giovedì, 25 Aprile 2024

Zanzara stories. Tutto il resto è noia.

Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, dagli studi di Viale Sarca in Milano al casello di Carisio. Breve fenomenologia de “La Zanzara”, una trasmissione radiofonica che a 18 anni dal suo esordio continua a rinnovarsi. Sempre nel nome dell’irriverenza.

Andiamo a Berlino, Beppe!

Se si pensa al 2006 la mente si trasferisce automaticamente in Germania. Il giorno era il 9 giugno. In quell’occasione la nazionale tedesca di calcio inaugurava uno storico mondiale, battendo il Costa Rica per 4 a 2. Iniziava il campionato del mondo che avrebbe portato al trionfo azzurro di Berlino. Un giorno probabilmente beneaugurante a livello di numerologia per quanto riguarda l’avvio di avventure iconiche. Esattamente cinque mesi prima, infatti, iniziava il suo viaggio un altro aereo, che alle soglie del 2024 non ha ancora smesso di volare per centinaia di migliaia di persone. Esso infatti ha rappresentato una vera e propria rivoluzione culturale o, per essere più precisi, radiofonica.

In via Monte Rosa 91 è situata la sede del famosissimo quotidiano economico il Sole24ore. Il palazzo è composto da molteplici piani ma è solo ad uno che alla fine del 2005 si presenta il direttore Giancarlo Santalmassi. Il luogo in questione è adibito nientemeno a quartier generale di Radio24, una delle frequenze radiofoniche più seguite in Italia per la serietà delle sue informazioni e dei suoi format, perlopiù economici. Come il seguitissimo Focus economia del vicedirettore Sebastiano Barisoni. Santalmassi però non incontra un luminare della teoria economica per discutere della legge di bilancio di quell’anno. Incontra un conduttore che ha già una lunga storia radiofonica alle spalle.

Il logo de “La Zanzara”

Origini zanzarose (o Zanzara-osè)

Il suo nome è Giuseppe Cruciani. Laureato in Scienze Politiche presso “La Sapienza” di Roma, è all’epoca già esperto di comunicazione e giornalismo avendo lavorato, tra le altre, per Radio Radicale, Il Tempo e il Foglio. Dal 2000 è assunto a Radio24, per la quale detiene la qualifica di inviato. A lui il direttore chiede di inventarsi da zero un nuovo programma di intrattenimento, lasciando libertà assoluta sulla gestione organizzativa. Cruciani, da sempre adepto della scuola radiofonica di Howard Stern, conduttore famoso in America per andare in onda sempre con gli occhiali da sole, non se lo fa ripetere due volte.

Inizia così il 9 giugno la prima puntata de La Zanzara. Il nome, come spiegherà poi lo stesso Cruciani, si ispira al titolo di un periodico studentesco del Liceo “Parini” di Milano. Chi fosse un amante delle coincidenze apprezzerà il fatto che nel 1966, anno di nascita dello stesso conduttore, il sopracitato giornale fosse stato al centro di uno scandalo per la pubblicazione di alcune oscenità nelle quali erano state coinvolte per delle interviste alcune studentesse minorenni.

Gli studenti del liceo “Parini” in aula per il processo al giornale “La Zanzara”

Quando sono al casello di Carisio voglio ridere

Pur ponendosi fin da subito l’obiettivo di essere una delle trasmissioni più scorrette del panorama radiofonico, all’inizio il contesto di irriverenza è mitigato dalle più classiche regole del gioco radiofonico: rispetto per gli ospiti in studio e linguaggio perlopiù scevro di volgarità e insulti.

Ciò che cambia totalmente la situazione e fa diventare La Zanzara un programma cult è la totale inversione di tendenza rispetto a questa prima impostazione, probabilmente anche per venire incontro all’esigenza di milioni di lavoratori che in quella fascia oraria sono di rientro a casa e necessitano di staccare dalle loro preoccupazioni. In pochi anni, infatti, torpiloquio e scontro feroce diventano la cifra stilistica di questa emissione, che riesce a portare a collegarsi ogni sera tra le 18:30 e le 20:45 quasi mezzo milione di ascoltatori di ogni età ed estrazione sociale e politica.

