mercoledì, 14 Gennaio 2026

Mirandolina: autonomia in scena

Mirandolina è il perno attorno a cui ruota La locandiera di Carlo Goldoni. L’autore scrive l’opera nel 1752, in un momento di grande maturità artistica, quando il suo progetto di rinnovamento del teatro italiano è ormai pienamente avviato. Mirandolina porta con sé una modernità: non appartiene al linguaggio delle maschere fisse, ha una propria autonomia e tesse le relazioni dentro e per la sua locanda. In effetti, la sua indipendenza non è solo emotiva, ma anche materiale: Mirandolina è una locandiera e la gestione economica della sua attività è prioritaria. Protagonista assoluta, tiene le redini della locanda e, allo stesso tempo, dell’intera commedia.

Una locanda, tre corteggiatori e una protagonista

La locandiera è ambientata in una locanda gestita da Mirandolina, giovane donna intelligente e indipendente, corteggiata da più uomini. Tra gli ospiti figurano il Marchese di Forlipopoli, nobile decaduto, e il Conte d’Albafiorita, ricco borghese che cerca di conquistarla con doni e attenzioni. Se il Marchese rappresenta una nobiltà in declino, una staticità fuori dal tempo, il Conte è esponente di una borghesia arricchita che strumentalizza il rinnovato potere economico. A loro si contrappone un terzo personaggio: il Cavaliere di Ripafratta, disprezzatore delle donne e contro ogni forma d’amore. Mirandolina, irritata dall’atteggiamento del Cavaliere e dal suo rifiuto di sublimarsi a lei, decide di metterlo alla prova: lo farà innamorare.

L’amore come conquista

Questo topos, dell’amore come conquista, attraversa plurime volte la storia letteraria e trova una formulazione estrema nel romanzo settecentesco Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos. Nel mondo libertino di Valmont e della marchesa de Merteuil, l’amore è guerra, strategia, affermazione di sé sull’altro: sedurre significa vincere e smascherare la debolezza altrui. Il sentimento è simulato, la parola è arma, l’identità dell’altro diventa rivendicazione di sé. Goldoni, tramite Mirandolina, ripresenta lo stesso immaginario, ma lo rielabora in chiave profondamente diversa. Se Valmont seduce per affermare il proprio potere, Mirandolina seduce per conservarlo, interrompendo il gioco prima che la conquista comporti una perdita di controllo.

La strategia di Mirandolina

Mirandolina non affronta il Cavaliere apertamente, ma mette in atto una strategia sottile: si presenta come una donna diversa dalle altre, dichiaratamente distante dall’amore e persino critica verso il mondo femminile, fino a costruire con lui una corrispondenza di mentalità. In questo gioco di rispecchiamenti, il Cavaliere finisce per riconoscere in Mirandolina un’immagine di sé e, proprio per questo, cede progressivamente. Ma è qui che la strategia della protagonista si arresta. Quando la conquista rischia di trasformarsi in altro, Mirandolina compie un passo indietro e interrompe il gioco. La scelta di sposare Fabrizio, figura di stabilità e continuità (in linea con la volontà del padre defunto), ristabilisce un equilibrio che riporta all’ordine, a un mos maiorum prestabilito.

Mirandolina, indipendenza dentro e fuori la scena

L’autonomia di Mirandolina risuona innanzitutto dentro il teatro: è un soggetto che sceglie e governa l’azione. La protagonista entra in scena come carattere, non come maschera, e la sua scaltrezza diventa motore drammaturgico. Questa autonomia non è urlata né ideologica, ma pratica e il suo modello risuona anche oltre il teatro. Ciononostante, la sua non è una libertà assoluta: si interrompe nel momento in cui si rischia di infrangere uno status quo vigente. Mirandolina, all’interno del contesto borghese, nasconde la propria consapevolezza al fine di proteggere un equilibrio preesistente; lei non spezza le regole, ma le usa a suo vantaggio. Mirandolina non riscrive il copione, lo naviga per averne le redini.

Francesca Garavalli
Francesca Garavallihttps://www.sistemacritico.it/
Laureata al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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