sabato, 22 Giugno 2024

Il tuo prossimo lavoro ancora non esiste

Un “nuovo” settore

Triplicate.

Potrebbero essere le catastrofi naturali legate al clima in Italia negli ultimi 10 anni, ma non di questo tratteremo oggi.

Potrebbe riguardare le diagnosi di morbillo in tutto il mondo, oltre 360 mila, ma qui non riguarderemo a questo argomento.

Potrebbe trattarsi delle spese in investimenti globali in ricerca e sviluppo (R&S) che hanno raggiunto i 2.400 miliardi di dollari, ma a questo ci arriveremo poi.

Sono, invece, le offerte di lavoro per posizioni nell’ambito digitale.

Sì perché, diversamente da come si sta organizzando oggi il Bel Paese, è proprio questa la direzione che riguarderà il futuro.

Con le dovute accortezze, in molti ambiti non è vero che manchi il lavoro: semplicemente si è spostato, è cambiata la richiesta, e la stragrande maggioranza dei lavoratori non ha le competenze per adeguarsi alla domanda del mercato.

Tralasciando opinioni etiche e politiche, strettamente personali, proviamo ad affrontare l’argomento sotto un profilo più oggettivo possibile.

Crescita di domanda esponenziale

Una delle conseguenze della maggiore diffusione del digitale è la crescita esponenziale della domanda di professionisti in questo settore. Secondo il rapporto “Skills for the Digital Transition” dell’OCSE, negli ultimi anni la domanda di lavoratori nel settore del digitale è aumentata vertiginosamente.
Tra le professioni digitali analizzate, quelle per cui la domanda è cresciuta di più, compaiono sviluppatori di software, programmatori, ingegneri, data scientist e data engineer. In Italia, il numero di annunci di lavoro per professionisti nel digitale tra il 2014 e il 2021 sono raddoppiati. Nel mondo sono triplicati.

In particolare, gli annunci di lavoro per data analyst in Italia sono aumentati del 75,6%, quelli per software developer e programmatori del 22,1%, quelli per tecnici ICT e tecnici di inserimento dati del 49,2% e quelli per professionisti di marketing e advertising del 119%.

Nuove frontiere di formazione

Una domanda così in crescita di tali professioni richiede un nuovo mix eterogeneo di hard e soft skills. A questo proposito, dai risultati emerge un grande bisogno di potenziare le competenze base e avanzate che sono alla base dello sviluppo e dell’utilizzo della maggior parte delle tecnologie digitali di oggi.
Secondo l’OCSE, è importante che nei prossimi anni i lavoratori che svolgono professioni “tradizionali” evolvano verso il digitale tramite percorsi di formazione appositi.
Ad esempio agenti di vendita o di pubblicità potrebbero riqualificarsi per diventare specialisti di marketing digitale, acquisendo una formazione nell’area dell’analisi web, del marketing online, dell’ottimizzazione dei motori di ricerca.

L’approccio al mondo del lavoro, allo studio e alla formazione dei primi anni 2000 è totalmente diverso da quello richiesto oggi. Si tratta di un cambiamento senza precedenti.

Purtroppo professori e altre figure che dovrebbero essere d’aiuto per indirizzare i giovani verso le nuove frontiere professionali, spesso neanche conoscono l’esistenza di questo problema o non saprebbero in che modo affrontarlo essendo loro i primi a non interessarsi alla questione o, peggio ancora, a ignorarla.

Istruzione, ricerca e sviluppo

Non c’è da avere timore se si hanno gli strumenti adeguati e qui una domanda sorge spontanea: la scuola e l’università, su molti aspetti rimaste legate alle modalità di insegnamento del secolo scorso, riusciranno ad accorgersi di questo deficit e proveranno a rimediare allineandosi con le tecniche e gli strumenti utilizzati nel resto d’Europa?

La ricerca e lo sviluppo, da cui nascono le imprese e la ricchezza e il benessere del Paese, saranno incentivate adeguatamente?

Nel mondo 9 università su 10 che investono maggiormente sull’Intelligenza Artificiale sono cinesi e la decima è statunitense (l’MIT di Boston).