La zanzara dei conduttori e dei personaggi iconici

A ciò contribuisce anche l’escalation dei conduttori che vengono chiamati a fare la spalla di Cruciani. In pochi anni si passa dal quasi pacato Corrado Formigli al fumantino Luca Telese. Si arriva infine al vulcanico David Parenzo, che dal 2011 in poi non è più stato sostituito. Con questa strana coppia il programma trova il suo equilibrio, caratterizzandosi per le discussioni di argomento erotico (riservate all’ultima mezz’ora della trasmissione), le offese e le minacce, a volte anche tra gli stessi conduttori. A chi non conoscesse La Zanzara tutto ciò potrebbe apparire scandaloso. Ma è proprio su questa impronta che il programma costruisce un fascino magnetico per l’ascoltatore.

I due conduttori, Giuseppe Cruciani e David Parenzo

Iconici sicuramente sono alcuni degli ospiti fissi del programma, provenienti certamente dal mondo della politica e dell’imprenditoria (tra i più ricorrenti ricordiamo Daniele Capezzone e Stefano Bandecchi) ma soprattutto da caricature e influencer quantomeno bizzarri, come il Brasiliano, Filippo Champagne, Enzo Spatalino, Mauro da Mantova e molti altri. Iconica la definizione di questi personaggi che ha dato Luigi Manconi nel corso di una trasmissione su rete 4: “necrofili, coppie scambiste, neo-nazisti e vetero-nazisti. Erotomani, fascisti e comunisti reazionari, filoputiniani e antisemiti, satanisti e no vax infoiati. Pornografi e baciapile e camionisti truculenti, gente che parla con gli Ufo, con le viscere degli abbacchi, con lo Spirito Santo. Che profetizza terremoti e che evoca l’Apocalisse. Un qualcosa che cova nelle pieghe più oscure del nostro Paese”.

Italiani!

Negli ultimi 10 anni poi, la trasmissione si è specializzata negli scherzi telefonici, alcuni dei quali hanno sollevato un vero e proprio polverone mediatico. Come nel caso delle telefonate a Fabrizio Barca (che si giocò così il posto da ministro nell’allora esordiente governo Renzi), Valerio Onida (costretto a dimettersi dopo aver ammesso l’inutilità del suo ruolo istituzionale) e Antonio Razzi (che espresse delle simpatie piuttosto palesi per Benito Mussolini). Ineguagliato rimane lo scandalo che coinvolse la Barilla nel 2013. In quell’occasione il direttore di quell’azienda ammise davanti a Cruciani che non avrebbe mai prodotto uno spot con protagonista una famiglia gay.

Dal 2020, quando la pandemia ha costretto le persone a rimanere chiuse in casa per settimane intere, La Zanzara è riuscita ad avvicinarsi alle fasce di età più basse della popolazione, soprattutto ai giovani tra i 18 e i 30 anni. L’effetto, oscenità a parte, è stato sicuramente quello di avvicinare queste persone all’attualità politica e sociale del paese. Volendo parafrasare in maniera corretta la sigla del programma, tratta da un grandissimo successo di Franco Califano, tutto il resto è noia.

Matteo Moglia
Matteo Moglia
Di marca bellunese dal 1994, laureato in Lettere Classiche e Storia Antica all'Università degli studi di Padova. Professore di greco e latino, giornalista e speaker radiofonico, lavoro tra Belluno e Padova. Plasmato della storia e della scrittura, oscillo tra il mio carattere perfezionista ed il mio pensiero relativista (non a caso sono un grande fan del maestro Battiato). Appassionato di politica, liberale convinto.

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