europea, ma è possibile superare l’interesse nazionale posto di fronte a ogni decisione a favore della crescita comune. La visione federalista potrebbe diventare un obiettivo concreto in futuro, con leader favorevoli al potere, ma nel frattempo ci indica una direzione costruttiva. Quindi, se si ambisce a un’UE unita e libera, è possibile pensare oggi a un ‘Federalismo pragmatico’.

Mirna Toccaceli
Mirna Toccaceli
Attualmente studentessa del corso magistrale European and International Studies, presso l'Università di Trento. Mi piace informarmi ed informare su ciò che accade nel mondo, confrontando più prospettive. Nelle pause dai libri viaggio: se non posso fisicamente, lo faccio con la mente mettendo un paio di cuffiette.

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