Molti giovani stanno studiando per lavori che ancora non esistono e, per quanto assurdo possa sembrare, questa è una realtà assodata.

Il divenire del lavoro così repentino ha incidenze non da poco conto anche sul resto della vita. Basti pensare all’impatto sociale sulle relazioni, le comunità, la famiglia e all’impatto economico e di stile di vita come la casa, la stabilità, la sicurezza di un posto di lavoro garantito.

Con il tempo, diventerà sempre più impensabile rimanere fermi geograficamente: avere una casa di proprietà lascerà spazio all’affitto e le comunità saranno molto più fluide e dinamiche.

Regolamentazione: tecnologia e diritto

Un’altra domanda da porci è: le istituzioni e il diritto a che velocità si muovono?

È doveroso prendere coscienza che dopo un cambiamento è necessaria la regolamentazione e che questo processo richiede tempo ed equilibrio, ma com’è possibile conciliare due mondi che vanno a due velocità decisamente differenti?

Da un lato l’innovazione tecnologica è talmente veloce e i cambiamenti sono così repentini che la domanda è sempre abbondante rispetto all’offerta.

D’altro canto il diritto, per approccio dei giuristi e per ponderazione nelle valutazioni, è estremamente lento e costantemente obsoleto a tal punto da non riuscire a tenere il passo dell’innovazione tecnologica e quindi a non tutelare pienamente i diritti dei cittadini e a non far rispettare i necessari doveri.

Basti pensare che solo nel 2021, dopo anni di utilizzo dell’IA, la Commissione Europea si è mobilitata per una prima stesura dell’AI Act, ancora in fase di revisione.

L’UE si sta mostrando ancora una volta un’ancora di salvezza per l’Italia, che di IA praticamente non se ne interessa quasi come se evitare il problema lo risolvesse.

Da qui nasce la necessità di figure ibride tra il diritto e la tecnologia (come il DPO) che sappiano mediare tra mondi con approcci, tempi e linguaggi estremamente diversi.

Un mondo in cambiamento

Non sono frasi fatte. Il digitale è veramente il futuro ed è probabilmente l’ultima barca, che sta salpando, per salvare l’Italia dall’arretratezza in cui ci troviamo e farla sviluppare al passo con le altre potenze mondiali.

Non è retorica. Il mondo, e in particolare quello del lavoro, stanno cambiando ora eppure una cosa che non cambia è il nostro approccio a queste novità.

L’innovazione della tecnica ha sempre accompagnato l’uomo durante l’evoluzione della specie eppure oggi siamo restii e ci convinciamo di realtà inesistenti.

Ancora sproniamo i giovani a compiere scelte formative e di vita ad altissima incidenza lavorativa con lo stesso sguardo sul mondo di 20 anni fa senza renderci conto che, da come riportano numerosi studi, tra 5 anni ci saranno lavori mai esistiti prima e molti altri scompariranno.

Diversamente da quanto molti ritengono, l’innovazione tecnologica in un modo o nell’altro cambierà (e sta già cambiando) tutte gli ambiti professionali a oggi esistenti.

Insomma, oggi più che mai sostenere gli individui ad acquisire competenze digitali per avere spazio nel mercato del lavoro è una necessità da cui non possono che nascere nuove opportunità.

La scelta è molto semplice. O si decide di adeguarsi a un mondo in cambiamento come si è sempre fatto nella storia e con i giusti strumenti riuscire a vivere anche con nuovi valori e stili di vita, trovando un giusto equilibrio tra conservatorismo e progressismo, oppure si prova a fare opposizione ignorando il cambiamento per poi non essere pronti quando tutto questo diventerà insostenibile (più di quanto già oggi non lo sia).

A noi sta la scelta come individui e come collettività, ma una cosa è certa: la scelta va presa e anche in fretta.

Giovanni Domenicucci
Giovanni Domenicuccihttps://www.sistemacritico.it/
Non sopporto la montagna, non credo nei principi scout, non parlo mai di politica, non mi piace dibattere su questioni giuridiche e dico bugie. Studio giurisprudenza nella città che ritengo, a mani basse, stupenda: Trento.

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